Le improbabili alleanze
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Durante la 2a guerra mondiale vi furono due battaglie in cui reparti nemici si trovarono a combattere insieme In Val d'Aosta, a fine aprile 1945, partigiani delle Fiamme Verdi e artiglieri della R.S.I. si accordarono per contrastare l'avanzata di truppe francesi che puntavano a conquistare ampie zone di territorio italiano, come forma di ritorsione per l'attacco alla Francia del 1940. Analogamente, in Austria, il 5 maggio 1945, soldati americani e della Wermacht combatterono insieme contro le Waffen SS che volevano impadronirsi del castello di Itter, dov'erano rinchiusi prigionieri di alto profilo, tra cui due ex primi ministri francesi. |
Benoit Girod Quando fascisti e partigiani si allearono per difendere la Val d'Aosta contro i francesi Per contrastare l'avanzata delle truppe francesi che volevano invadere la Valle d'Aosta su ordine del generale Charles De Gaulle, il 28 aprile del 1945 un raggruppamento di artiglieria della Repubblica sociale italiana e una divisione partigiana vennero schierati uno accanto all'altra vicino al confine italo-francese nella Vagrisenche, Valle di Rhemes e a Pre-Saint-Didier. L'inedito episodio emerge da alcuni documenti conservati negli archivi del Servizio informazioni militari e ora utilizzati dallo storico aostano Andrea Désandré, ricercatore dell'istituto storico della resistenza e della società contemporanea in Valle d'Aosta, nel suo nuovo libro 'Sotto il segno del leone' (Musumeci editore). Quelle scritta da Desandré è una pagina nuova della liberazione, che sta già sollevando molte polemiche, e che squarcia anche il velo su alcune dinamiche sotterranee e controverse che caratterizzarono le ultime ore dell'occupazione nazista in questa zona delle Alpi. Iniziative diplomatiche, rimaste fino ad ora sotto traccia, che consentirono la liberazione della città di Aosta (avvenuta il 28 aprile e non il 25) con il ritiro dalla regione delle truppe nazifasciste senza spargimento di sangue ed evitando la distruzione degli impianti industriali e delle infrastrutture. Ciò fu reso possibile da una mediazione con gli occupanti tedeschi e le truppe fasciste (tra cui un "temibile e tenace" reparto di 700 paracadutisti della Folgore intenzionato a resistere ad oltranza) a cui lavorarono nuovamente i servizi segreti militari italiani e il vescovo di Aosta. L'esito: nel primissimo pomeriggio del 28 aprile i militari escono dalla città in "schieramento da parata, armi in pugno, passo cadenzato da un tonitruante 'Come folgore in cielo'" e successivamente, scrive Desandré, "la resistenza valdostana il cui epilogo è stato orchestrato da soggetti ad essa estranei e a cui si sono aggregati non pochi resistenti della ventiquattresima ora può finalmente fare il suo ingresso in scena". grazie a: Repubblica, 25 aprile 2025 |
Davide Bartoccini Itter, maggio 1945, quando tedeschi e americani diventarono alleati
I soldati della Wehrmacht che occupavano il paese, uomini fedeli all'esercito tedesco che aveva preceduto il Nazismo, decisero di rimanere al loro posto, e seguire ordini del maggiore Josef "Sepp" Gangl, ma di collaborare con la resistenza locale in cambio del loro favore quando sarebbero arrivati gli americani. Continuare la guerra in quella valle priva di alcun peso strategico sarebbe stato puro e inutile fanatismo. E uccidere i giovani austriaci che non si offrivano di combattere per Hitler, che nel frattempo era morto, un assassinio. Sembrano le premesse per una resa che non vuole ulteriori spargimenti di sangue. La libertà tanto attesa dai prigionieri era ad un soffio. Li attendeva lì, appena fuori l'imponente arco che da accesso alla fortezza, e ha assistito in silenzio, per ben due anni, alle passeggiate delle sentinelle armate, notte e giorno, dato che nessuno, o meglio, quasi nessuno, aveva mai tentato alcuna "grande fuga". Eppure non era così. Non era ancora finita. Come nelle pellicole cinematografiche più intense, spuntò un piccolo gruppo di insorti delle Waffen-SS, gli adepti di Hitler che avevano giurato al motto di "Il mio onore è la fedeltà". Facevano parte del 17ª SS-Panzergrenadier-Division “Götz von Berlichingen” e non volevano arrendersi per nessun motivo. Né intendevano concedere quartiere ai civili che espongono la bandiera bianca alle finestre in attesa degli alleati. Secondo le SS i prigionieri non avrebbero dovuto essere liberati, ma tenuti come ostaggi da rendere merce di scambio. E per renderlo possibile dovevano prendere il controllo della fortezza. I traditori invece, potevano essere giustiziati anche subito. grazie a: il Giornale, 22 novembre 2020 In realtà vi fu anche un secondo episodio che vide americani e tedeschi combattere insieme: la cosiddetta Operazione Cowboy |