Ho sempre provato una certa simpatia per la Carnia, zona marginale che,
come Asiago, è terra di Galli e di galli cedroni, con un suo idioma,
una cultura determinata dalle dure condizioni di vita, che accomunano
tanta parte del territorio montano e le comuni traversie di due guerre
devastanti. È con questo spirito, per questo legame ideale che
con favore saluto questa iniziativa storico culturale in Ampezzo, capitale
della Repubblica Libera della Carnia ed un invito: Resistere!
Resistere! Resistere!
La Carnia, dopo l'8 settembre '43, veniva incorporata nell'Adriatisches
Küstenland al governo del quale vi era un Gauleiter con tutti i poteri. Alla nazista. Tra l'inverno e la primavera il movimento
partigiano si rinforzava e si estendeva e nel mese di giugno dava inizio
a liberare i paesi da fascisti e nazisti, che furono costretti a rinchiudersi
a Tolmezzo e nei centri del Pedemonte. Così alla fine del luglio
'44 la Carnia e le tre valli del Friuli occidentale divennero Zona
libera. Aveva un'estensione di 2.580 kmq e una popolazione di
circa 90.000 abitanti; 38 erano i comuni liberati e 7 parzialmente.
Fu, questa della Carnia, la prima terra italiana, veramente libera
e democratica dopo il ventennio fascista. Il 26 settembre venne
costituito il Governo della Zona Libera della Carnia e del Friuli; aveva
facoltà di legiferare e di operare in autonomia dai comandi partigiani.
Ma una situazione del genere non poteva certamente essere tollerata in
un territorio che avrebbe dovuto far parte del Grande Reich,
così i Comandi superiori, dopo aver preso contatto con il Gauleiter
Rainer, decisero di trasformare la Carnia in Cosacchia,
trasferendo qui un'Armata cosacca e promettendo una patria a questi illusi
che provenivano dai lontani territori dell'Est. Così facendo risolvevano
tre problemi: eliminare i partigiani, collocare in qualche modo questi
scomodi reparti e rendere più sicure le comunicazioni con l'Austria
attraverso i passi alpini.
Incominciarono ad arrivare alla fine d'agosto. Tra l'8 e il 15 ottobre
si mise in atto l'Operazione Waldläufer: reparti di SS e
di fascisti, corpi speciali della Wehrmacht con un imponente
appoggio di cosacchi, invasero le vallate penetrandole dalla base e circondandole
dall'alto con estrema violenza e decisione, riprendendo così il
controllo della Zona Libera.
Nel corso dell'invasione (battaglie e rastrellamenti durarono fino al
20 dicembre) caddero più di 300 partigiani, il numero dei civili
uccisi o deportati fu ancora maggiore; innumerevoli furono i casi di violenza:
donne oltraggiate, le case incendiate, profanate le chiese, incendiati
i fienili e le malghe, saccheggiati interi villaggi, razziati gli animali
da stalla e da cortile.
Dopo questa operazione i reparti caucasici e cosacchi si installarono
nella Carnia dando inizio ad un'occupazione che durerà fino alla
fine della guerra. I caucasici occuparono la parte più alta: dalla
Val Pesarina al Canale d'Incaroio; i cosacchi la parte più bassa,
la Valle del Tagliamento fino all'Aupa.
Presero possesso con le loro famiglie, carriaggi, cavalli. Ogni Atamano
si fece re di un villaggio. I paesi più discosti su per le montagne
furono occupati solo da soldati; in quelli di fondo valle, ricchi di pascoli
e foraggi, si alloggiarono militari con tutti i servizi da "campo".
Alla fine dell'inverno si calcolano in 40.000 questi occupanti.
Ma su tutto e tutti i nazisti esercitavano il loro controllo.
I cosacchi erano cristiani ortodossi, i caucasici musulmani e tra le Alpi
Carniche portarono i loro costumi. Conservarono anche i nomi di guerra
che una lunga tradizione aveva assegnato ai loro Reggimenrti: del Don,
del Kuban, di Terek - Stavropol; avevano le stani e le stanike,
centurie, cadetti, i cori, gli stati maggiori, le bande militari, ospedali
da campo, le infermiere, i popi e tanti generali tra i quali
spiccava il Principe Sultan - Girej Klve comandante della Dikaja Divizija,
la "divisione selvaggia". Avevano anche una loro stampa periodica.
Per tutti i camici fu un inverno molto lungo e duro quello di sessant'anni
fa. I giovani delle classi di leva erano quasi tutti caduti sulle montagne
della Grecia e dell'Albania, nelle steppe della Russia con i battaglioni
della Julia; i pochi uomini validi tribolavano in piccoli gruppi partigiani
tra le montagne più impervie delle Alpi; i ragazzini poco più
che scolari erano costretti a lavorare per la Todt.
I reggimenti degli occupanti avevano bisogno di molto fieno per foraggiare
i tanti cavalli, oltre 6.000 e a questo provvedevano sequestrando e rubando,
così che era diventato drammatico poter alimentare le poche vacche
rimaste nelle stalle al fine di avere un po' di latte per i bambini ed
i vecchi.
Il 12 febbraio 1945 arrivò in Carnia il generale zarista Krasnov,
già nell'Armata bianca in esilio a Parigi. Venne in grande uniforme
con tutte le decorazioni sul petto ed una leggendaria sciabola per prendere
il comando di tutte le forze e marciare alla loro testa per la riconquista
della Russia degli zar...
Negli
ultimi giorni d'aprile e nei primi giorni di maggio, con l'avvicinarsi
della disfatta del Terzo Reich i caucasici prima, i cosacchi
dopo partirono dalla Carnia lasciando alle loro spalle una terra desolata
e insanguinata. Anche tra loro vi furono scontri: alcuni, più tra
i georgiani, avevano deciso di entrare nella Resistenza, altri di restare
in Carnia; un battaglione russo, formato da prigionieri fuggiti dai campi
di concentramento, operava con i partigiani già dal '44. Ma il
grosso, sotto l'incalzare degli avvenimenti giunse in Austria sperando
di essere accolti come alleati. Invece furono internati in un Lager nei
pressi di Lienz dove rimasero sotto il controllo degli inglesi. Con un
inganno gli ufficiali furono tradotti nel carcere di Spittal per essere
consegnati ai sovietici. I generali furono processati e condannati a morte
per tradimento, gli altri deportati in Siberia. Nel tentativo di fuga,
alcuni furono uccisi dalle sentinelle, altri annegarono nelle acque della
Drava. È pura fantasia quello che dopo si scrisse, che si annegarono
in massa nel fiume piuttosto che ritornare in URSS.
In quel tempo avevo 24 anni, scendevo a piedi dalla Carnia per ritornare
a casa, finalmente, dopo venti mesi di lager. Incontrai quelli che scappavano
verso l'Austria, i partigiani che li inseguivano, le case bruciate che
ancora fumavano. Ma ero vuoto, insensibile, con l'istinto dell'animale
selvatico che cerca solo la sua tana per leccarsi le ferite.
Asiago
1.7.2004
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