Wladimiro Settimelli Gli eroi di Cefalonia |
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«Fuori
otto!», grida un ufficiale tedesco. Dal gruppo di soldati e
ufficiali italiani si alzano in dieci, venti. Per andare a morire.
Fu un massacro infame, la vergogna della «grande
Germania» nazista che riuscì a sterminare, in un paio di
giorni, 400 ufficiali e oltre 6.000 soldati in divisa,
colpevoli soltanto di non aver ceduto le armi ai tedeschi e di essersi
battuti in nome dell'Italia.
Popolazione
greca e partigiani, aiutano e nascondono i feriti e superstiti. A due
passi da Argostoli, la capitale, il capitano Pampaloni viene fucilato,
ma rimane vivo anche se ferito gravamente. Lo nascondono e Pampaloni tornerà
vivo in Italia. I tedeschi catturano il giovane che lo ha aiutato. È
Angelo Costandakis, figlio del pope di un villaggio vicino. Lo
portano sotto un olivo, lo fanno iìnginocchiare con le mani legate
e corrono a chiamare il prete per l'assistenza religiosa. ll prete è
il padre del giovane. Si accosta al figlio con l'ostia consacrata ma è
colto da un terribile tremore. Lo aiutano. Tuttì sentono il ragazzo
che dice: «Padre ti ricordi quando ho combattuto contro gli
italiani che invadevano il nostro paese? Ero soldato, sono stato un eroe
e mi hanno decorato. Ora mi impiccano per avere aiutato gli stessi italiani.
È strano, vero?» (da l'Unità 9 aprile 2005) vedi anche La
Divisione Acqui a Cefalonia. Settembre 1943 Totali dei caduti: 9.640 Ufficiali caduti in combattimento 65 Sottoposti ad esecuzione sommaria sul campo di battaglia 189 Fucilati a San Teodoro 136 Sottufficiali e soldati Caduti in combattimento 1.250 Sottoposti ad esecuzione sommaria sul campo di battaglia 5.000 Scomparsi in mare in seguito all’affondamento di tre navi 3.000 La divisione "Acqui"
sull'isola di Cefalonia contava circa 11.500 uomini. Tuttavia la reale efficacia operativa dell'unità era limitata: significative carenze negli organici, un dispiegamento finalizzato ad una difesa statica dell'isola, armamento spesso obsoleto, 'assenza di copertura aerea, pesante incidenza della malaria sulla truppa. Il rancio era insufficiente anche per le difficoltà di conservazione del cibo e la povertà delle isole. La presenza tedesca è inizialmente limitata al 966° reggimento
di granatieri da fortezza e da qualche altro reparto minore, per un totale
di circa 1.800 uomini al comando del ten. colonnello Barge. Tuttavia,
quando la crisi dopo il 15 settembre precipita, da Preveza vengono fatte
affluire sull'isola numerose unità della Ia divisione da montagna
"Edelweiss" e della 104a Divisione cacciatori, reparti di disciplina. 8 settembre 1943 Il generale Antonio Gandin, comandante della Divisione apprende dalla radio il comunicato di Badoglio: attende invano, quella notte e nei giorni immediatamente seguenti, ulteriori notizie. 9 settembre Iniziano trattative estenuanti: itedeschi chiedono la consegna delle armi nella piazza principale di Argostoli, promettendo l’evacuazione degli italiani. All’interno della Divisione scoppia la rivolta: gli italiani non si fidano dei tedeschi e propongono di consegnare le armi pesanti solo al momento dell’imbarco per l’Italia a garanzia dell’effettivo ritorno in patria. 11
settembre Ultimatum dei tedeschi: gli italiani devono
decidere se schierarsi contro, combattere a loro fianco, o consegnare
le armi. 13 settembre Mentre si tratta, gli italiani si accorgono di uno sbarco di due motozattere tedesche cariche di armi e munizioni e le attaccano: tre batterie italiane aprono il fuoco affondandone una e facendo cinque morti ed otto feriti.
(da La Divisione Acqui a Cefalonia. Settembre 1943, a cura di Giorgio Rochat e Marcello Venturi, Mursia) 13
settembre Nel pomeriggio, finalmente, arriva da Brindisi, dove
si era trasferito il Comando Italiano, un radiomessaggio che diceva di
considerare i tedeschi come nemici. Il messaggio spedito a Corfù
il giorno 11 solo il 13 viene conosciuto a Cefalonia e questo sarà
determinante per la vicenda. 14
settembre Nelle prime ore del giorno giunge al Comando Divisione
il risultato del referendum del Generale Gandin: combattere. In quest’ultima notte di quiete è come se la Acqui si caricasse sulle spalle le pene ele paure dell’Italia intera: tutto consiglierebbe di abbassare il capo, invece gli undicimilasettecento italiani pronunciano un “no” che diventa il primo mattone della rinascita. Pochissimi di loro la vedranno. 15
settembre Iniziano i combattimenti e in una prima fase gli italiani
hanno ragione delle forze tedesche che fronteggiano efficacemente, facendo
anche numerosi prigionieri.
Comunque in una prima fase gli italiani riescono ad impedire lo sbarco nelle vicinanze di Argostoli di rinforzi per il "gruppo Fauth", un reparto tedesco pericolosamente incuneato nello schieramento italiano ma al tempo stesso isolato dal grosso delle truppe tedesche nell'isola; anzi, il fallimento degli sbarchi permette la sconfitta e la cattura di ben 450 uomini del reparto, più alcuni semoventi; ma il 17 il 18 il 19 tutti i tentativi da parte italiana di riconquistare la posizione-chiave di Karkadata falliscono provocando per di più gravi perdite. Arrivano altri battaglioni della divisione "Edelweiss" e della 104a cacciatori. I bombardamenti aerei a sostegno degli attaccanti sono troppo violenti per poter organizzare una efficace linea difensiva. Durante i combattimenti cadono 1.300 uomini sopraffatti dalla forza aerea tedesca. Il Comando militare italiano di Brindisi e gli alleati angloamericani non portano alcun aiuto. Gli inglesi addirittura bloccano due navi italiane partite da Brindisi per il soccorso. 18 settembre . Alle 11 il generale di divisione Foertsch telefona al Comando del Gruppo Armate e preannuncia una nuova ordinanza del Führer. L’ordine è: “Non fare prigionieri tra gli italiani a causa del comportamento improntato al tradimento e alla perfidia tenuto dal presidio di Cefalonia.” Il grosso delle esecuzioni viene eseguito sui luoghi di battaglia appena i gruppi di soldati italiani si arrendono. Testimonianza di Marco Crolli, marconista di Brescia: "La sera del 21 settembre avemmo la sensazione che la situazione stesse precipitando.La mattina del 22 all’alba decidemmo di renderci conto della realtà. Giunti nelle vicinanze della carrozzabile udimmo il crepitio di raffiche di mitra e delle grida. Ci avvicinammo ancora di più e assistemmo ad uno spettacolo terrificante. Soldati nostri che correvano avanti e indietro e che si buttavano a mare per ripararsi tra gli scogli, stretti tra due pattuglie di Gebirgsiager che, sparando a raffica, li stendevano a terra nella polvere e nel sangue. I nostri gridavano con le mani alzate: no! no! Come a dire: non vedete che ci arrendiamo? Noi restammo impietriti e cercammo un nascondiglio…" 22 settembre Esaurite le munizioni, interrotte le comunicazioni, annientati tutti i reparti, il Generale Gandin si vede costretto a chiedere di trattare la resa che è stipulata e concessa senza condizioni. Dopo due giorni dalla fine dei combattimenti, a freddo tra il 24 e il 28 settembre vengono passati per le armi 193 ufficiali e 17 militari di truppa. Testimonianza di Arturo Loranti sottotenente di complemento: "Ci portarono verso la periferia di Argostoli, in una località chiamata “casetta rossa”, Appena entrati ci venne incontro il cappellano Don Romualdo Formato che ci disse: ”Cari ragazzi, è la fine.” I tedeschi ci insultavano continuamente: Verrater (traditori) e ci invitavano ad uscire 4, 8, 12 alla volta salendo su nostre autocarrette che ci portavano al posto di esecuzione… Il plotone di esecuzione era formato da una squadra di 24 soldati tedeschi, dei quali 9 a turno eseguivano la fucilazione di 4 ufficiali alla volta, poi il sottufficiale tedesco passava a dare il colpo di grazia. Noi sentivamo intanto le scariche che uccidevano i nostri…" "Con
esecuzioni di massa dal giorno 20 vengono uccisi più di 5.300 tra
ufficiali, sottufficiali ed uomini di truppa; è vietato seppellire
i cadaveri, che sono bruciati o fatti scomparire in mare. 3.000 superstiti
muoiono in mare dentro le stive di navi saltate sulle mine mentre sono
condotti ai luoghi di prigionia. La Wermacht spara sui naufraghi. I superstiti vengono avviati ai campi di concentramento in Germania. Circa 1.000 uomini rimangono sull’isola come servi dei tedeschi. Novembre
1944 Fra i soldati rimasti sull’isola nasce il “Raggruppamento
Banditi Acqui” per organizzare la guerriglia, insieme ai
partigiani greci. Su questa vicenda esistono naturalmente molte opinioni: di alcune, di stampo fascista, non conviene nemmeno dare notizia, altre, invece, seppur molto discutibili, sono comunque da esaminare; si veda, ad esempio: http://www.ilcampanile.it/acqui.html |