Gino Dorigo *

La memoria indispensabile dei guerriglieri di 60 anni fa


Molte pagine della storia recente del movimento operaio friulano si sono intrecciate con la Resistenza. In Friuli la lotta antifascista ha radici profonde: in tanti si opposero al regime che (di fatto) prese corpo il 3 gennaio 1925. Ovvero, quando Mussolini pronunciò alla Camera il discorso che segnò il passaggio alla dittatura.
Nella primavera del 1924, le violenze squadristiche avevano accompagnato e falsato le elezioni. Due anni dopo entrerà in funzione il Tribunale speciale fascista che, fino al 1943, lavorerà incessantemente.
Anche dalle nostre parti.
Lo provano non solo le condanne dei friulani più conosciuti (come Scoccimarro, Buzzi, Assaloni, Clocchiatti, ecc.) ma anche i lunghi elenchi dei meno noti. Come, per esempio, quelli condannati con sentenza n° 11 del 6/4/1934 (Organizzazione comunista friulana attiva dal 1932-33. Reato di costituzione del Pcd'I, appartenenza allo stesso e propaganda) e successive sentenze n° 15 dell'11/4/1934 (secondo gruppo di comunisti friulani), sentenza n° 17 dell''11/4/1934 (terzo gruppo di comunisti friulani), sentenza n° 18 del 14/4/1934 (quarto gruppo di comunisti friulani) e sentenza n° 29 del 12/6/1934 (quinto gruppo di comunisti friulani). Dalle liste, balza in evidenza il fatto che, su un totale di 134 persone (a parte chi viene qualificato solo come "latitante") e a parte un geometra di Feletto e un disegnatore di Cividale, gli altri sono qualificati come operaio metallurgico di Udine, agricoltore di Remanzacco, bracciante di Corno di Rosazzo, muratore di Castelnuovo, seggiolaio di Manzano, fabbro di Tolmezzo, meccanico di Trivignano, scalpellino di Spilimbergo, fornaio di Pradamano, arrotino di Sequals, manovale di Udine, commesso di Mortegliano, battirame di Tavagnacco, cappellaio di Cividale, autista di Tricesimo, calzolaio di Santa Maria Ia Longa, falegname di Udine, fabbro di Pradamano, barbiere di Cividale, bracciante di Muzzana e via discorrendo.
Nella totalità (poiché anche i geometri e i didegnatori ne fanno parte) questi antifascisti appartenevano al "popolo lavoratore".
E così sarà anche negli altri anni. Con buona pace di coloro ai quali dà molto fastidio la presenza nell'antifascismo e nella Resistenza della componente popolare e marxista.
Non c'è da meravigliarsi, quindi, se gli storici classificano come prima formazione partigiana in assoluto "il Distaccamento Garibaldi" (formato sul Collio Goriziano da perseguitati politici) che, sin dal marzo 1943, cominciò a operare tra il Cividalese e il Carso.

Ed ecco perché, più tardi, le formazioni partigiane che opereranno in Friuli e in Carnia registreranno nelle loro file il numero più grande di operai e di contadini.
La medaglia d'oro al valor militare - con annesso soprassoldo di 1.500 lire annue (decreto in data 14 giugno 1947) - concessa dal presidente del Consiglio dei ministri al Friuli e, per esso, alla città di Udine, va ascritta anche al merito e all'onore di queste persone che concorsero alla ricostruzione democratica del Friuli e dell'Italia.
Nella CGIL ho avuto modo di conoscere parecchi operai che furono partigiani. Si trattava di donne e uomini sempre restii a mettersi in mostra e che, pur se costretti dalla loro lotta a misurarsi ogni giorno con la prospettiva della morte, non amavano raccontarla.
Non ne parlavano mai, nemmeno quando si trattava di quella del loro nemico.
Adesso, molti di questi guerriglieri di sessant'anni fa non ci sono più e rimane solo la loro memoria. Ebbene, dal momento che la memoria è indispensabile per rinforzare l'identità, anche la storia dei partigiani friulani va assunta come veicolo culturale per viaggiare dal passato al presente dell'identità friulana. E per viaggiare soprattutto verso il suo futuro.
Perché il fascismo non è semplicemente un lontano residuo della storia, morto e sepolto. No, purtroppo, è anche una mentalità politica del presente: come quando si offende la Resistenza (pretendendo grottesche e strumentali riabilitazioni) per mettere sullo stesso piano chi concorse legittimamente alla ricostruzione democratica del Friuli e dell'Italia e chi, invece, andò in senso contrario.

* Segretario SPI CGIL Udine