
1 - Luint e la profuganza
2 - Gli anni universitari: Padova e Firenze
3 - Il ritorno in Carnia.
L'esperienza della Pro Camia: l'analisi del problema igienico-sanitari
4 - Val Pesarina 1928 - 1943: tra famiglia, lavoro e ideali politici
5 - Luglio '43 - luglio '44: un anno da partigiano. Organizzazione, lotta armata ed
idee per il futuro
6 - ll dibattito sulla morte
7 - La memoria di Aulo Magrini
1. Luint e la profuganza
Lasciata la strada statale che da Comeglians porta ad Ovaro e attraversato il
Degano, percorrendo una stretta strada di montagna affiancata ai suoi lati da
verdi prati d'ampio respiro, si arriva a Luint d'Ovaro. Piccola frazione di una
quarantina di case che danno l'una sull'altra. Fra queste si distingue per l'insolita
mole la grande casa Lupieri-Magrini, un'ottocentesca abitazione padronale
alpina dall'architettura semplice e dalla nobiltà degli esterni, in posizione
dominante sulla valle e con un'ampia corte antistante. I Lupieri-Magrini sono un
casato di origini trecentesche, benestante grazie alle rendite ricavate dai
possedimenti in Carnia, Friuli e a San Vincenti in Istria, e grazie all'indirizzo
conferitogli da un suo insigne membro, Gian Battista Lupieri, 1 di professione medica, di impegno sociale e politico, di molteplici interessi culturali, nonché di
sentiti ideali patriottici e antiaustriaci.
É qui che il 25 settembre 1902 nasce Aulo Luincio Magrini, ultimo dei quattro figli
di Arturo e Lucrezia Zanier. I primi anni di vita Aulo li trascorre dunque nella grande
casa di Luint, con i genitori, i fratelli maggiori Eugenia, Ermanno e Aurelia 2 e la
nonna paterna, Eugenia; che muore all'età di 86 anni nel 1912.
Il dottor Arturo, già medico condotto a Forni Avoltri e Rigolato, in questi anni libero
professionista, è un liberale di vecchia data. Oltre che all'attività professionale, è
dedito anche all'ambito politico: non solo a livello locale, dove presta particolare
attenzione allo sviluppo agricolo della Carnia, fondando la latteria sociale di Luint,
partecipando al dibattito sul cooperativismo, ma diventando anche consigliere
provinciale e candidandosi, poi senza successo, al parlamento. Uomo molto
colto, fin da ragazzo aveva trovato nel nonno Lupieri un punto di riferimento non
solo affettivo, ma anche di emulazione nell'impegno sociale e nella vita politica. 3
Severo nelle vesti di genitore, Arturo rappresenta a livello familiare una importante
memoria del secolo ormai terminato. Forte era nella casa di Luint il ricordo della
figura del nonno Gio Batta Lupieri, importante medico e intellettuale, come già
abbiamo ricordato, o anche del padre, Antonio Magrini ( 1817-1889) medico e
musicista; della loro attività medica e intellettuale, della loro partecipazione alla
causa dell'unità nazionale. Un ricordo particolare veniva anche riservato al
fratello Giulio, che studente universitario si era arruolato volontario (sull'orma dello
zio Giulio Cesare Lupieri anch'egli arruolatosi volontario nel 1848, all'insaputa della
famiglia, nell'esercito di Pepe per morire poi in combattimento a Marghera)
nell'esercito regio nel 1866 per morirvi di tifo. Il dottor Arturo rappresenta dunque
la memoria vivente; attraverso racconti e resoconti trasmette ai figli l'atmosfera
della casa di Luint, i valori che ne sono alla base, la fede di unità nazionale e
indipendentista; l'amore per la tradizione medica, una particolare attenzione per
la precaria condizione della popolazione e un'inclinazione agli interessi
intellettuali e culturali, nonostante la lontananza e l'isolamento di un paesino
quale Luint rispetto ai centri urbani.
La madre Lucrezia, invece, originaria di Rigolato, tradizionale donna carnica
dedita alla famiglia e al lavoro, è colei che materialmente gestisce la piccola
azienda agricola di famiglia e che trasmette ai figli, assieme alla nonna Eugenia,
una cultura popolare.
Italo Guidetti, amico di Magrini fin da ragazzo, ricordandolo
a tre anni dalla morte accenna, anche se retoricamente, alla madre, che: "crebbe Aulo e gli altri figlioli ad una scuola concreta di operosità di rudezza
parsimoniosa...: soprattutto nel dedicarsi e compiacersi - nonostante la sua
agiatezza - dei lavori agresti più umili e faticosi, insegnando con ciò la santità del
lavoro..." È questa dunque l'atmosfera nella quale cresce Aulo: una grande
casa di montagna, che nonostante l'isolamento geografico, partecipa
attivamente alla discussione politica, a svariati interessi culturali, si preoccupa
dello sviluppo economico e del miglioramento sanitario della regione carnica.
Accanto a questo però c'è anche la trasmissione di una cultura diversa, forse più
spicciola, ma ugualmente importante, quella popolare.
Nel 1914 Aulo si iscrive al Liceo
Classico Jacopo Stellini di Udine
4, che frequenta fino alla
seconda liceo. Scoppia nel
frattempo la prima guerra
mondiale, che vede la stessa
Udine diventare capitale di
guerra. Questo conflitto sarà per
la famiglia Magrini un penoso
calvario. Nel 1916, infatti,
Ermanno, il secondogenito,
arruolatosi volontario nel regio
esercito, dopo un breve corso
per ufficiali, viene inviato con il
battaglione Tolmezzo al fronte,
sul Pal Piccolo, dove muore in
combattimento a fine marzo. 5
Ma ancora più gravi disgrazie
dovranno toccare la famiglia
Magrini. Dopo due anni e mezzo
di guerra, il 24 ottobre 1917 con
la disfatta di Caporetto, con una
linea del fronte arretrata di 130
chilometri, l'ltalia perde di lì a
poco 308 comuni che sono
occupati dagli eserciti centrali.
Di fronte a questa disfatta, alla
minaccia di ritornare ancora una
volta sotto una dominazione
straniera, unica soluzione appare
l'esodo. Un esodo di massa che coinvolge oltre 600.000 civili delle province del
Friuli e del Veneto. E così, anche "al centro della Carnia, a Tolmezzo e in altri
piccoli comuni limitrofi, le notizie della rotta militare arrivano con i primi profughi
provenienti dalla zona del vecchio confine". E queste notizie danno avvio ad una
ritirata caotica, disordinata, frettolosa; una ritirata doppia, non solo dell'esercito
vero e proprio, ma anche di un altro "esercito", quello di migliaia e migliaia di
civili; una fuga parallela, una fuga da una guerra che non era più solo militare,
ma che ora assumeva anche un aspetto civile, inaspettato. Tanti drammi ad un
tempo circoscritti e collettivi che entravano e si sommavano al dramma più
ampio della guerra. 6 Queste parole di Daniele Ceschin riflettono con particolare
coincidenza la situazione dei Magrini.
Il 29 ottobre, giunta la notizia della disfatta, la famiglia decide di lasciare le
proprie terre per rifugiarsi dalla paura dell'imminente arrivo "dei barbari". Partono
su un carro da Luint il dottor Arturo, la moglie Lucrezia e Aurelia. Eugenia, la primogenita, resta, invece, a casa, "fra i suoi compaesani per assisterli e rincuorarli
in quest'ora tragica". 7 Su quel carro manca anche Aulo. Questi, iscrittosi alla
seconda liceo allo Stellini a Udine, frequenta regolarmente le lezioni fino al 26
ottobre giorno in cui queste vengono sospese. 8 La famiglia non ha. modo di
comunicare col figlio né di conoscerne il destino. In una condizione climatica
molto dura, i Magrini a tratti in carro a tratti in treno attraversano il passo della
Mauria per arrivare fino a Belluno e dirigersi quindi a Bologna. Accidentalmente il
dottor Arturo a Padova si separa dalla restante famiglia: cosa che darà vita ad
un'odissea in cerca della moglie e della figlia. Il ricongiungimento avviene ad
Imola il 7 novembre: "Ho ricucito finalmente la mia famiglia!" esclama sollevato
Arturo nel suo diario. Aulo verosimilmente, lasciata Udine assieme ad altri studenti
ed al preside del liceo eseguito un percorso diverso che lo porta in Brianza, 9 giunge in Emilia Romagna. La famiglia ricomposta si stabilisce quindi ad Imola,
dove il dottor Arturo lavora come medico all'ospedale militare e si impegna
nell'opera di assistenza dei profughi: Eugenia, raggiunti i familiari, riparte
nuovamente come volontaria crocerossina. Aulo invece riprende le lezioni presso
il liceo classico Torricelli di Faenza, dove risulta abitare in via Forlì. Frequenta
dunque la seconda e la terza liceo, diplomandosi con buon profitto nel 1919. 10
Durante l'occupazione, i Magrini subiscono pesanti perdite materiali: la casa di
Luint viene saccheggiata, gli animali requisiti, l'officina idroelettrica, la segheria e i
mulini, di cui erano comproprietari, vengono distrutti. Ma il dramma della guerra è
ancora peggiore. Eugenia, la secondogenita, muore a soli 23 anni a metà
novembre del 1918 ad Imola "per male (la spagnola) contratto in servizio", di
volontaria crocerossina. 11
"Le orde degli austriaci, dei bosniaci, degli ungheresi e dei germanici hanno
saccheggiate e devastate completamente le case dei profughi: hanno spogliato
quelle dei rimasti fino ai più umili oggetti di biancheria personale: hanno
depredato il bestiame: hanno sfruttato vandalicamente i boschi iniziandone e
preparandone l'inverno imminente il taglio raso completo: hanno asportato
macchinari, attrezzi, metalli: hanno compiuto con sistematica e selvaggia
depredazione la brutale rapina dei sacri bronzi [...] E non basta. La gente valida è
stata internata: donne fanciulli e vecchi sono stati costretti a trascinarsi per
centinaia di chilometri. Dopo gli orrori della fuga sotto l'uragano e la mitraglia,
dopo la dispersione incredibile e la coartazione poliziesca, dopo gli stenti di un
anno con un sussidio che appena permette loro di non morire, dopo il flagello
dell'epidemia che ha fatto strage delle accolte di quei poveri corpi debilitati, si
sono aggiunte le privazioni sempre maggiori per vertiginoso rincaro dei viveri, si è
aggiunta ora la certezza delle devastazioni che li attendono, e sopraggiungono i
rigori dell'inverno senza che per la maggioranza di essi nessun provvedimento
intervenga a coprire le loro membra seminude. [...] lo faccio appello al cuore
dell'onorevole Orlando. Faccia, onorevole Orlando, che le provvidenze del
Governo in questo ultimo periodo d'esilio siano larghe; faccia che un'oculata
liberalità possa far dimenticare il passato... Ed accelerate, in modo ordinato ma
rapido, il rimpatrio dei profughi." 12 Così si esprime l'onorevole carnico Michele
Gortani alla camera dei deputati nella tornata del 27 novembre 1918; e così,
anche se accentuato dal tono retorico del deputato, è lo scenario della Carnia.
Distruzione, fame, drammatico isolamento dettato dall'interruzione delle vie di
transito, totale disoccupazione, necessità di "restaurare l'ordine in tutti i comuni,
far sentire ovunque e rigidamente l'impero della legge" come denuncia il
prefetto di Udine in una relazione del dicembre del 1918, e affrontare il problema,
forse quello più scottante, agrario. 13
Così si trova anche la famiglia Magrini alla
fine della prima guerra mondiale. Dopo più di un anno di profuganza, rientra
dopo un estenuante viaggio a Luint con il dramma di aver perso due giovani figli;
il traumatico impatto con la realtà di un Friuli devastato, inoltre si somma alla
pesante presa d'atto delle condizioni della proprietà. La casa saccheggiata, gli
averi dispersi, gli animali requisiti, le fabbriche di cui erano comproprietari distrutte.
Difficile è riprendere nuovamente la vita, anche perche i tanto richiesti
risarcimenti stenteranno sempre ad arrivare. E, infatti, I'on. Girardini, Alto
Commissario per i profughi, il 3 novembre 1918 firma le sue dimissioni e le indirizza
al Primo Ministro Orlando con una motivazione: "Da un anno uomini politici,
studiosi, giornali, congressi, associazioni, chiedono la legge sul risarcimento dei
danni e non l'hanno ancora ottenuta...". Tale ritardo proseguirà se alla fine del
1919, a quasi un anno dalla fine della guerra, gli unici provvedimenti adottati dal
Governo Orlando a favore delle terre occupate sono l'istituzione del Ministero
delle Terre Liberate e la corresponsione dei sussidi ai profughi e alle famiglie dei
militari. Sussidi che saranno comunque lenti e stenteranno ad arrivare a Luint, se a
fine 1921 lo stato di famiglia rilasciato dal comune di Ovaro, che Aulo Magrini
allega alla domanda di esenzione dalle tasse, recita: "...E per nulla ancora la
famiglia Magrini fu risarcita" 14, e se ancora nel gennaio del 1923 il dottor Arturo in
una lettera indirizzata al Rettore dell'università patavina scrive: "...avendo subiti
enormi danni dalla guerra, senza essere ancora momentaneamente risarcito..." 15
2 - Gli anni universitari: Padova e Firenze
Nel frattempo, il 1° novembre 1919 Aulo Magrini si immatricola all'università di
Padova, alla facoltà di Medicina e Chirurgia, seguendo una tradizione familiare
ormai secolare. Frequenta le lezioni universitarie con regolarità, sostiene gli esami
con ottimo profitto 16 e viene annualmente dispensato dalle tasse non solo per
merito, e per il primo anno accademico anche in "qualità di profugo" 17, ma
anche per la condizione economica in cui versa la
famiglia. Lo stato di famiglia che Aulo allega alle annuali
domande di dispensa dalle tasse, infatti, parlano di una
famiglia che se "prima della guerra si trovava in relativa
agiatezza, ora incontra ristrettezze economiche". Dei
quattro membri rimasti, solo il padre Arturo, ormai alla
soglia dei settanta anni, svolge un'attività lavorativa,
quella di medico, dalla quale ricava "qualche piccolo
guadagno in un paesello alpestre, con altri due medici
più giovani"; con la casa saccheggiata, gli animali
requisiti, i mulini e le officine distrutte e il ricavo di irrisori
redditi dalla piccola proprietà fondiaria, per il forte costo
della mano d'opera e per la mancanza di fertilizzanti. E
queste condizioni di anno in anno sembrano aggravarsi
se Aulo, nella domanda di dispensa delle tasse dell'8
novembre 1922 scrive: "perdurando - forse più disagiate
- le condizioni economiche degli anni scorsi..."
Alla fine del 1922, ufficialmente in data 10 febbraio 1923,
Aulo, pur essendosi già iscritto al quarto anno, lascia, su
pressione del padre, l'ambiente padovano per trasferirsi all'università di Firenze. Il motivo del trasferimento è da
ricercare in alcune amicizie con risvolti politici, che alpadre Arturo sembrano poco ortodosse. Aulo, infatti, già
a Faenza sembra essersi avvicinato, dopo un primo
contatto con il Comitato Giovanile di Propaganda Repubblicana, alle idee
bolsceviche. È del 1919 una nota del dottor Arturo in un pro memoria sulle date
nefaste della sua vita che dice con riferimento al figlio: "1919 - Bolscevismo in casa
dall'ottobre 1917" 18. A Padova Aulo sembra approfondire questa convinzione
ideologica, suscitando una rigida contrarietà del padre, liberale di vecchia data,
ostile sia al fascismo che al bolscevismo. Ciò che determina la decisione dello
spostamento, è l'incidente in cui Aulo rimane coinvolto durante una
manifestazione studentesca antifascista, ferendosi ad un polso. Segnalato quale
elemento pericoloso, il Magrini si rifugia per qualche giorno a Luint, temendo
l'intervento delle Guardie regie, 19 quindi chiede il trasferimento. Incuriosisce a tale
proposito la richiesta avanzata dal rettore dell'università di Padova di maggiori
chiarimenti circa le motivazioni del trasferimento. A questa Aulo, già a Firenze, in
data 20 gennaio 1923, risponde: "...il sottoscritto non può che confermare in via
assoluta le ragioni già accennate nella domanda: le sue condizioni familiari fanno
sì che data la notevole convenienza di vita di Firenze rispetto a Padova egli
debba per evidenti necessità economiche scegliere per sua residenza di studi
Firenze per I'economia che gli è dato così di poter realizzare. Si permette di far
notare che il fatto di aver egli chiesto e goduto negli anni antecedenti l'esenzione
totale dalle tasse depone a favore di quanto afferma quanto al suo stato di
famiglia. Aggiunge poi che studiando a Firenze si trova nella possibilità di fruire nei
giorni in cui non è necessario per la frequenza la sua permanenza in città
dell'ospitalità di stretti parenti che ha a Pisa e Pistoia: questa possibilità non gli era
permessa a Padova..."
Ciò che risulta interessante più che la risposta dello studente è la lettera che
undici giorni dopo, il 31 gennaio, lo stesso dottor Arturo da Luint rivolge al rettore,
adducendo non solo le sterili ragioni economiche: "Indotto testè a trasferirsi a
Firenze per i suoi studi da più ragioni d'ordine estraneo all'andamento scientifico,
e cioè per ragioni economiche (essendo io un vecchio professionista che non
lavora ed avendo subito enormi danni dalla guerra, senza essere ancora
momentaneamente risarcito), poiché la vita a Firenze costa meno che a Padova;
poiché presso Firenze ci sono parenti che eventualmente potranno assistere, ecc.
ecc. Altre ragioni interessano me come padre e medico a trasferire il figlio e cioè
il clima di Firenze più adatto per mio figlio. Inoltre (e riservatamente) mi sorse
dubbio che tra studenti padovani, amici di mio figlio, si inneggi ahimè troppo a
Bacco. Addotte le cause del trasferimento, debbo caldamente pregare I'eccell.
Rettore a volere, colla possibile sollecitudine, concedere a mio figlio il congedo
necessario per regolarità della nuova iscrizione. Credo mio figlio, troppo giovane
e poco pratico d'ogni cosa del mondo, non abbia con tutta ordinanza espletato
l'azione per il suo trasferimento da Padova a Firenze ed a ciò attribuisco il ritardo
nel disbrigo dei procedimenti del caso. Non tedio ulteriormente e ..." Da vedere
in quegli amici troppo inneggianti a Bacco una particolare coloritura politica, che
va oltre le idee liberali del padre? Questa ipotesi viene confermata da un
appunto familiare lasciato
dalla sorella di Aulo, la
signora Aurelia, che dice:" A Padova trovò un
ambiente turbolento dove
cominciavano a prendere
piede le idee comuniste [...]. Aulo non esitò a mettersi nella corrente dei giovani più spinti e prese
parte attiva alle
dimostrazioni degli
studenti. In una di queste
dimostrazioni violente si
ferì ad un polso..."
Si
trasferisce dunque aFirenze. La sua carriera
universitaria risulta proseguire brillantemente. 20 Qui frequenta un gruppo di
studenti friulani e carnici, amici probabilmente già dagli anni del liceo. Tra questi
Egidio Feruglio, che diventerà suo cognato, Ludovico di Caporiacco, di lontana
parentela, e Italo Guidetti, compaesano. Forti sono i rapporti che legano fino
all'ultimo Aulo soprattutto ad Egidio: con di Caporiacco condivide, invece,
comuni interessi culturali e un legame di frequentazione familiare, ma una forte
contrarietà di vedute politiche. Il primo, infatti, aderisce fin dall'inizio alle
manifestazioni squadriste, partecipando alla marcia su Roma: Aulo invece si
dimostra dichiaratamente antifascista.
Interessante è un passaggio di una lettera
del 1921 di di Caporiacco a Feruglio in cui scrive: "Aulo, in rispueste a une nestre
C.P. di auguri di Pasche mi-nd'à mandàde une cun su scritt «Berrei un litro di quel
buono, se pattar potresti un tuono, e con ti duch i fascisti» e Aurelia i-à zontat «e iò
invecit ò bevaress il sanc di Lenin e compagni». Ciononostante o' proviot che
anche Aulo un dì o chel altri al finirà par «saltare il fosso» e vignì cun nô." 21 La
sorella Aurelia probabilmente, si esprime in questo modo per le pene che
l'adesione del fratello alla dottrina bolscevica provoca alla famiglia. Nell'appunto
già citato Aurelia, ricordando quegli anni, continua: "Sebbene l'ambiente
fiorentino fosse più tranquillo, anche politicamente, Aulo continuò non solo ad
interessarsi alla politica estremista, ma, specie durante le vacanze si tenne a
contatto con i compagni e in Carnia cercò e trovò seguito, specie fra gli
operai... Divenuto più prudente, evitò di avere noie ma fu pur sempre vigilato "
tanto da essere controllato dalla polizia e da subire nel 1925 una perquisizione. Da
questa ne esce pulito, grazie all'abilità della sorella, che prima dell'arrivo dei
carabinieri nasconde la tessera di iscrizione al partito comunista di Aulo nel suo
cestino del materiale da cucire. Questo fatto viene riportato anche
sull'Emancipazione 22 di Trieste in data 23 maggio 1925: "Fede destinata a vincere.
Nella frazione di Luint di Ovaro i carabinieri operarono una perquisizione nella
casa del dott. Magrini, il cui figlio, Aulo, studente universitario, è gravemente
sospettato cospirare contro il governo, non nascondendo egli la sua fede nella
libertà e nell'idea di giustizia sociale. Nell'ampio edificio dei Magrini, che si
distingue sul poggio di Luint come un castello, si rinnovano gli episodi di sessanta e
di ottanta anni fa: allora i gendarmi austriaci consideravano quella casa un nido
di cospirazione contro i dominatori, e ne perquisivano tutti gli angoli per trovare
prove di reato. La famiglia del dott. Magrini e quella della sua consorte diedero
combattenti a tutte le guerre per l'unità e l'indipendenza dal 1848 al 1918, e i
nomi dei loro caduti attestano la fede che anima quella casa, dove il culto della
libertà si trasmette di padre in figlio. È naturale che il giovane Magrini non traligni
dalle severe tradizioni avite. Ed è quindi naturale che i carabinieri cerchino corpi
di reato di cospirazione nella casa giustamente sospetta. Ma il corpo di reato
come invano lo cercavano i gendarmi, così non lo trovarono i carabinieri: esso fu
e rimane inafferrabile e sequestrabile: è pensiero, è sentimento, è fede." 23
Dopo questo avvenimento, Aulo scrive all'amico Feruglio, in Argentina,
confidandogli le sue preoccupazioni riguardo a future azioni fasciste nei suoi
confronti e, forse spinto dalle inquietanti circostanze e sull'onda emotiva, esprime
anche la volontà di andare all'estero, a esercitare la professione in cui si sta per
laureare in regioni più disastrate quali la stessa Argentina o anche l'Africa. Egidio
Feruglio nella risposta cerca di sviare l'amico dall'intenzione probabilmente
impulsiva di lasciare l'ltalia, lo avverte che i fascisti "...dei dispetti non te li
risparmieranno. Ho però fiducia - continua - che l'ambiente locale, così riservato
e poco entusiasta nei riguardi della corrente dominante, serva da moderatore dei
troppi animosi e dei provocatori, rari, io credo, tra i fascisti carnici." 24
Il 7 luglio 1925 Aulo si laurea con una tesi su "L'ipertensione arteriosa" 25 ottenendo
l'ottimo risultato di ottantotto novantesimi. Esprime sin da subito la volontà di
rimanere a Firenze, dove poter intraprendere una carriera universitaria, ma
ancora una volta il rigido padre esige il suo ritorno in paese.
Dopo aver sostenuto l'esame di stato nel novembre del '25, concorre al posto di
medico condotto a Forni Avoltri; nonostante alcune opposizioni manifestate da
parte di elementi fascisti in merito alla sua assunzione, ottiene il posto che esercita
fino al 1929.
Nell'ottobre del 1928 nella chiesetta di Santa Caterina a Luint, dopo un lungo
fidanzamento, si celebra il matrimonio tra Aurelia, la sorella di Aulo, ed Egidio
Feruglio, ormai promettente geologo, rientrato da pochi mesi in patria
dall' Argentina dove si era recato con un contratto di tre anni come tecnico
geologo presso i "Yacimentos Petroliferos Fiscales" governativi. Pochi mesi dopo il
matrimonio, nel marzo del '29 la giovane coppia decide di intraprendere assieme
la via dell'Argentina in quanto, come lo stesso Feruglio riferirà all'amico Desio,
nonostante le difficoltà "laggiù i mezzi di lavoro sono illimitati. Qui non c'è da fare
per me. Troppe limitazioni..."; dove svolgerà come capo della commissione per le
ricerche petrolifere nuovi e più approfonditi studi. 26
Nello stesso anno, il 20 maggio 1929 muore ormai settantacinquenne il dottor
Arturo. La morte del padre comporta per Aulo un doppio cambiamento: uno a
livello familiare, assumendo dunque il ruolo di capofamiglia; l'altro a livello
professionale. Da Forni Avoltri ottiene il trasferimento a Prato Carnico, dove
prende in affitto una stanza nella frazione di Pieria, avvicinandosi così a Luint.
Prato Carnico, inserito nella Val Pesarina, distante una decina di chilometri da
Ovaro, era noto, sin da fine Ottocento, come il centro della montagna friulana
dove il movimento operaio era stato fra i più precoci e radicali, con la formazione
della sezione socialista pesariana già nel 1900, con una cooperativa di consumo,
con una sezione locale dell'emigrazione e della lega edile, con la casa del
popolo; ma anche con un numeroso gruppo anarco-sindacalista separatisi dai
socialisti nel 1910. Una tradizione questa che aveva trovato ampia continuità
nell'immediato dopoguerra, con la folta partecipazione dei lavoratori alle lotte
del biennio rosso e che trovava anche la capacità di superare le diverse correnti (socialista, anarchica e dal 1921 comunista) nei momenti di maggiore tensione;
esempio ne è la difesa di Prato dalla ventilata spedizione dei fascisti all'inizio degli
anni '20. L'intero gruppo dei lavoratori della valle si organizzava allora
recuperando armi per la difesa del paese.
All'arrivo di Magrini a Prato Carnico ovviamente le cose sono ampiamente
cambiate; il fascismo è al potere da sette anni ed è entrato anche nel paese,
sebbene solo dopo la vittoria a livello nazionale. Indubbiamente però il ricordo di
quegli eventi rimane saldo nella memoria collettiva dei pesariani tanto che la loro
posizione di difesa diretta della propria roccaforte peserà nel loro modo di
reazione nel 1943. 27
3 - II ritorno in Carnia
L'esperienza della Pro Carnia: l'analisi del problema igienico-sanitario
Nel 1930 Aulo Magrini prende parte come Ispettore, membro del Consiglio
Direttivo, 28 ad un lavoro d'équipe operante in Carnia promosso in primis da
Michele Gortani. Si tratta dell'Associazione Pro Carnia, fondata a Tolmezzo nel
1927, dichiarata mente apolitica, i cui scopi sono di riunire tutti coloro (enti,
industriali, commercianti, privati) che hanno interesse allo sviluppo economico
della regione, con particolare attenzione allo sviluppo turistico. "Promuovere e
incoraggiare tutto ciò che può tornare utile alla prospettiva economica della
regione, anche per diminuire la necessità dell'emigrazione degli operai:
sistemazione dei boschi montani, utilizzazione delle acque, impianti industriali,
intensificazione delle culture agrarie [...], istruzione specialmente operaia e
professionale." 29
Oggetto di studio è dunque una regione che dalla guerra era
stata in grado di risollevarsi soltanto parzialmente e con fatica, soprattutto grazie
allo sbocco migratorio; che non aveva trovato nelle amministrazioni locali dei
soggetti capaci. Una regione che era stata totalmente dimenticata dallo stato e
pesantemente colpita dalle scelte economiche nazionali del regime. Gli anni
1925-26, infatti, con la "battaglia del grano", con la "quota 90", con la riduzione
dei salari del 10-15% rappresentano per l'intera montagna l'inizio di una crisi
estesa, con il conseguente e ulteriore impoverimento della popolazione. Questi
anni di depressione misero in ginocchio i già deboli equilibri carnici. A essere
pesantemente colpiti sono i settori che avevano dimostrato una primaria
importanza nel ripresa dell'economia montana: l'allevamento bovino, la
produzione casearia, il commercio dei legnami. Il tutto è aggravato anche da un
pesante costo dei trasporti ferroviari di gran lunga superiori rispetto alle altre
regioni e il cui sviluppo era stato ampiamente negato dallo stesso governo (1923: il
governo fascista sospende il progetto di una linea ferroviaria Villa Santina-Calalzo). A ciò si sommavano negativamente le decisioni prese a partire dal 1927
sulla ristrettezza dell'emigrazione, da sempre praticata in Carnia come unico
mezzo di salvezza dalla pesante disoccupazione (il censimento del 1931 annota
che su 60.000 residenti in Carnia, 8.000 emigrati temporanei, 18.000 sono
disoccupati). 30
Di fronte a questa difficile situazione molteplici sono i settori che i
soci o le persone incaricate dalla Pro Carnia studiano: trasporti, economia,
turismo, istruzione, igiene e pubblica assistenza. Quest'ultima sfera viene trattata
dal dottore Aulo Magrini, che intitola il suo intervento "II problema igienico-sanitario in Carnia", inserendosi così nella tradizione familiare di attenzione e
denuncia delle precarie condizioni sanitarie del popolo carnico, inaugurata dal
bisnonno Gio Batta Lupieri. 31
"Le condizioni sanitarie di una regione che come la Carnia presenta peculiari
caratteristiche dal lato geografico, etnico, economico-sociale, demografico, non
potrebbero esaurientemente illustrarsi e nei loro fattori e nello stato attraverso
brevi cenni, ma solo attraverso una breve disamina accurata e completa". Così
esordisce Magrini il suo intervento; e prosegue dunque con un'analisi sistematica
dei vari aspetti determinanti le precarie condizioni igienico-sanitarie della sua
regione.
In primo luogo il carattere climatico alpino, che se da un lato può contribuire
all'irrobustire costituzionalmente gli abitanti, dall'altro però li sottopone a continui
fenomeni meteorici, con gravi conseguenze di salute.
Passa dunque ad una dettagliata panoramica socio-economica: "La regione è
povera e le scarse ed insufficienti risorse agricole" sono sottoposte ad un auto-sfruttamento soprattutto da parte di donne e fanciulli, dovendo gli uomini
dedicarsi a lavori più redditizi. "Chi ha visto può solo rendersi conto delle
gravissime conseguenze che dal lato igienico da questo stato di cose deriva":
madri incinte, con bambini in spalla, che si sottopongono ("come bestie da
soma") a sforzi eccessivi già in condizioni normali così come gli stessi bambini,
con conseguenze gravi nella correttezza dell'allevamento, con il rischio di
malattie costituzionali e dello sviluppo. Denuncia dunque aspramente che le leggi
che tutelano il lavoro delle donne e dei fanciulli, applicate nei grandi centri,
restano invece "da noi lettera morta e ignorata".
Analizza poi un successivo problema economico "che ha esercitato ed esercita
sulla salute della gente carnica una notevolissima influenza diretta ed indiretta,
con conseguenze immediate e lontane". È il problema dell'emigrazione
maschile che provoca direttamente ed immediatamente "pericolosi focolai" di
malattie contratte nelle precarie condizioni di lavoro e alloggio all'estero e
importate nei paesi natii con il ritorno in patria; ma conseguenza maggiore e
maggiormente preoccupante e lungo termine Magrini sottolinea essere la perdita
dell'età migliore, con un depauperamento qualitattvo della razza.
Passa in rassegna dunque le condizioni dell'abitato (e delle strutture pubbliche),
di cui nonostante riconosca il miglioramento subito nell'ultimo cinquantennio,
denuncia: "l'assoluta mancanza di piani e norme per la sistemazione degli abitati
o per lo meno la loro non osservazione hanno fatto sì che un vero stato di anarchia in fatto di edilizia regolasse le costruzioni: basta citare... I'addossamento
di una costruzione all'altra spesso in immediata vicinanza se non in continuità con
stalle, porcili, concimaie; così la deficienza numerica e di area delle finestre, l'uso
di serramenti antiquati ed irrazionali, la errata distribuzione ed utilizzazione dei
locali, la mancanza di impianti igienici i più elementari: basti dire che avviene
troppo sovente di vedere una costruzione di notevoli dimensioni mancante di un
gabinetto che deve poi appiccicarsi a far bella mostra di sé su una parete
esterna magari con pavimenti e condutture di legno a delizia dell'olfatto e
dell'igiene. Unica attenuante l'assenza o deficienza di sufficienti e razionali
impianti di acquedotti (che là dove presenti risultano senza alcuna garanzia dal
lato batteriologico) e fognature (assenti in metà dei comuni carnici) pubbliche."
E da tutto ciò ne deriva una mancanza di igiene personale dettata appunto non
dalla carenza di senso di pulizia, ma appunto dalla mancanza materiale di un
locale apposito, anche negli ambienti scolastici. Avanza dunque la proposta di
costruzione di bagni pubblici, che risolverebbero almeno in parte il problema.
Prosegue all'analisi della cucina, "locale in cui il nostro popolo trascorre la
maggior parte delle giornate" invernali, che grazie ai cambiamenti degli ultimi
decenni, ha acquisito maggiore luminosità e pulizia, ma che in ogni caso
continua ad avere una scarsa aerazione, cosa gravissima in quanto "oltre alla
permanenza di molte persone di ogni età, dal lattante al vecchi (con relativa
pipa), e spesso di malati, si hanno le esalazioni più o meno piacevoli della cucina
utilizzata spesso anche alla preparazione del cibo agli animali, ad asciugare
panni, al riscaldamento."
Denuncia ancora la mancanza di concimaie razionali, che provocano lo
scorrimento di materiali attraverso gli abitati, con conseguente nascita di vivai di
insetti... E prosegue: "la provvidenziale legge intesa a regolare questo campo, il
limite fissato della quale scade nel prossimo anno, è finora rimasta lettera morta
se non addirittura ignorata: è urgente e necessario che i Comuni si facciano
promotori di questo risanamento attraverso un'opera di persuasione, di
propaganda, di aiuto e dal Iato tecnico [...] e dal Iato economico [...]"
Dichiara quindi la necessità di macelli pubblici, per ovviare alla mancanza di
pulizia di quelli privati; e ancora una doverosa riorganizzazione igienica dei
caseifici. Termina il lungo capitolo sull'abitato e sull'urbanistica proponendo che: "Non essendo nella quasi totalità dei Comuni possibile l'istituzione di un vero e
proprio regolatore dell'abitato, sarebbe però urgente si provvedesse di autorità a
far sì che in ogni comune viga e sia osservato il Regolamento d'Igiene ed annesso
a questo si applichi un conveniente Regolamento Edilizio."
Passa dunque al problema alimentare, che nell'ultimo cinquantennio rileva aver
subito un radicale mutamento. Mutamento, dovuto all'introduzione di nuovi
generi alimentari per mezzo degli emigranti, che si è rivelato essere disordinato e
disorganizzato, "senza che di pari passo procedesse l'educazione igienico-
alimentare, mentre le peggiori condizioni di lavoro, le malattie sociali diffusissime,
le intossicazioni croniche, (alcolismo), rendevano molto meno apprezzabile il
vantaggio dell'indubbio miglioramento qualitativo e quantitativo", derivante dal
relativo miglioramento economico; "e se da un lato possiamo rallegrarci della
scomparsa di vari casi di pellagra imputabili ad un'unilaterale e deficiente
alimentazione medica, dall'altro dobbiamo tener conto di una notevole serie di
affezioni dell'apparato digerente prima ben più rare ed ora più che frequenti."
Da questa analisi ricava l'idea di un'educazione da impartire alle "nostre donne
su quanto riguarda preparazione e scelta degli alimenti, ciò che attraverso
alberghi, scuole, pratica dimostrazione è sperabile si possa ottenere."
Magrini si avvicina, dopo aver analizzato l'ambiente climatico, abitativo,
economico, all'osservazione della curva di natalità e mortalità, notando un
aumento della natalità "fino al 1916 poi la parentesi bellica, con indi una ripresa
nel periodo 1920-23 mentre in seguito l'indice de!le nascite è in costante
diminuzione." Si chiede quindi: "Quale la mortalità in Carnia? Quali le più
frequenti cause di morte e di invalidità e quali le malattie predominanti e in che
rapporto con fattori identificabili?". Passa in rassegna le varie malattie che
flagellano la Carnia; cominciando dalle malattie infettive più acute, che
continuano ad essere "considerate con troppa leggerezza", le malattie
parassitarie e infettive, tra le quali dominante è la tubercolosi. E alla tubercolosi
dedica uno spazio maggiore, essendo per il 15-20% responsabile della mortalità
complessiva in Carnia. "Quali i mezzi e i provvedimenti per combatterlo?
Inadeguati." E argomenta: "Qui più che mai, dati i limitati attuali presidii
terapeutici accessibili, la lotta è questione di denaro in quanto anche l'opera più
assidua ed intelligente e la comprensione da parte del popolo, non bastano se i
mezzi non permettono continuità e completa razionalità nell'azione." E dopo aver
analizzato i numeri dei pazienti visitati presso il dispensario antitubercolare di
Tolmezzo negli anni 1926-28, ricoveri del Consorzio Provinciale antitubercolare ed
il numero di persone accolte nelle strutture coloniali marine, conclude
amaramente annotando "...l'inadeguatezza dei mezzi di cui dispone questo
benemerito Ente" e ammonendo: "Bisogna insistere sul fatto che moltissime delle
forme subdole iniziali, in cui con adatti provvedimenti si potrebbero sperare
notevoli vantaggi, sfuggono all'accertamento" e infine: "La graduale
applicazione della assicurazioni contro la tubercolosi e la possibilità di disporre di
molto più larghi mezzi da parte del Consorzio antitubercolare restano l'unica
grande speranza in questo campo." Continua con l'analisi dell'adenoidismo,
delle affezioni dentarie... alle quali risposta potrebbe essere quella di iniziare i
bambini nelle scuole "a quest'igiene senza sforzo alcuno e con immediati
risultati", del cretinismo, del distiroidismo. Continua con l'analisi delle affezioni
reumatiche, tra le quali individua le poliartriti acute quale "una delle affezioni che
agli effetti sociali ha più gravi conseguenze ed è sperabile in seguito si possa
disporre da questo punto di vista di maggiori mezzi profilattici e curativi." Assai
diffusa rileva essere la sifilide, che trova la sua origine remota nella guerra, e la sua
origine prossima ancora una volta nell'emigrazione. "E non vanno dimenticate le "infezioni chirurgiche con conseguenze spesso disastrose e con postumi, permanenti: la persistenza di pregiudizio e di un riprovevole empirismo le
favoriscono, ma è sperabile con una migliore e più pronta organizzazione
assistenziale ed educazione le conseguenze sociali di queste affezioni vengano
gradualmente ridotte. [...] Torna a proposito un accenno alle gravi
deficienze che la legislazione (leggi e D.L. 1917-18-23) nel campo degli infortuni
agricoli presenta specialmente nella mostra regione. Essendo esclusi dal diritto
all'indennità per invalidità temporanea totale, i proprietari, i mezzadri e gli
affittuari, è evidente che in Carnia una minima parte degli infortunati
appartenendo alla categoria dei giornalieri agricoli e dei salariati presso aziende
agricole, può godere di detto beneficio. E ciò implica poca osservanza di cure e
norme convenienti, sempre per mancanza di mezzi, con talora un indiretto
aggravio anche per gli enti assicuratori residuando dalle lesioni .dei postumi
permanenti altrimenti evitabili."
Senza "voler attribuire all'alcolismo tutte le disastrose conseguenze, come da
taluno si fa, forse troppo leggermente", prende in esame il problema dell'abuso di
alcool in Carnia. Prende in primis in considerazione il consumo come quantità
globale, facendo riferimento all'uso di vino, birra e bevande forti in due paesi
carnici, Prato Carnico e Ovaro nel quinquennio 1924-28, notando subito "l'uso
notevole ed eccessivo delle bevande a forte gradazione", tenuto soprattutto
conto della composizione, soprattutto femminile, della popolazione. Tenuto
anche conto della qualità scadente delle bevande e l'abitudine di consumare
nella giornata festiva quanto andrebbe dilazionato nell'intera settimana, Magrini
elenca le conseguenze di salute che ne derivano (cirrosi epatiche, gastriti,
miocarditi, turbe mentali e nervose: conseguenze anche sulla discendenza), ma
anche indirette sul bilancio economico familiare. "Molto si deve e può ancora
fare in questo campo con una sana e realistica propaganda e con un'energica
opera di controllo e repressione".
L'assistenza ospedaliera, di primaria importanza, "rappresenta un altro grave
aspetto del problema sanitario locale". Due gli ostacoli principali: la lontananza
dei paesi carnici dagli istituti ospedalieri e la questione finanziaria. AI primo,
propone Magrini, si potrebbe rimediare con un servizio di auto ambulanze,
progetto "più volte ventilato,...ma tuttora allo stato di idea". E aggiunge
tagliente: "Qui l'inefficienza è colpa e le amministrazioni devono provvedere dato
che in Camia è inutile attendere la beneficenza privata, la cui pianta non pare
trovi adatto clima per vivere." Il secondo aspetto rientra nelle spese sanitarie
ospedaliere, alle quali i comuni si devono sottoporre ingentemente, senza
usufruirne. "Ma si tratta di spese [quelle per i ricoveri provinciali] sacrosantamente
necessarie che il condannare aprioristicamente sarebbe incivile e antisociale. Se
invece osserviamo le spese sostenute fuori provincia dei nostri comuni per cure e
ricoveri ad aventi domicilio di soccorso nei comuni stessi troviamo che
relativamente sono alte", in quanto coloro che potrebbero usufruire di servizi
ospedalieri al di fuori della provincia di Udine, lavoratori emigranti in maggioranza,
se malati preferiscono rientrare al proprio paese... "Viene fatto di chiedersi se sia
giusto e logico i Comuni debbano sostenere questo aggravio per cure a persone
che spesso appena in grado di produrre emigrano e sono altrove sfruttate,
anziche porle a carico degli Enti o Privati per cui lavorano e dove anche per
cause di lavoro ammalano. L'assicurazione malattia potrà radicalmente risolvere
il problema per l'avvenire".
Accenna dunque al Consorzio antitubercolare: di enorme importanza, anche se
fortemente limitato dalla questione finanziaria. Chiede sia data grande
importanza all'assistenza domiciliare "(almeno finché una maggiore e migliore
organizzazione ed attrezzatura permetta una ben più radicale e proficua opera
attraverso reparti speciali e sanitari)", ma anche questo è un campo nel quale "pare si debbano imporre ancora limitazioni oltrechè la sospensione dei ricoveri
per le forme ossee..., mentre imitando le norme per l'assicurazione
antitubercolare, si era ad esempio iniziata la distribuzione di buoni viveri agli
ammalati a domicilio: ora ciò non può avvenire che dietro esame clinico-
radiografico al dispensario. Cosa logicissima e giusta - prosegue - ma di cui forse
chi più ha bisogno sentirà prevalentemente il danno non potendo affrontare i
disagi e le spese di viaggio fino al Capoluogo. Inoltre dal 1° gennaio 1930 le
prestazioni dispensariali in Tolmezzo non saranno più gratuite che per gli iscritti agli
elenchi poveri delle rispettive Condotte Comunali: gli altri ammaloti (e quanti
sono?) dovranno pagare". Infine tratta il problema dell'ospizio marino friulano,
ospitante nell'anno 1928 solo il 13% del totale dei bambini della Carnia e del
Canal del Ferro e si chiede: "Quest'anno abbiamo avuto in Carnia un
campeggio di Balilla; perche dalla Carnia I'ONB non può provvedere all'invio al
mare dei piccoli della regione?" Anche I'ONM e I'ONB senza criterio mirano
esclusivamente al taglio delle spese. "Si può dire che i piccoli paesi che non
hanno la fortuna di avere dei patroni attivi ed anche influenti, risentono di più di
questo stato di cose, tanto più grave in quanto anche in questa grande opera il
vantaggio è più spesso sentito dai centri urbani o da chi vive a contatto coi
medesimi: ciò a dispetto di tutte le belle parole riguardanti l'urbanesimo o la lotta
contro lo spopola mento dei monti.
Ed indubbiamente, ripeto, la Carnia va incontro ad un gravissimo decadimento
demografico non solo dal lato quantitativo ma - e forse maggiormente- dal
qualitativo".
Magrini, dopo aver fatto una panoramica de ttagliata e razionale della Carnia,
giunge dunque alle conclusioni. Intensificando l'osservanza delle disposizioni di
igiene; rivedendo l'organizzazione e l'istituzione della Polizia Igienica e degli Uffici
sanitari; affrontando il problema ospedaliero (spese, ricovero, ambulanze);
richiedendo il contributo dei comuni all'assistenza, con I'incentivazione di mutue
sanitarie; ricorrendo anche a privati ed enti pubblici per l'opera di assistenza e
previdenza per le malattie sociali; e in primis curando la propaganda igienica tra
il popolo per mezzo di scuole, conferenze, dopolavoro, e mostrando alle autorità
la gravità della situazione attuale e futura. Questi i sei punti che Magrini ribadisce
e riassume a fine esposizione e che rappresentano le linee giuda di un
programma di risanamento della condizione sanitaria carnica.
L'intervento riscuote una certa diffusione; viene, infatti, pubblicato, in versione
ridotta e riassuntiva, in due articoli nella sezione della Cronaca provinciale della
Patria del Friuli. 32
Questo studio, come già si è detto, si inserisce nell'intento della Pro Carnia di
promuovere uno sviluppo economico-turistico. Ben presto però l'attenzione della
Pro Carnia va concentrandosi su un ventaglio d'ingenti problematiche della
montagna, che scavalca di importanza l'aspetto turistico. Sono studi che
pongono in analisi la grave condizione della montagna carnica, denunciando
aspramente la mancanza di attenzione da parte dello stato e delle
amministrazioni locali; sono descrizioni realistiche, scientifiche in cui assenti risult.ano la trasfigurazione della povertà voluta dal fascismo soprattutto negli
anni trenta per mascherare così i mali della società fascista o anche
I'idealizzazione della povertà carnica, esaltata nelle descrizioni degli intellettuali
liberali, iscritti alla Società Filologica Friulana, quale locus amoenus, lontana dai
mali della modernità e culla vergine della vera civiltà friulana. 33 Tra gli altri
ricordiamo l'impegno prioritario per la rete viaria ed i trasporti, di cui si
evidenziava la "necessità di una razionale... e definitiva sistemazione dei mezzi di
trasporto, sistemazione che in qualche caso richiede l'intervento dello stato,
giacché tale sistemazione deve formare il caposaldo per risolvere il gravissimo
problema della situazione economica" 34; l'interesse per la situazione economica,
verso il cui miglioramento si avanzano numerose proposte; l'attenzione per
l'istruzione "settore gravemente in crisi, che per un anno e mezzo ha assorbito la
maggior parte della nostra attività" non solo a livello di ricostruzione delle aule,
ma anche come sforzo di portare a Tolmezzo un istituto magistrale ed un liceo
scientifico; la denuncia della situazione igienica e della precarietà della pubblica
assistenza .
Ma tutti questi studi, benche stampati ed ampiamente diffusi, rimangono
inascoltati; tutte le proposte lettera morta, E, infatti, il presidente dell'associazione
Gortani nell'assemblea dei soci dell'11 luglio 1931, prima di rassegnare le
dimissioni, così si esprime: "Se diamo uno sguardo allo svolgimento complessivo
della nostra attività, dobbiamo constatare come, nonostante il buon volere, i
nostri sforzi per il progresso della Carnia si siano pressoche sistematicamente
infranti contro ostacoli sopra tutto di ambiente... Ci siamo dovuti persuadere, in
particolare, che le difficoltà intrinseche alla soluzione dei problemi più importanti
non potranno essere superate fin tanto che i dirigenti della Carnia non uniranno
fraternamente tutte le loro energie; fin tanto, cioè, che i dirigenti tolmezzini non
avranno ampiezza di vedute e di programmi, altezza di ispirazioni e idee,
sollecitudine per il miglioramento spirituale e materiale della popolazione,
desiderio intenso e fattivo del bene e del progresso di tutta la Carnia, così da
lasciare da parte le scorie, da superare pregiudiziali di personalismi ed ideologie,
e da raccogliere intorno a se, in uno slancio di passione e di collaborazione
fraterna, tutti coloro che possono dar opera al conseguimento di quei nobilissimi
fini" 35. Finiva a quattro anni dalla sua nascita un'esperienza che avrebbe lasciato
un segno non solo in Magrini, ma anche in molte menti carniche, che sarebbe
riemersa durante la breve esperienza del governo partigiano e in seguito con la
formazione della Comunità Montana della Carnia.
4. Val Pesarina 1928-1943 tra famiglia, lavoro ed ideali politici
Questa attività conduce sovente Magrini a scendere nel capoluogo carnico,
Tolmezzo, a frequentarne l'ospedale, gli uffici comunitari. Conosce in questi anni
Margherita Regina, terzogenita del primario dell'ospedale e medico condotto di
Amaro e Verzegnis il dottor Umberto Cecchetti. Più giovane di lui di una decina d'anni, Margherita si unisce in matrimonio ad Aulo il 24 aprile 1933 a Tolmezzo.
Nel marzo dell'anno precedente nel frattempo avevano fatto rientro
dall'Argentina dopo tre anni i coniugi Egidio e Aurelia Feruglio, che si stabiliscono,
con l'intenzione di rimanervi definitivamente, a Tricesimo.
Pochi mesi dopo il matrimonio, a Prato Carnico, dove Aulo si sta.bilisce con la
sposa, accade un avvenimento singolare e di particolare rilevanza. Il 16 maggio,
infatti, muore in un incidente stradale nella periferia di Parigi Giovanni Casali di
Pesariis, il Paluçan, pronto aritornare definitiva mente al paese natale, dopo più
di dieci anni di emigrazione. Il Casali nel corso degli anni aveva acquisito
nell'intera vallata una certa fama come anarchico, ma soprattutto una grande
stima in quanto era stato punto di riferimento e aiuto per molti carnici emigrati in
Francia. Alla volontà della moglie di riportare la salma in paese presto si aggiunge
quella di molti compagni di lavoro e d'ideali del defunto di fare della cerimonia
una manifestazione contro il regime, rispolverando le vecchie maniere
sperimentate fino all'ascesa del duce. Così la cerimonia civile del lo giugno, alla
quale partecipano più di un migliaio di persone, non risponde più solo alla
spontanea pietas dei canalotti 36 di accompagnare la salma lungo l'ultimo
viaggio, ma onorando apertamente un "rivoluzionario" , assume anche i
connotati di una manifestazione che più o meno mostra dissenso al potere
vigente. Tanto più che nel cimitero, dove il corteo si riunisce, prendono la parola
Osvaldo Fabian, Luigi D'Agaro, Odorico Gonano. Il primo a parlare, Fabian, dopo
aver ricordato la laboriosità del defunto e aver fatto accenno alla Francia come
"terra del pensiero e del progresso", rinnova l'impegno morale assunto dai
compagni di non desistere dalla lotta: e ancora D'Agaro dopo aver ribadito,
come Fabian, esplicitamente I'autocensura dettata dalla dittatura, ripercorre la
vita di Casali, di cui sottolinea la voluta emigrazione in quanto: "Tu hai avuto
questi ideali. Non hai voluto cedere" e infine: "Tu sei morto, ma le tue idee non
moriranno".
Se il giorno stesso le autorità fasciste non boicottano ne intervengono per
sopprimere la manifestazione, presto però il regime reagisce. Due giorni dopo,
infatti, l'Arma dei carabinieri di Ovaro procede all'arresto degli autori della
manifestazione: quindi si ha l'intervento dello stesso Mussolini, che decide il
confino per i responsabili. Il Prefetto di Udine, Temistocle Testa, interpellato dal
Ministero, procede all'estromissione del Segretario Politico e alla revoca del
Podestà di Prato Carnico, che avevano partecipato taciti al corteo. Redige
quindi un resoconto degli avvenimenti di Prato da "sempre la roccaforte del
comunismo e dell'anarchismo friulano al punto da essere spavaldamente
appellato la Paterson del Friuli...", che "si è reso da tempo tristemente noto per
l'indole ribelle dei suoi abitanti invasati da idee anarcoidi che acquisirono in
lunghi anni di emigrazione all'estero", e propone il confino per nove dei tredici
arrestati, già nelle carceri udinesi. Le richieste del Rrefetto vengono ridimensionate
dalla Commissione Provinciale per il confino. Cinque sono le persone destinate
all'isola di Ponza: Luigi D'Agaro, Osvaldo Fabian, Italo Cristofoli, Guido Cimador
per i quali sono previsti cinque anni, un anno invece. a Edoardo Monaci. Gli altri
nove arrestati vengono rilasciati dopo una ventina di giorni, alcuni ammoniti, altri
diffidati "a titolo d'esperimento".
Con questo duro provvedimento l'obiettivo è quello di sradicare dal contesto
pesariano cinque elementi che in loco sono considerati pericolosi. Sono, infatti, coloro che hanno vissuto un'epoca di lotte che si era conclusa con il 1922;
rappresentano dunque il perdurare di una memoria storica di classe, che non
vogliono disperdere. Uno degli obiettivi che gli organizzatori si erano posti nella
resa del funerale era, infatti, la volontà di trasmettere anche se parzialmente alle
nuove generazioni un esempio concreto (non solo mito, racconto) del
comportamento politico della vallata prima dell'avvento del fascismo.
Il riscontro di questa violentaleazione nei canalotti in primis di paura, rivela però
anche un profondo senso di rifiuto di queste intimidazioni. Altri esempi degli stessi
anni o degli anni seguenti mostrano il perdurare del rifiuto, anche se istintivo e solo
in parte cosciente, del regime fascista. La solidarietà dimostrata sia verso gli
arrestati, sia verso le loro famiglie da parte non solo della vallata, ma anche dai
centri di emigrati in Francia e America rappresenta ancora una volta l'implicito
appoggio e condivisione degli ideali dei condannati. 37
Magrini partecipa come tutta la popolazione di Prato Carnico al corteo e alla
cerimonia, senza presumibilmente prendere parte all'organizzazione del funerale.
Sicuramente però è un avvenimento che segna profondamente la coscienza di
tutta la comunità, quindi crediamo anche di Aulo, che risulta legato da amicizia a
Luigi D'Agaro, uno dei confinati. 38
Il regime determina anche a livello familiare, seppur indirettamente, un ulteriore
allontanamento. Nel maggio '34 la sorella Aurelia, il cognato Egidio e la nipotina
Anna di solo un anno, infatti, lasciavano dolorosamente la patria per ritornare
nuovamente in Argentina, dove sarebbero rimasti per ben quattordici anni.
Motivo questa volta è la mancata adesione di Feruglio al partito, o meglio il suo
incondizionato rifiuto a prendere la tessera fascista. Tessera che diventava
obbligatoria per uno scienziato del suo calibro, che nel 1933 si apprestava a
vincere il concorso per la cattedra di geologia all'università di Torino, "Se non
avessi altra possibilità per mantenere me e la famiglia, forse m'indurrei a piegarmi;
ma potendo ritornare in America, la coscienza non me lo permette" così -
ricordava Gortani - rispondeva Feruglio alle pressioni dei colleghi e degli amici
sorpresi per il gesto.39 l contatti epistolari fra le famiglie Magrini-Feruglio si
manterranno sempre numerosi e affettuosi nel corso del lungo e sofferto "esilio".
Degli anni trenta poche sono le notizie riguardanti la vita di Aulo pervenuteci.
Sappiamo svolgere l'attività di medico in Val Pesarina, dove si ambienta e integra
perfettamente alla comunità. Dal quotidiano contatto con una realtà misera e
precaria, quale quella della gente carnica, studia e introduce una specie di
mutuo sanitario: l'acquisto a basso costo di una tessera sanitaria con cui poter
ricevere le cure mediche per l'arco di un anno, ovviando così alle spese che di
volta in volta altrimenti i malati erano sottoposti. Resta ancora memoria tra gli
anziani del paese, poi tramandata anche alla generazione nata dopo la guerra,
della disponibilità che dimostrava, dell'umiltà e della poca attenzione che dava
al pagamento del proprio disturbo: viene così denominato, già nel corso degli
anni trenta, "il medico dei poveri". A livello familiare, per la coppia Magrini, in
affitto al primo piano della casa D'Agaro a Pieria, gli anni trenta e i primi del
quaranta segnano la nascita di quattro figli maschi; nel 1934 nasce il primogenito,
che chiamano Ermanno, nel 1937 nasce Umberto, nel 1941 il terzogenito Giulio e
nel 1943 l'ultimo, Fabio. Nel gennaio del 1940 nel frattempo muore la madre
Lucrezia, all'età di settantasette.
5. Luglio 1943- luglio 1944: un anno da parligiano
Organizzazione, lotta armata e idee per il futuro
Ci è possibile riprendere le fila del discorso solamente dal 1943, precisamente dal
25 luglio. "ll 25 luglio, verso sera la radio ci portò la notizia folgorante... Un
abbraccio convulso di gioia mi unì ad alcuni altri compagni accorsi, primi fra essi il
dr. Aulo Magrini medico del paese..." Con queste parole Osvaldo Fabian, di
Pieria di Prato Carnico, con un'ampia esperienza di emigrante in Francia,
fondatore della sezione pesariana del partito comunista, oratore al funerale di
Casali e per questo confinato, nelle sue memorie 40 ricorda l'annuncio radiofonico
dell'arresto del duce, della caduta del fascismo e della formazione del nuovo
governo Badoglio. Il sentore di una guerra ormai finita è generale e pubblico;
nella piccola frazione di Pieria, così come in tutta Italia, la gente festosa scende in
piazza pensando ad una guerra finita, inconsapevole di essere di fronte invece
all'inizio di una nuova fase, ancora più cruenta. E così anche Magrini esprime la
propria soddisfazione per la caduta del regime. La nuova fase del conflitto ha
inizio l'otto settembre con la proclamazione pubblica dell'armistizio, firmato a
Cassibile cinque giorni prima, con la fuga del re e di Badoglio il giorno seguente
da una capitale ormai in mano tedesca, e con il sostanziale venir meno di uno
stato di soli ottanta anni. L'otto settembre rappresenta anche per la Carnia lo
scenario di un esercito allo sbando. La sua importanza strategica, punto di
passaggio per l'Austria, inoltre spinge Hitler il 10 settembre a firmare un decreto
che dà vita al Litorale Adriatico, territorio comprendente le province di Udine,
Gorizia, Trieste, Istria, Lubiana e Quarnaro; annesso al Reich. Il Friuli e la Venezia
Giulia nei giorni immediatamente successivi subiscono dunque l'invasione da
parte delle unità della Wermarcht e dalla divisione Göring 41; e si trovano a
rispondere al comando diretto tedesco. Il 21 settembre, infatti, sul Popolo del Friuli il comando nazista pubblica un avviso rivolto ai militari italiani. Questi sarebbero
potuti rimanere in Friuli purché avessero dimostrato di avere "un'occupazione
civile", viceversa sarebbero stati deportati. L'avviso prosegue con l'ordine di
consegnare le armi e le munizioni; minaccia di severe punizioni coloro che
avrebbero collaborato con alleati e partigiani. 42 La maggior parte dei soldati
sbandati, appartenenti in gran numero alla divisione alpina Julia, non risponde ai
richiami tedeschi e, cercando di abbandonare le proprie divise, sale in
montagna, dove trova una sincera solidarietà da parte della popolazione.
È in questo momento che si formano spontaneamente, senza alcun genere di
filtro nè selezione, i primi gruppi di partigiani anche in Carnia. Gruppi eterogenei,
formati essenzialmente da soldati allo sbando e da antifascisti di vecchia data;
reparti paesani con forze limitate se non nulle e non collegati gli uni agli altri. E
anche in Val Pesarina, antico canale anarco-comunista, si iniziano nuovamente a
tessere quei rapporii che vent'anni di regime avevano sfilacciato. A Prato
Carnico appare evidente il collegamento e la continuità di individui tra le lotte.
degli operaisti ed antifascisti delle origini e quelle dei primi pariigiani. Se vediamo,
infatti, i quadri della resistenza nascente subito troviamo nomi già incontrati: Italo
Cristofoli, Aldo Fabian, Innocente Petris, Guido Cimador, lo stesso Aulo Magrini.
Sono tutti antifascisti di vecchia data, della stessa generazione, attivi inizialmente
durante il biennio rosso e poi, ad eccezione di Magrini che resta in Carnia, con il
movimento antifascista internazionale degli anni venti, in pariicolare in Francia; 43 che hanno subito chi perquisizioni, chi controlli, chi il confino e che ora,
all'indomani dell'otto settembre: "Ammaestrati dalle esperienze passate ci
ponemmo subito a riannodare le fila e rinforzare le attività del Pariito e delle
organizzazioni operaie..." 44 L'obiettivo principale che questo primo gruppo
organizzativo si pone, con le riunioni d'ottobre presso la casera Patossera, tra
Ovaro e Prato Carnico 45, e dell'11 novembre all'albergo Martinis di Ovaro 46 è
quello di una necessaria opera di educazione dei soldati saliti alla macchia e
della stessa popolazione, per poriare su un piano attivo di combattività lo spirito
di passiva opposizione al fascismo e ai tedeschi. 47 Presto però l'avanzare della
brutta stagione costringe questi primi reparii a sciogliersi, ad abbandonare le
montagne e scendere a valle, nascondere le armi per rimandare tutto alla
prossima primavera.
Durante l'inverno '43-'44 Ia Carnia gode ancora di un relativo stato di tranquillità. I
generi alimentari tesserati vengono distribuiti alla popolazione con una certa
regolarità, mentre il teatro delle operazioni belliche è ancora lontano.
Se non è ancora matura una scesa in campo armata da parie partigiana, è da
segnalare però l'opera di preparazione da parie di un gruppo che si differenzia
da quello di semplici nuclei armati slegati fra loro. Gruppo selezionato di vecchi
antifascisti, che "durante tutto l'inverno in ogni valle della Carnia tentarono in vari
modi di far affluire armi e viveri nella nostra zona. Fra gli altri ci piace ricordare
Scav, Aso, Nembo e Magrini che fecero quanto era umanamente possibile per
preparare in forza un movimento pariigiano" 48. Risale a questo periodo il traffico
rivelate di armi e la raccolta di denaro. Viene emesso un prestito: le sue carielle
che girano in Carnia non trovano però che pochi e sporadici acquirenti. Altro
obiettivo dei primi quadri resistenziali è quello di bloccare il trasporio di soldati
italiani in Germania. Giunge ordine, infatti, da Mario Lizzero "Andrea", dirigente
regionale del pariito comunista, riunitisi nel bosco sovrastante la località
Patuscera, di rallentare l'operazione nazista sulla linea ferroviaria della
Pontebbana, provvedendo a fare saltare la linea. L'incarico è affidato al
rappresentante comunista pesariano, Osvaldo Fab]an, "Elio", che recupera
presso la miniera di carbone di Cludinico l'esplosivo per far saltare alcuni metri di
binario. Partecipano al progetto anche Magrini e Cristofoli, "Aso", che
confezionano l'esplosivo in pacchi già pronti e lo collocano parte in una grossa
valigia, il resto in un voluminoso pacco separato. Pacchi che Aso si incarica di
portare fino alla stazione di Carnia e di consegnarli a un compagno ferroviere. 49 A
partire soprattutto da ottobre inoltre, dopo i ripetuti richiami alle armi dei giovani
nati nel 1924, si innesca un'intensa propaganda antifascista e antinazista per
persuadere i giovani a rifiutare le cartoline precetto. Vengono diffusi volantini, ad
opera anche dello stesso Magrini che nel suo ambulatorio li riceve per mano di
altri antifascisti 50 e quindi provvede a ridistribuirli. L'opera d'organizzazione tecnica
risulta però molto difficile e poco fortunata: pochi sono i viveri che giungono e
miserissimi i finanziamenti. Per tutta la durata della stagione invernale, fino agli inizi
del nuovo anno, il comando nazista sembra dare poca importanza ad un
movimento di "ribelli" limitato e con scarsa se non nulla capacità d'azione.
Solo con la ripresa primaverile ha origine un vero movimento carnico di resistenza.
La spinta organizzativa viene inferta dal battaglione Garibaldi-Friuli. Questo,
inizialmente operante nella zona del cividalese, dopo una rappresaglia nazista a
fine dicembre si era rifugiato sulla destra del Tagliamento. Sul monte Ciaurlec,
nello spilimberghese, Mario Lizzero ordina la divisione in cinque gruppi del
battaglione. Uno di questi, formato da sette individui, tra marzo e aprile giunge in
Carnia; si affianca ai reparti locali preesistenti soprattutto dell'ampezzano e della
Val Pesarina. Da questa zona d'origine, in breve tempo, il movimento partigiano"preparato da apostoli quali Nembo e Magrini" 51 si estende a tutta la Val
Degano, passando, attraverso la Val Calda, alla zona circostante Paluzza,
comprendendo Treppo Carnico ed estendendosi fino ad Arta Terme. La diffusione
comporta una nuova opera di educazione della popolazione attraverso brevi
comizi di valle in valle per spiegare la necessità di passare alla lotta armata. 52
Inizia dunque l'azione sistematica di disarmo del nemico: attacco alle caserme
dei carabinieri, a repubblichini isolati per procurare le armi necessarie ad un
numero sempre maggiore di individui che salgono in montagna. Alla presa di
posizione partigiana si contrappone ben presto un'opposizione tedesca. Se in un
primo momento scarsa è l'attenzione nazista, a partire dal gennaio '44 i tedeschi
cominciano a considerare progressivamente il pericolo della guerra partigiana
con una certa preoccupazione. Iniziano le denunce, le repressioni a danno degli
antifascisti, i mandati di cattura. In primis nei confronti di due storici e già colpiti antifascisti Fabian e Cristofoli; in aprile anche nei confronti di Magrini una pesante denuncia lo costringe alla macchia, lasciando la famiglia e il lavoro. Così Fabian
ricorda l'arrivo di Magrini, che assume il nome di "Arturo" in memoria del padre,
alla macchia: "Una notte sentii bussare alla porta del casolare di montagna ove
mi trovavo da qualche tempo ed aprii pistola in pugno: Aulo Magrini (Arturo)
assieme a due compagni mi abbracciò annunciandomi cha aveva saputo che i
fascisti avevano spiccato un ordine di cattura contro di lui e che perciò anch'egli
aveva preso la decisone di iniziare la clandestinità e la lotta in armi sui monti.
Passai alcuni giorni lassù con lui tra i pini in operosa preparazione dell'imminente
inizio della lotta armata, in continui contatti con compagni ed in mille altre
attività..." 53
Inizia dunque, i primi giorni di aprile, la vita clandestina di Magrini.
Ritorna saltuariamente in paese, presso la propria abitazione, nelle ore notturne,
per vedere e trattenersi alcune ore con la moglie, i bambini e la famiglia
D'Agaro. 54
Parallelamente all'organizzazione delle forze armate e degli attacchi al nemico,
si sviluppano anche spinte politico-amministrative, in vista di un futuro assetto
democratico, per ora slegate e solo a livello programmatico, ma che si pongono
alla base dell'esperienza del governo della Repubblica partigiana carnica
dell'estate '44. Primo in tal senso è il programma di riforma agrario-forestale
proposto a Vinaio dal parroco don Zaccomer, "Frazac", e Zoffo Romano, "Barba
Livio". L'obiettivo è quello di dividere il terreno comunale in parti uguali tra tutte le
famiglie del paese, con il compito dello sboscamento e della coltivazione della
terra. 55 A questo progetto Magrini si oppone vigorosamente, poiché il terreno che
veniva suddiviso e ridistribuito non era latifondo boschivo creatosi in Carnia con
I'usura e lo strozzinaggio, ma proprietà comunale. Nel corso dei mesi resistenziali
ha modo più volte di ribadire il suo pensiero circa l'assetto che dopo la guerra
avrebbe dovuto interessare la Carnia nella nuova Italia. Non si limita alla
questione della ridistribuzione delle terre, ma programma la concessione di ampie
autonomie locali, regionali, capaci di contrastare l'accentramento statale; pensa
alla piena valorizzazione delle culture locali ed anche alle parlate minori accanto
alla lingua italiana. 56 Alla fine del mese di aprile, tra il 24 e il 27, a Puinchs, tra
Ovaro e Lauco, sulla sinistra del Degano ad una riunione, invitato dal
comandante " Andrea" Lizzero, Magrini espone il suo pensiero: la Pro Carnia.
Questo progetto prevedeva "non soltanto il superamento del comune inteso
come produttore di servizi sociali, ma ricollegandosi all'antico libero comune,
saltava tutta l'impalcatura napoleonica per giungere all'istituzione di un
Consorzio di liberi comuni ed altri enti", come il consorzio dei boschi carnici, la
cooperativa carnica di produzione, lavoro, consumo e credito, l'Ente di
economia montana e la Bonifica montana, il Consorzio per l'istruzione
professionale, I'Ente autonomo per le case popolari, le Società operaie di mutuo
soccorso, i Consorzi di latterie... Rappresentava dunque il superamento dell'apparato amministrativo fascista, ma anche dell'assetto pre-fascista. Una "comunità che ha in uso i beni comuni, dei quali dispone in modo autonomo nel
quadro dell'interesse più generale della Carnia e del paese". 57
È questo un progetto di cui Magrini parla spesso, non solo alle riunioni dei quadri resistenziali,
ma anche tra i compagni di battaglione. 58 Racchiude in questo progetto dunque
la profonda conoscenza della sua terra e delle problematiche connesse, forte
deII'esperienza della Pro Carnia gortaniana degli anni trenta e con alle spalle la
dottnna marxista ed anche la tradizione cooperativistica della Carnia. La problematica di una Carnia libera di una certa autonomia rispetto al governo
centrale era un aspetto politico ampiamente diffuso nei quadri della resistenza
carnica, non solo quella garibaldina, ma anche quella osovana. 59 Questo
condiviso intento sfocia in primis nel governo della Repubblica Partigiana della
Carnia. E a guerra finita si realizza nella nascita della Comunità montana della
Carnia, che può sicuramente vedere nel dibattito resistenziale una prima origine.
Si intensifica nel frattempo l'attività delle formazioni partigiane e la conseguente
reazione nazifascista. Il primo maggio in Val Pesarina si organizza una
manifestazione per festeggiare la festa del lavoro con la formazione di un corteo,
preceduta dallo sciopero nella Vai Degano. È lo stesso Magrini che prende
parte attiva all'organizzazione della manifestazione. "Su incarico di Magrini
compilai il seguente manifesto che fu largamente riprodotto col ciclostile e fu
affisso ovunque in Carnia, suscitando vivo interesse", dice Fabian nella sua
autobiografia:
"Carnici
Il tracotante nemico, contro il quale vi siete battuti così valorosamente nel
passato, ha occupato ancora una volta le nostre contrade.
Sorretto in questa nefasta opera dai segugi fascisti che hanno portato l'ltalia alla
rovina.
Il barbaro nemico vuole i nostri figli esposi.
Vuole predare il nostro bestiame e le nostre misere risorse.
CARNICI
Un gruppo di animosi, figli della nostra terra, ha levata alta sui monti la bandiera di
Garibaldi. La bandiera della Libertà. Con le armi in pugno: sono i nostri figli.
Aiutateli, sorreggeteli!
Uomini, donne siate tutti uniti nella lotta comune.
CARNICI, in piedi.
Né pace né tregua al nemico
IL COMITATO DI ZONA DEL PCI"
Affiggendo questo e altri simili manifesti 61 si invita la popolazione a sostenere
segretamente e silenziosamente l'opera di "alcune falangi di volonterosi...[che]
difendono con le armi in pugno l'onore e la dignità della patria mutilata dal
fascismo e dai tedeschi." Inoltre viene sparsa la notizia che a Prato si sarebbe
svolta una grande manifestazione politica per celebrare, per la prima volta dopo
la caduta del fascismo, la festa del primo maggio. Fabian continua la cronaca di
quel primo maggio: "In quel giorno a Prato la manifestazione fu imponente e
commovente. Su una marea di gente sventolavano numerose bandiere rosse e alcuni cartelloni con slogan antifascisti e spiccava alto un grande quadro con il ritratto di Garibaldi mentre la nostra fanfara in testa al corteo diffondeva nell'aria
le note dell'inno dei lavoratori e dell'internazionale". Probabilmente i toni sono un
po' enfatizzati, ma di certo una indisturbata manifestazione partigiana, per
quanto minima, in un paese ricco di una tradizione insurrezionale ha un certo
significato. Infatti, la reazione dei tedeschi non tarda a venire. L'otto maggio, una
autocolonna di tedeschi arriva in Val Pesarina e fermatasi tra Prato e Pesariis
punta i cannoni verso la montagna colpendo alcune malghe, sedi partigiane;
incendia anche alcune case in paese, dopo averle perquisite. Il bollettino è di un
morto, di un ferito. In quest'occasione anche la casa di Aulo Magrini viene
pequisita. La moglie Margherita viene trattenuta e interrogata. Così " la signora
Margherita racconta l'avvenimento in una lettera rivolta alla cognata Aurelia in
Argentina: "vengono a chiedere di lui, del "capo dei ribelli" - rispondo ch'era
partito per ragioni di cura - mi trattengono così tutto il giorno, mi fanno molti
interrogatori e mi lasciano libera la sera, in grazia dei miei bambini, con la
minaccia di venirmi a prendere se mio marito entro un mese non si fosse
presentato e di bruciare la casa. Questo il sistema tedesco. Sgombero la casa,
porto i bambini dai miei e giro smarrita per un mese tra Padova, Bassano, Rovigo,
dai parenti. Aulo scrive pieno di entusiasmo e di fede - la Carnia è in mano dei
partigiani eccetto Tolmezzo - tagliano i viveri 62 - non importa - le donne della
Carnia passano tra le pallottole e vanno in Friuli a prendere pane e polenta". 63 La
famiglia Magrini si trova dunque smembrata; Aulo in montagna, Margherita in un
drammatico pellegrinare in cerca di un asilo sicuro, i quattro figli con i nonni
materni a Tolmezzo. Margherita fa ritorno in Carnia, dopo più di un mese quando
la situazione sembra migliorata e si rifugia assieme ai figli a Collina, località di Forni
A voltri dove Magrini aveva lavorato per quasi quattro anni, presso la famiglia del
maestro Tolazzi. 64
l contatti tra Magrini e la famiglia sono ormai difficoltosi e rischiosi. Viene però
mantenuto un occasionale rapporto epistolare; il 19 maggio dalla clandestinità
scrive alla moglie: "La mia vita è tracciata, io sento che è l'unica e la migliore e la
seguo con slancio e con decisione, confidando nella giustezza della causa, nella
nostra volontà decisa, negli avvenimenti che ci daranno ragione e nella prossima
vittoria che ci darà pace e libertà.
La burrasca è forte ma passerà lasciandoci più uniti e sereni che mai. Pensa alle
immani tragedie di tutto il mondo. Noi eravamo stati finora dei pochi privilegiati
non investiti dalla tempesta: ora non abbiamo potuto evitarla e bisogna saperla
affrontare con fermezza."
Tra aprile e maggio nel frattempo le fila partigiane tendono ad ingrossarsi; ciò
permette una più definitiva organizzazion"e militare. Dalle azioni di disarmo del
nemico si passa all'attacco vero e proprio, alla ricerca del nemico per batterlo
nei suoi punti più delicati ed estendere a sempre più largo raggio l'azione
partigiana. Nascono inoltre dalle riunioni dei primi giorni di giugno tra Socchieve
ed Ovaro e su disposizione del Comando Brigata venuto dalla Valle di San
Francesco, i tre Btg. Della Carnia: "Friuli", gravitante su Tolmezzo e Villa Santina; "Carnico" nella zona di Moggio e Amaro e "Carnia" operante in tutta la zona
estrema delle testate delle valli: Comeglians, Paluzza e Paularo come zone di
partenza, con zone di azione il Cadore, verso Santo Stefano e Sappada, l'Austria
da Paluzza e Paularo, Pontebba e ferrovia .da Paularo. Comandante di
quest'ultimo battaglione viene nominato Ciro Nigris, "Marco", giovane
universitario ampezzano rientrato dalla Russia, e commissario politico Magrini.
L'importante compito della costante educazione politica della formazione e della
cura dei rapporti fra i partigiani e la popolazione è affidato ad un uomo ormai
quarantenne, con una salda formazione personale e politica. Magrini si rivela
subito educatore severo e intransigente di fronte alle azioni incoscienti e
avventate delle giovani reclute. A tale proposito Chino Ermacora racconta: "Mi
fu detto che una volta mentre alcuni partigiani scorazzavano per un paese senza
motivo plausibile, si piantò in mezzo alla strada e facendoli fermare di botto
esclamò: "Finitela di fare i fascisti"... 65
Da rilevare inoltre l'attenzione da parte dello stesso Magrini alla condizione
boschiva in Carnia. I boschi comunali e consorziali, infatti, erano abbandonati ed
arbitrariamente falcidiati da chiunque ma soprattutto in modo intensivo dagli
industriali del legno della zona. Di fronte all'indisciplinata falcidia dei boschi che
subivano danni irrimediabili " il dr. Aulo Magrini che amava moltissimo il bosco ed
aveva a cuore gli interessi della gente, indignato mi convocò per studiare il
problema ed intervenire in qualche modo. 66
Fabian riceve così l'incarico dallo
stesso Magrini di stendere ed affiggere ovunque in Carnia un manifesto contro i
tagli abusivi dei boschi:
"Il
comando militare partigiano
AVVISA
Si è constatato che nei boschi resinosi sia di proprietà comunale che di proprietà
consorziale, viene effettuata un'opera delittuosa di taglio abusivo di piante. Tale
fatto costituisce un attentato vergognoso agli interessi nazionali e del patrimonio
forestale. Questo fatto deve assolutamente cessare immediatamente. Contro i
Partigiani.
Il Comando Militare Partigiani
Battaglione Carnia" 67
Questo sarà un problema ampiamente affrontato anche dal governo della
Repubblica partigiana, che riconosciuto il pericolo al quale il patrimonio del
bosco carnico era sottoposto legifera in sud difesa. 68
Nel frattempo proseguono le azioni di sabotaggio e attacco al nemico non solo in
Carnia, ma anche a Santo Stefano di Cadore. A queste i nazifascismi rispondono
duramente con l'incendio di Forni di Sotto il 26 maggio e di Esemon il 9 giugno.
Il 14 luglio Aulo Magrini con un reparto del proprio Btg. si trova a Sappada, dove
organizzano ed operano l'esplosione di un ponte. Di ritorno da quest'azione si
ferma a Collina, per salutare la famiglia. "Ci saluta in fretta abbraccia più a lungo
i due più piccoli che non vedeva da mesi", ricorda la moglie. 69 Quindi prosegue
per la Val Calda, dove a Zovello trascorre la notte in un casolare con i compagni.
Un distaccamento del Btg la mattina seguente, il 15 luglio '44, questo reparto
viene informato che una colonna di tre camion e una vettura di 50 tedeschi
partita da Tolmezzo era diretta a nord. Nella convinzione che si dirigesse nella Val
Degano per un possibile rastrellamento, il distaccamento si posiziona per un
attacco sulla strada che da Cercivento porta a Ravascletto. La colonna però
imbocca un'altra direzione; è diretta al passo di Monte Croce Carnico. Essendo
stata la strada di confine resa inagibile alcuni giorni prima dagli stessi partigiani, il
reparto decide di spostarsi in Val But per preparare l'attacco alla colonna
rientrante, presso il ponte di Nojaris di Sutrio, ove la strada che corre lungo il But è
sovrastata da una parete a picco alta 20-25 metri.
Giunti sul posto, i garibaldini trovano già all'opera anche una squadra osovana,
che aveva sbarrato la strada con dei tronchi. In un breve incontro fra il
comandante del btg. garibaldino Ciro Nigris "Marco" e quello osovano Terenzio
Zoffi "Bruno" si concorda la strategia di attacco. Il reparto osovano si sarebbe
posto sul lato destro del torrente, parete rocciosa e spoglia, mentre quello
garibaldino avrebbe attaccato dall'altura sovrastante la strada, suddividendosi in
gruppi di due-tre uomini. La colonna giunge sul posto dopo aver subito già un
attacco in località Enfre Tors, quindi con le armi pronte all'uso. Alle 16.30, quando
le macchine furono sotto tiro, viene effettuato il lancio delle bombe. "AI fragore
delle bombe fece seguito un immediato inferno di fuoco di armi automatiche e di
una mitragliera da parte dei tedeschi." L'azione durò 30 minuti, quindi la violenta
reazione nemica costrinse il reparto a ritirarsi. 70 Il reparto garibaldino, come
concordato, si riunisce a Cercivento di Sotto. Mancano all'appello Aulo Magrini e
Ermes Solari, "Griso". "Ritenendoli ancora per via, fu mandata una pattuglia
guidata da Enore: ma essa ritornò portando il corpo di Arturo colpito al volto, sullo
zigomo sinistro, e al piede destro. 71
6. Il dibattito sulla morte
Doveroso è dedicare una parentesi alla "questione sulla morte" di Aulo Magrini, di
grande attualità. La morte del commissario partigiano in combattimento per
mano di soldati tedeschi, infatti, è stata messa in dubbio a favore invece di una
morte accidentale se non programmata per stessa mano partigiana. Il primo a
farne accenno è il Toppan, storico ovarese, che nel 1947 ne "Fatti e misfatti in
Carnia durante l'occupazione tedesca" parla di una morte avvenuta "in seguito
a colpo d' arma da fuoco; ma da qual Iato partì il colpo non è stato ben chiarito. Si danno varie versioni"; ognuno in Val Pesarina e in Vai Degano si schierava 72 e si
schiera ancora oggi per una versione o per l'altra, andando così forse anche ad
alimentare la stessa narrazione del fatto. "E - continua il Toppan - la voce circola
con insistenza che egli sia stato un bersaglio occasionale, se non premeditato." 73
L'avvenimento viene ripreso da Pisanò, che lo ampliia anche con alcune
informazioni errate. Parla di un Magrini democristiano, cattolico professante,
appartenente alle formazioni "bianche" degli osovani e ucciso per l'inclinazione
politica e la vena moderatrice su ordine di "Mirko", il capo garibaldino, da Enore
Casali "Olmo" "di nota fede comunista". E argomenta: "...il dottor Magrini,
allorché venne raggiunto dalla pallottola mortale, portava con sé, in una borsa
tenuta a tracolla, circa 300 mila lire (20 milioni di moneta odierna) che
rappresentava il tesoro della banda, e alla cintura, una pistola con il calcio di
avorio. Quando la salma del capo osovano venne ritrovata, si constatò che la
borsa era scomparsa e così pure la pistola. Qualche tempo dopo però il prezioso
revolver apparve nella fondina di Olmo. Non fu difficile ricostruire la verità..." 74 La
responsabilità di Enore Casali, "Olmo", viene ribadita anche in una lettera privata
scritta nell'immediato dopoguerra da Gino Pieri a Fattori, in cui dice di sapere
Olmo responsabile dell'uccisione di Magrini. 75
La questione riemerge dopo quasi
trent'anni, nell'estate del 1994, in un dibattito sui giornali provinciali suscitato da
un primo articolo di Natalino Sollero che scrive: "Aulo Magrini Arturo colpito alle
spalle..." 76
A questo risponde il figlio di Aulo, Giulio Magrini, adducendo che: "Le
testimonianze dei partigiani presenti, dei medici, degli amici e dei parenti che
raccolsero il corpo sono indiscutibili ed omogenee nella descrizione dei fatti e
delle ferite mortali..." 77 Seguono altri interventi, sempre sul "Messaggero Veneto"
a breve distanza. Una testimonianza raccolta sul letto di morte nel 1977 da Luigi
Raimondi di Orlando Puntil "Moro" di Osais. Questi ex partigiano garibaldino,
presente sul ponte di Nojaris al momento del combattimento aveva così
raccontato: " Aulo fu colpito da proiettili tedeschi sparati "da sotto in su" e uno lo
prese sotto il mento". Assieme a Magrini e Puntil sono presenti sul luogo del
combattimento anche "Aso", "Enore", Ermes Solari e Luino Solari. "Nessuno, data
la propria posizione, avrebbe potuto ammazzare Aulo e ciò al di là di legami
profondi che egli aveva con quei suoi compagni." 78
A pochi giorni di distanza
compare anche la richiesta da parte del dottor Paolo Strazzolini di accantonare
dogmatiche difese d'ufficio per lasciar posto a un confronto libero e fare
chiarezza storica. 79
Nel 1995 il dibattito si rinnova con la pubblicazione del volume "Uomini, fatti e
misfatti del nord-est" di Leo Monutti. L'autore dedica un capitolo alle
testimonianze di due garibaldini, Emilio D'Agaro "Tempesta" e Ruggero Vidale "Morgan". Tempesta ricorda che durante l'attacco del ponte di Noiaris reso
difficoltoso da una pronta risposta nemica: "'Si tirava a casaccio, senza prendere
la mira..." Per questo probabilmente si sposta con il compagno "Morgan" lungo
la scarpata, in direzione della vicina galleria "per controllare la strada ...e il
pendio coperto di noccioli che dal piano viario saliva verso noi [...] Pensando che
i tedeschi avessero gettato la spugna, cominciammo a scendere lungo la strada.
Vedemmo tre nemici correre lungo il greto del fiume. Sparai. Un tedesco cadde... "Hai ammazzato uno della Osoppo!" mi disse Aulo Magrini giunto inavvertito da
dietro. "Ma non vedi che ha la borsa della maschera antigas?" fu il mio rimando"
Accertatosi con un binocolo, Magrini prosegue: "Si è vero, è proprio un
tedesco." Poi aggiunse "Andiamo giù a fermarli alla galleria!" Anche se si
sentivano ancora spari ritenevamo la partita ormai chiusa, tanto che Magrini si
mise lo sten di traverso alla giubba... Allineati, ci incamminammo lungo il piano
del costone. Fatta una decina di metri, dalla cortina di noccioli... all'improvviso
comparvero tre tedeschi impugnanti maschine-pistole. Ricordo come oggi il
primo: portava gli occhiali ed aveva le stesse, precise fattezze di un mio
compaesano... Urlarono prima di sparare. Nonostante la sorpresa "Morgan" fece
rapido dietrofront, come anch'io verso il gruppo di partigiani sopra la curva della
provinciale. Le pallottole mi attraversarono la tomaia degli scarponi ed il fondo dei
calzoni. Magrini restò in piedi, sul ciglio del costone, tentando di impugnare lo
sten. Spiccava per il cappello da garibaldino in testa, la giubba mimetica e la
borsa in cuoio dei documenti. Con la coda dell'occhio lo vidi cadere
contorcendosi. La salma di Magrini rimase sul posto dello scontro. I tedeschi non
presero lo sten al contrario la borsa di cuoio con i documenti."
La stessa versione
viene ribadita da Vidale.
A dieci anni di distanza nel 2004 viene pubblicato un libro di Gianni Conedera
intitolato "L'ultima verità" in cui viene nuovamente e dettagliatamente ripreso
l'avvenimento. "Sul piano d'Alzeri, si era collocato il comando garibaldino,
composto dal commissario Magrini, dal "Com. C" e dal "Com. Y" [...] Il Com. Y 80 racconta: "Durante l'attacco al convoglio tedesco mi trovavo sul prato
sovrastante la ripida boscaglia che scende verso la strada statale. A pochi passi
alla mia destra, c'era il Commissario Magrini. Più in là c'era il Com. C .[...] Ad un
certo punto, Magrini che era alla mia destra, cadde a terra morto. A colpirlo fu un
colpo di fucile, uno solo, proveniente dalla mia destra, dalla zona dove si erano
posizionati i partigiani di Prato Carnico. [...] Quando il suo corpo fu portato a
Cercivento mi dissero era tutto mitragliato di proiettili dopo morto. Per me non è
stato ucciso dai tedeschi. Quando è caduto a poca distanza da me, la battaglia
era appena iniziata. Da quella parte non c'erano tedeschi."..." 81
Conedera
argomenta ipotizzando che il colpo mortale partito da parte partigiana non fosse
casuale, ma programmato per due motivi: Magrini avrebbe confidato ad un
signore di Ovaro la difficoltà di comandare le fila del suo battaglione. 82 Inoltre,
l'autore riprende la tesi avanzata da Pisanò di "Olmo", esecutore dell'assasinio e
di Magrini e di quello di Cristofoli, "Aso", avvenuto pochi giorni di distanza e per questo processato e condannato a morte dagli stessi partigiani. 83
La pubblicazione dì questo volume ha innescato ancora una volta un dibattito sui
quotidiani provinciali 84, con la ripresa delle testimonianze di "Tempesta" e "Morgan" da parte di Martinis, con la precisazione di Diana Fabian sulle due
pallottole da lei stessa estratte dal volto del Magrini la notte del 15 luglio e
dall'altra parte la tenace difesa del proprio lavoro da parte di Conedera, che
afferma di possedere ampio materiale non solo orale ma anche archivistico sulla
morte a tradimento di Magrini. 85
La questione appare dunque molto delicata anche perché ha assunto toni a
volte violenti e denigratori. In questo luogo ci pareva doveroso riportare le diverse
versioni. Si nota certamente la mancanza di coesione delle varie testimonianze
partigiane, dettate probabilmente dalla distanza temporale rispetto
all'avvenimento in cui sono state raccolte. Ciò che appare fortemente
contraddittorio d'altro canto è la penosa stima fatta ne "L'ultima verità" dei colpi
di arma inferti al corpo di Magrini. Si parla in primis da parte del Com. Y di "un
colpo di fucile, uno solo", quindi di "una raffica di mitra alla schiena", impressione
raccolta dal sig. Giacomo Del Moro, un incuriosito sutriese giunto sul luogo a
battaglia finita, per finire con "due piccole pallottole nella testa" tolte dalla sig.ra
Fabian.
Per concludere, riportiamo un'ulteriore testimonianza. L'architetto Dalla Marta,
accorso alla chiesetta di Pieria per ricomporre il corpo del defunto, lo ricorda
trafitto sotto lo zigomo sinistro e al piede destro 86, come anche secondo la
testimonianza del comandante Ciro Nigris. Inoltre, sempre Dalla Marta ricorda
che a breve distanza dalla morte, alla vedova Magrini vennero riconsegnati da
parte nazista alcuni documenti di Aulo sequestrati dal corpo esanime. 87 La cosa
andrebbe a collidere con l'affermazione del Com Y, secondo cui: "i tedeschi quel
giorno non sono saliti sul pianoro d'Alzeri, altrimenti vedendo Aulo morto,
l'avrebbero portato via per identificarlo."
Non è certo intenzione di giungere qui ad alcuna conclusione, anche in rispetto e
in attesa della sentenza del processo giudiziario avviato a tale merito.
La salma, recuperata dunque dai partigiani garibaldini, viene caricata su un
carro, quindi da Cercivento prosegue fino a Pieria di Prato Carnico su una macchina. Giunge in Val Pesarina ormai a sera inoltrata, suscitando sgomento e
dolore diffusi. Il cadavere viene portato dunque nella chiesetta del paese, per
essere ricomposto dalla moglie e da altre donne. La partecipazione al dolore per
la perdita di Magrini subito si rivela generale. "Durante la notte e il giorno dopo la
chiesa continuò a riempirsi di gente in lacrime: turbe di uomini, ragazzi e tantissime
donne, provenienti anche dai più lontani casolari o da lontani paesi convennero
a piedi a salutare per l'ultima volta il "medico dei poveri"...", ricorda Fabian.
Il mattino del giorno seguente 88 a Pieria si raduna una folla immensa, proveniente
da tutta la Carnia e composta non solo da donne e vecchi, ma questa volta
anche dai garibaldini stessi. La relativa tranquillità della Carnia, ormai per buona
parte in mano partigiana, permette ad alcuni reparti rossi, di partecipare al
funerale, d'accordo con gli osovani in posizione di difesa della valle. Le cronache
parlano di 6000 persone, cifra sicuramente esagerata, ma senza dubbio molta
gente della Carnia prende parte alla cerimonia funebre, che ricorda per
partecipazione popolare quella del primo partigiano morto Del Din avvenuta tre
mesi prima a Tolmezzo. Il corteo parte da Pieria, percorre l'intera Val Pesarina e
giunge alla pieve di Gorto di Ovaro. Nel cimitero prendono la parola per
l'orazione funebre prima un compagno partigiano, quindi il parroco.
Magrini lasciava alla moglie e ai figli la seguente lettera, "a Margherita in caso di
mia morte":
"Margherita cara,
altre volte avevo divisato di consegnare ad uno scritto un pensiero ed una parola
per te nel caso io dovessi, per qualunque circostanza, scomparire.
La situazione attuale mi consiglia di farlo oggi. A te solo, solo a te posso rivolgermi.
So del tuo affetto per me: posso dirti di ricambiarlo in pieno, con un senso di
riconoscenza, di stima, di rispetto, quale tu meriti. Vorrai perdonare qualche mio
torto: sei troppo intelligente per non comprendere e non indulgere.
So esento che pur nello strazio anche mio nel lasciarvi, saprai comprendere che
ci sono delle leggi e dei doveri, come uomini e come cittadini, di fronte ai quali
tutto deve passare in second'ordine, interessi ed affetti, sentimenti ed impulsi.
Ho creduto e credo fermamente in una società migliore e in un miglior prossimo
avvenire di questa povera umanità.
Non credo possibile, ne posso in questo momento, rifuggire dalla responsabilità e
dai doveri che me ne derivano.
Non è questa che la ferma e calma decisione che chiunque, nelle sue pur
modeste condizioni, voglia considerarsi degno del nome di uomo, deve prendere
per se e soprattutto per i propri figli. Ho per tradizione familiare, lo sai, quella di pagare di persona. Non voglio essere io a romperla. Tengo a lasciare più che mai alto e puro questo punto d'onore ai figli: ed a loro quest'eredità non può venire
per via più pura e degna della loro mamma.
Ho un solo rimorso: quello di non potervi, con il mio immenso affetto, lasciare
anche una situazione materiale che tolga ogni preoccupazione a te e ai miei
piccoli. Spero non me ne farete un torto: anzi ne sono convinto.
Addio Margherita mia, a te ed ai cari piccoli, ai nostri figli, in cui troverai sempre
conforto e ragione di vita, di lotta, di sacrificio.
E credimi, sentimi vicino a te, a voi tutti sempre con il mio affetto più puro e
intenso.
Vi Abbraccia il vostro
Aulo" 89
7. La memoria di Aulo Magrini
Alla sua morte Aulo Magrini lasciava un'eredità sicuramente positiva non solo alle
fila partigiane, ma all'intera comunità carnica. Con una tradizione familiare
risorgimentale, antifascista della prima ora; medico dedito umanamente e
umilmente al proprio lavoro tanto da venir chiamato "il medico dei poveri";
attento conoscitore della sua terra e capace di pronunciarsi criticamente contro
la condizione sociale della Carnia già durante gli anni trenta. Sostenitore
dell'autonomia carnica, in modo da programmare la valorizzazione e lo sviluppo
economico della zona. Uomo ormai quarantenne datosi alla macchia lasciando
la moglie e i quattro figli,eun lavoro sicuro non per avventura, ma per forti e
coscienti ideali di libertà ed indipendenza.
La sua figura rimane viva nella vita partigiana, diventandone un modello da
seguire. A fine luglio visto l'incremento numerico delle fila partigiane, il Btg. Carnia
si scinde in due nuovi battaglioni; uno dei due, quello che opererà in Val Pesarina
e in Vai Degano 90, zone natali del Magrini, viene chiamato in suo onore Btg.
Magrini.
A un anno di distanza dalla morte, per celebrare il primo anniversario vengono
organizzate in Val Pesarina funzioni religiose e politiche in sua memoria presso il
municipio, nella chiesa di San Canciano ed al cimitero 91; viene anche distribuito
un foglio unico a cura del CLN sulla vita e sulla figura dell'estinto medico: "Aulo Magrini, il medico dei poveri" così recita la testata del foglio che continua: "In lui
tutti i nostri fratelli hanno un nome più che altri degno, in lui ricordiamo chi morì
per vivere eternamente." Viene tracciata la figura di Aulo, per tradizione familiare
di spirito libero e indipendentista, medico umile, padre e sposo affettuoso.
Lacerato per la lontananza dalla famiglia, ma pronto a sopportarla per un fine
superiore. Capo partigiano preparato, "primus inter pares", ma anche
severamente intransigente nei confronti di azioni
ingiustificate da parte di giovani partigiani. Aulo
Magrini: "l'apostolo" che "cade conscio di cadere,
conscio già da tempo di offrire il suo martirio, apostolo
della sua grande idea:. ed è qui tutta la grandiosità. del suo martirio... c'è in lui lo spirito sublime del
Missionario che è vissuto per gli altri e si è immolato
per gli altri..." , il "ribelle nel nome dei sofferenti",
"l'uomo" al quale tutta la Carnia ha voluto portare
I'ultimo omaggio, "il maestro" che non verrà mai dimenticato.
Negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra si susseguono iniziative di celebrazioni a ricordo del Magrini a più livelli e da parte di elementi
diversi.
Prima pietra posta in sua memoria fu il semplice cippo commemorativo, in AIzeri
di Piano d'Arta lungo il ciglio della scarpata, luogo della morte.
Nel '46 veniva inserita la figura del Magrini nell'antologia per le scuole e per il popolo friulano curata da Zanini. 92
Nel 1947 Italo Guidetti, amico fin da ragazzo del Magrini, scrive un volumetto
d'una ventina di pagine intitolato "Ricordando Aulo Magrini". Un ricordo di un
uomo mazziniano, di "colui che incarnò più squisitamente l'anima socialista, la
sintesi indissolubile del pensiero con l'azione; colui che amò gli umili, gli oppressi, la gente del lavoro, non di un amore ingannevole sentimentale e praticamente
inane, bensì di un amore che si traduceva in odio per l'ingiustizia, per il
privilegio...; colui che questi sentimenti tramutò in passione inesausta, in religione
le milizia di socialismo, fino al sacrificio supremo." Traccia dunque un ritratto del
Magrini, in cui alla tradizione indipendentista familiare si unisce anche
l'insegnamento umile di lavoro nei campi della madre Lucrezia. Delinea una
personalità schietta, criticamente aperta alle problematiche del tempo, contraria
alle divisioni di ceto. Studioso della condizione misera della popolazione carnica,
che lo portava ad un intimo struggimento, ma che d'altro canto era anche la spinta alla sua lotta politica. Lotta operaia che Magrini sapeva essere lotta
dell'intera umanità. "Ribelle reattivo", discepolo della concezione critico- pratica
Idel Marxismo. Comunista, che negli anni del regime aveva piegato per la famiglia
il corpo, ma non l'anima.
Poi capo partigiano; la lotta per la patria, una "patria di tutti, la patria per tutti".
Guidetti dunque procede a un ricordo altamente edificante, se non agiografico
dell'amico morto. Ci pare però che abbia colto, al di là dell'enfasi e della
retorica, la vera personalità del Magrini. l toni enfatizzati probabilmente vengono usati dal Guidetti non solo per ricordare l'amico, ma anche per rivendicare la
positività di una guerra, quale quella partigiana, che "apparve ai più allora e pare anche oggi ai ciechi o ai più o meno consapevolmente interessati interpreti
infeconda, come vane apparvero ai miopi del loro tempo le gesta degli eroi della
Carboneria e della Giovane Italia, come vane appaiono agli occhi degli uomini
Idel buon senso comune e della logica misuratrice tutte le idee che non danno
frutti immediati e concreti, anche se preparano e preludono ai grandi eventi della
storia." 93
Nello stesso '47 U. Candoni nell'occasione del discorso commemorativo del terzo
anniversario, ricorda la morte sacrificale dei partigiani in nome di libertà
"dell'uomo da tutte le forme di sfruttamento e da.tutte le ingiustizie sociali". Ma
Candoni, a differenza del Guidetti, lascia i toni celebrativi per usare quelli della
polemica: sostanziale delusione ed indignazione di fronte ad una realtà non
cambiata dal sacrificio di uomini come Aulo Magrini. Dice di provare vergogna di
fronte a questi gloriosi morti "perché penso che saranno stanchi di sole parole,
mentre nulla si fece e si fa per continuare davvero l'opera di cambiamento del regime sociale per cui essi caddero combattendo." "Ma quello che è più triste ...è il degradante spettacolo di sapere che su di voi - veri monumenti di gloria - ed
anche sulle persone viventi che tanto amavate, nel vostro nome si stanno speculando rinomanze furtive e tardive, un posto di prestigio e di reddito sicuro,
una rubata aureola di gloria figlia di fatue parole gettate pomposamente sulla fossa dei Comunardi
d'ltalia." 94
L'anno seguente, nel 1948 veniva pubblicato "Tradizione eroica", di probabile ma non certa mano di Chino Ermacora. Si traccia una panoramica familiare dei
Lupieri-Magrini, partendo da Gio Batta Lupieri si passa attraverso il figlio Giulio
Cesare, arruolatosi volontario e di nascosto dalla famiglia nell'esercito di Pepe l'otto maggio 1849 e morto nell'attacco al forte di Marghera, e ancora il nipote,
Giulio Magrini, studente universitario arruolatosi anch'egli volontario nell'esercito
regio nel 1866, morto anch'egli di tifo contratto nelle paludi del Po. Quindi il
ricordo di Ermanno, morto sul Pal Piccolo a fine marzo 1916 dopo essersi arruolato
volontario. E la sorella Geny che moriva anche lei per male contratto durante il servizio di volontaria crocerossina. Aulo dunque aveva alle spalle ed ereditava
una tradizione patriottica e di volontariato, che al giusto momento coglie e ne
diventa il continuatore. La conclusione veniva affidata alla lettera alla moglie,
divenuta ormai testamento spirituale aperto alla comunità.
Le funzioni di commemorazione si susseguono regolari di anno in anno ed è
probabilmente in queste circostanze che vengono distribuite delle immagini di
Magrini, che in tutte le famiglie della Val Pesarina, di Pieria in particolare, vengono
conservate ed esposte tra le fotografie di famiglia. 95
Nel 1949 vi è l'inaugurazione del monumento commemorativo, posizionato lungo la strada statale 52 bis, di fronte al ponte di Nojaris. Partecipano alla cerimonia la
famiglia Magrini, la vedova con i quattro figli, la famiglia Feruglio rientrata da
poco dall'Argentina, ex partigiani osovani e garibaldini, tra gli altri I'avv. Franco
Bugliani allora vice presidente nazionale dell'ANPI, che tiene il discorso di
inaugurazione. 96
La lapide nel corso degli anni subisce un
deterioramento sempre più visibile essendo
stata realizzata in dolomia cariata
(volgarmente "tof" ) .Viene sollecitata la
rimozione e il riposizionamento da parte di un
gruppo di ex partigiani locali, in varie sedi e
istituzioni. Di fronte alla negligenza e alla
trascuratezza trovate, questi provvedono
autonomamente alla sostituzione della lapide,
tuttora presente. Questa riprende, anche se
ridimensionando, il disegno originale dell'arch.
Dalla Marta, sostituendo la scritta "Guerra di
liberazione", con "Morti per la libertà" e la data
della morte dei tre partigiani.
Sempre nell'immediato dopoguerra si
susseguono, soprattutto a livello paesano, tra
Prato Carnico ed Ovaro, ricordi del Magrini. La
scuola media di Ovaro come la scuola
elementare di Prato Carnico vengono intitolate
al Magrini. 97
Sempre di questi anni è il ritratto di Aulo
Magrini, realizzato dal pittore ampezzano
Ghedina. Questi giunto a Prato Carnico, sentito parlare del partigiano Magrini,
decide con la collaborazione dell'allora sindaco Tiziano Della Marta, di dedicargli
un' opera, che oggi si trova nella sala consigliare del municipio del paese,
fronteggiata da altri due quadri relativi alla lotta partigiana, di recente
realizzazione per mano dello stesso architetto Della Marta.
Nel 1957 viene insignito della medaglia d'argento alla memoria al valor militare
con la seguente motivazione:
"Subito dopo l'armistizio prodigava nella lotta di liberazione ogni sua attività
rendendo alla causa segnalati servizi come organizzatore e animatore di
formazioni partigiane e distinguendosi anche per l'esercizio della sua professione
di medico. Combattente infaticabile e valoroso, minava seriamente, con ripetute
azioni di guerriglia, la continuità del traffico tedesco nelle Valli della Carnia.
Durante un attacco ad una autocolonna nemica dava, di fronte alla pronta
reazione tedesca, magnifica prova di intrepido coraggio e, animando i suoi
Iuomini al contrattacco, cadeva da prode sul campo." 98 Ancora un aspetto
artistico interessa la memoria di Magrini, questa volta si tratta di una poesia in
lingua friulana scritta da Leonardo Zanier 99:
A MAGRIN DA UN FRUT
ce ese il vivi la guera
par un frut
il vivi 'ta guera
par un frut
ch'al gjuia ai partigjans
cui aitis fruts
pai boscs
ce ese par un frut la muart
se non un vecju ingringinît
e zàl
denti una cassa ch'a
inclaudin
e la int ator ch'a vai
come s'a no capis
ch'a l'era massa vecju
ce ese la guera par un frut
se no il gjoc plui biel
che i grancj
- come dut -
fascin cence gust
né misura
ce ese la scuvierta da muart
par un frut
la muart di un om
no di un vecju
jodut tantas voltas a passâ
o crodût di jodilu -
cul sten e il fazzolet ros
par un frut ch'al rît
cjantant cui cosacs
las lor cjanzons
c h'a ur domanda curiôs
ce volel dî:
dobra e mamalika e somaliot
e fikifiki?
e a ur frea las cartatucjas
forsit no son nuia
ma parcé alora
chê voia di stâ e di cori
di vaî e di vosâ
apena sintût
da doi partigjans
saltats jù dai parafangos
di una baiila in corsa :
"Aulo l'è muart"?

1 (1776-1873): laureatosi in medicina a Padova nel 1801, svolse l'attività di medico in Carnia e
Cadore, dove portò l'importante innesto del vaccino. Ricoprì anche numerose cariche pubbliche,
amministrative e militari; esempio è la carica di capitano della Guardia nazionale del Distretto di
Rigolato sia durante "il troppo breve regno d'ltalia" sia nel 1848. Uomo di grandi e svariati interessi
culturali, mantenne costanti rapporti con l'ambiente culturale udinese, nonostante l'isolamento
del paesino di Luint, dotandosi di una ricca biblioteca, e diventando membro del comitato della
Associazione Agraria friulana e socio corrispondente dell'Accademia delle scienze, lettere ed arti
di Udine. Partecipò attivamente alla causa dell'unità nazionale non solo prendendo parte alle
discussioni in merito nei salotti della borghesia carnica e friulana, ma anche diventando
responsabile, assieme al genero Angelo Magrini, del comitato mandamentale della Val di Gorto
dal 1859. Nel 1866 venne insignito, ormai novantenne, dell'onorificenza di cavaliere dell'ordine
dei Santi Maurizio e Lazzaro per il valido concorso da lui dato al compimento dell'unità della
patria. Un concorso non solo personale; la famiglia di Lupieri aveva, infatti, perso nelle guerre di
indipendenza due membri, partiti entrambi volontari: Giulio Cesare, l'unico figlio maschio di Gian
Battista, studente liceale, fuggito da casa all'insaputa del padre, morì nel 1849 nella difesa del
forte di Marghera, e un altro Giulio, figlio primogenito di Eugenia e Antonio Magrini, nipote di Gio
Batta, studente di ingegneria a Firenze arruolatosi nell'esercito regio nel maggio del 1866 e morto
nell'agosto dello stesso anno di tifo, contratto durante la marcia di avvicinamento da Cento a
Udine.
2 Eugenia (1895-1918), Ermanno (1896-1916), Aurelia (1899-1996).
3 Intensa e con precisi resoconti politici ed intellettuali la corrispondenza tra Arturo Magrini e il
nonno G.B. Lupieri durante gli anni di studio a Udine di Arturo.
4 L'occupazione nemica, dal 28 ottobre 1917 al 3 novembre 1918, distrusse e disperse l'intero
archivio dell'Istituto Jacopo Stellini di Udine.
5 Chino Ermacora, Tradizione eroica. Nel quinto anniversario della morte di Aulo Magrini. Udine, 1948.
6 Daniele Ceschin, Gli esuli di Caporetto. l profughi in Italia durante la grande guerra, Bari, 2006.
7 Le informazioni relative alla profuganza della famiglia Magrini sono tratte dal diario che il dottor
Arturo scrisse dal 18 settembre 1917 all'11 febbraio 1919, i cui passi salienti vengono riportati in
Bianca Agarinis Magrini, L'esodo del 1917, "Carnia Fidelis", LXXIII (aprile 2000), n. 1, pp. 20-23.
8 Liceo Torricelli di Faenza, Corrispondenza 1917-18, n. 420. In data 14 luglio 1918 dalla Brianza il
preside del liceo J. Stellini di Udine scrive una lettera al suo collega faentino, in cui, parlando di tre
studenti udinesi, tra cui Aulo, trasferitisi a Faenza, dice che questi avevano frequentato
regolarmente le lezioni fino al 28 ottobre, data di sospensione delle lezioni.
9 Ibid.
10 Liceo Torricelli, Registro generale di iscrizione e profitto, anni 1914-23. Per la seconda liceo i voti conseguiti dal Magrini alla fine dell'anno scolastico 1917-18 sono: italiano 8 (scritto), 8 (orale);
latino 6 (s), 9 (o); greco 6 (s), 8 (o); storia 8; filosofia 8; fisica e chimica 6;
matematica 5; storia naturale 8; condotta 10.
I voti con cui il Magrini si diploma nell'anno scolastico 1918-19 sono: italiano 8 (s), 8
(o); latino 8 (s), 9 (o); greco 8 (s), 9 (o); storia 8; filosofia 7; fisica e chimica 6; matematica 7; storia naturale 9; ginnastica 7; condotta 10 in tutte le materie,
tranne in fisica, 9. Dispensato entrambi gli anni dalle tasse in qualità di profugo.
11 C. Ermacora, Tradizione eroica, cit.
12 Libero Martinis (a cura di), La figura e l'opera di Michele Gortani ricordate nel ventesimo
anniversario della sua scomparsa, Tolmezzo, 1996.
13 Per un'analisi del rientro dei profughi in Friuli: Gustavo Corni, Storia della società friulana 1914-
1925. La crisi dello Stato liberale, Pasian di Prato, 2000.
14 Centro per la storia dell'università di Padova (d'ora in poi CS Un. Pd ), fasc. Aulo Magrini, corso
di laurea in medicina e chirurgia, Richiesta esenzione dalle tasse universitarie 28 ottobre 1921.
15 G. Corni, Storia della società friulana, cit.
16 Cit. in CS Un. Pd, Fasc. Aulo Magrini. Il primo anno accademico 1919-20 Aulo sostiene quattro
esami: fisica, 28; zoologia, 29; botanica, 27; chimica 24. Il secondo anno 1920-21 tre esami:
anatomia comparata 27; anatomia descrittiva 30. Il terzo anno ancora tre esami: farmacologia
I28; fisiologia 28; patologia generale, 27. Sempre dispensato.
17 ivi, Richiesta di esenzione e rimborso delle tasse in data 31 gennaio 1920.
18 Bianca Agarinis Magrini, Lettere dall'Argentina a Egidio Feruglio (1945-46), Pasian di Prato, 2006,
p. 21.
19 Archivio Lupieri-Magrini (in fase di riordino), Breve ricordo scritto di Aurelia Magrini del fratello
Aulo.
20 Archivio studenti dell'Università di Firenze, corso di medicina e chirurgia, fasc. Aulo Magrini,
processi verbali degli esami. Il quarto anno 1922-23 sostiene tre esami: Medicina operatoria. 26;
Patologia spec. chirurgica 30; Patologia spec. medica 30. Il quinto anno 1923-24 sostiene
Anatomia patologica. 28; Iigiene 29; Chimica oculistica. 28: Chimica mal. mentali e nervose 27; Chimica pediatrica 27. L'ultimo anno 1924-25 infine Chimica ostetrica e ginecologica. 30;
Odontoiatria e protesi dentaria 26; Chimica chirurgica 27: Chimica dermofilopatica. 27; Chimica
medica 26 e Chimica legale 30.
21 "Aulo in risposta ad una nostra C.P. di auguri per Pasqua, me ne ha mandata una con su scritto: «Berrei un litro di quel buono se pettar potresti un tuono e con te tutti i fascisti» e Aurelia ha
aggiunto «e io invece berrei il sangue di Lenin e compagni.» Ciononostante prevedo che anche
Aulo un giorno o l'altro finirà per saltare il fosso e venire con noi." in B. Agarinis Magrini, Lettere per
l'Argentina. cit., p. 177.
22 Settimanale della Democrazia sociale italiana, Trieste.
23 B. Agarinis Magrini, Lettere dall'Argentina, cit., p. 21, nota 25.
24 ibid., p. 22, Lettera di Egidio Feruglio ad Aulo Magrini del 12 ottobre 1925.
25 Biblioteca biomedica dell'università di Firenze, Aulo Magrini, L'ipertensione arteriosa, tesi di
laurea 1924-25, T 4, 15.16.
26 Walter Ceschia, 1897-1997 Il geologo Egidio Feruglio nel centenario della nascita. Le radici,
l'ambiente, l'uomo, l'eredità, Udine, 1997.
27 Marco Puppini, Tradizione operaista e resistenza garibaldina in Carnia: due esempi, "Storia contemporanea in Friuli", XIV (1984), n. 15, pp. 137-160.
28 L'indicazione del preciso ruolo di Aulo Magrini nella Pro Carnia deriva da Tiziano Della Marta, Il
volo del rondone, Pasian di Prato, 1994.
29 Archivio M. Gortani, c. 65, Associazione Pro Carnia (1927-1931), Statuto dell'Associazione Pro
Carnia, Tolmezzo, 1927.
30 Per un quadro generale e sommario della situazione economica in Camia durante il fascismo:
Denis Baron, Michele Gortani e il fascismo carnico, Tolmezzo, 2003, pp. 27-67.
31 G.B. Lupieri come medico costantemente denunciò le difficili condizioni igienico-sanitarie della popolazione, in particolare quella infantile, soggetta ad un altissimo tasso di mortalità ("Ho
cercato di combattere questa concezione fatalistica svolgendo una costante opera pedagogica
per diffondere la conoscenza delle più elementari norme igienico-sanitarie che aiutassero a
prevenire le tante malattie causate dalle misere condizioni di vita in cui si dibatteva la stragrande
maggioranza della popolazione"), e di quella femminile. In merito Bianca Agarinis Magrini (a cura
di), Funesti effetti di sanitarie negligenze di Gio Batta Lupieri, Spilimbergo, 2002.
32 Aulo Magrini, Cronaca dalla Carnia. I bisogni della Carnia, Le condizioni igieniche sanitarie, "La
Patria del Friuli", 16 gennaio 1930: A. M. "I grandi interessi della Carnia. Le condizioni igienico-
sanitarie, "La Patria del Friuli", 21 gennaio 1930.
33 Per una breve panoramica sull'approccio alla Carnia degli intellettuali della Società Filologica
Friulana: Denis Baron, Michele Gortani e il fascismo carnico, cit., pp. 178-200.
34 Archivio Michele Gortani, c. 65 Associazione Pro Camia (1927-1931), Michele Gortani, Memoriale circa la sistemazione dei trasporti ferroviari e tranviari della Camia, 1929.
35 Archivio Michele Gortani, c. 65 Associazione Pro Carnia (1927-1931), Relazione del presidente e bilancio consuntivo 1930-3.
36 Cjanalotz (canalotti): abitanti della Val Pesarina.
37 Sul funerale di Giovanni Casali, AA.VV., Compagno tante cose vorrei dirti... Il funerale di
Giovanni Casali, anarchico, Prato Carnico 1933, Udine 1983.
38 Nei primi anni quaranta Magrini aiuterà la moglie ormai vedova di Luigi D'Agaro in gravi
difficoltà, offrendole di abitare nella casa di Luint e di coltivare la terra di sua proprietà. B. Agarinis
Magrini, Lettere dall'Argentina, cit., p. 120.
39 ivi, p. 14.
40 Osvaldo Fabian, Affinché resti memoria. Autobiografia di un proletario carnico, Udine 1999.
41 Diego Carpendo, Cronache friulane: la provincia di Udine durante la seconda guerra mondiale, Udine 2004, p. 83.
43 Marco Puppini, Tradizione operaista e resistenza garibaldina in Camia: due esempi, "Storia contemporanea in Friuli", XIV (1984), n. 15, pp. 137-160.
44 O. Fabian, Affinché resti memoria, cit..
45 M. Puppini, Tradizione operaista, cit.
46 Giannino Angeli, Natalino Candotti, Carnia libera. La repubblica partigiana del Friuli (estate-
autunno 1944), Udine 1971, p. 30.
47 Ufficio stampa e propaganda (a cura), Diario storico della divisione Garibaldi-Carnia, Tolmezzo,
1945
48 ibid.
49 O. Fabian, Affinché resti memoria, cit.
50 Testimonianza del dottor Romano Marchetti "Cino da Monte" in data 26 febbraio 2006: "Portavo
gli opuscoli di propaganda ad Aulo Magrini "Arturo" mettendomi in fila con i pazienti del suo
ambulatorio medico per non dare nell'occhio."
51 Ufficio stampa e propaganda (a cura di), Diario storico della divisione Garibaldi-Carnia, cit.
52 ivi, p. 1.
53 O. Fabian, Affinché resti memoria, cit.
54 Testimonianza orale dell'arch. Tiziano Dalla Marta in data 5 maggio 2006.
55 Archivio Lupieri-Magrini (in fase di riordino), Tranquillo De Caneva, La resistenza in Camia.
Conversazione di Tranquillo De Caneva tenuta al circolo ricreativo culturale di Prato Camico, 1969.
56 Brunello Alfarè, Camia Libera, guida al museo, Campoformido 2004 (Testimonianza di Mario
Lizzero).
57 Archivio Lupieri-Magrini (in via di riordino), T. De Caneva, La resistenza in Carnia, cit.
58 Testimonianza orale di Ciro Nigris "Marco" in data 24 febbraio 2006.
59 Si ricordi in tale proposito la grande attenzione del dottor Romano Marchetti "Cino da Monte".
60 O. Fabian, Affinché resti memoria, cit.
61 Archivio Osoppo della Resistenza in Friuli (da ora AORF), cartella P4, fasc. 108, doc. 1, Volantino
primo maggio, Val Pesarina.
62 Drammatica era la situazione di rifornimento alimentare della Carnia. Tolmezzo, centro della
Camia, è saldamete in mano tedesca, inespugnata dai partigiani. Ciò determina il blocco nazista
dei rifornimenti alimentari della Camia e spinge le donne carniche a scendere nella pianura
friulana, dove barattare i propri corredi con generi alimentari attraversando il monte di Rest,
controllato dalle forze partigiane.
63 B. Agarinis Magrini, Lettere dell'Argentina, cit., p. 115, lettera di Margherita ad Aurelia del 25
novembre 1945.
64 La signora Margherita si rifugia a Collina, Fomi Avoltri, presso la famiglia del maestro Tolazzi.
Testimonianza di Romano Marchetti.
65 CLN carnico (a cura), Aulo Magrini, nell'anniversario della sua morte, Tolmezzo 1945.
66 O. Fabian, Affinché resti memoria, cit., p.
67 AORF, L3, fasc. 32, doc. 6 avviso per il taglio abusivo dei boschi 22-6-44.
68 Angeli, Candotti, Carnia Libera, cit., p. 203. Il CLNZL nell'ottobre 1944, con un apposito decreto,
riconosciuta la necessità urgente d'impedire la distruzione del patrimonio boschivo della zona e di
stroncare la speculazione inerente, considerando anche le inattuali necessità militari, sancisce: 1.
È vietato qualunque abbattimento di piante che superi il normale approvvigionamento di legna
da ardere per uso familiare, sempre che il bosco non sia ridotto al di sotto della densità normale,
nel qual caso il divieto di abbattimento è assoluto. 2. Le GPC istituiranno col compito immediato di
sorvegliare l'esecuzione di quanto all'art.1 del presente decreto, un servizio di guardie boschive
con uno o più elementi a seconda della necessità del Comune. Questi elementi verranno scelti tra
persone di provata moralità e di competenza tecnica. 3. l CLN comunali controlleranno dal punto
di vista politico l'operato delle Giunte e delle Guardie, denunciando al tribunale del popolo
qualunque caso di evasione al presente decreto. ZL 6-7-8 ottobre 1944.
69 B. Agarinis Magrini, Lettere per L'Argentina, cit., pp. 115-118.
70 Alberto Buvoli, Ciro Nigris, Percorsi della memoria civile. La Carnia. La resistenza, Pasian di Prato,
2004, pp.40-43, e Diario storico della Divisione Garibaldi Carnia, cit., p. 24.
71 A. Buvoli, C. Nigris, Percorsi della memoria civile, cit.
72 Bianca Agarinis Magrini, L'osteria dal Peck, Pasian di Prato 2002.
73 A. Toppan, Fatti e misfatti in Carnia durante l'occupazione tedesca, Tolmezzo 1947, p. 49.
74 G. Pisanò, Storia della guerra civile in Italia, Milano 1966, pp. 1281-1286.
75 AORF, cartella M1, fasc. 4 Tranquillo De Caneva e Aulo Magrini, doc. 3 Lettera del prof. G. Pieri a Fattori sull'uccisione di Bolla e Magrini "1 ottobre 1945 Gentilissimo Fattori, ...circa la nota nella quale accenno al dottor Valenti, ho usato la parola perito, pur essendo ben al corrente della
circostanza della sua uccisione, per evitare di gettare nell'ombra sul movimento partigiano (ben
sapendo che è stato Giacca ad ucciderlo, come so che è stato Olmo ad uccidere il dottor
Magrini) ... Gino Pieri".
76 Natalino Sollero, Stragi in malga: fu una banda austriaca, "Messaggero Veneto", 21 luglio 1944.
77 Giulio Magrini, il figlio, respinge ogni illazione sulla morte del dottor Aulo Magrini, "Messaggero
veneto", 8 agosto 1994.
78 Luigi Raimondi, Aulo Magrini fu ucciso dai Tedeschi: la testimonianza di chi era con lui, "Messaggero Veneto", agosto 1994.
79 Paolo Strazzolini, Arturo un vero patriota, ma è giusto che su quella pagina sia fatta chiarezza, "Messaggero Veneto", 30 agosto 1994.
80 Dall'incontro col sig. Gianni Conedera, in data 8 maggio 2006, vengo a conoscenza che la
decisione di tacere il nominativo di questo decisivo testimone non deriva dalla richiesta del
testimone stesso, ma è volontà dell'autore, che dice aver voluto "fare un gioco" col fine di far
uscire allo scoperto "chi per tanti anni, pur sapendo, avrebbe mentito."
81 Gianni Conedera, L'ultima verità. Da Mirko al dopoguerra. Vicende della lotta partigiana delle
formazioni Garibaldi, Osoppo e Stalin in Camia. 1944-1945, Tolmezzo 2005, pp. 37-42.
82 "I no rivi a comandai" ("Non riesco a comandarli" ) la testimonianza raccolta in merito.
83 G. Conedera, L'ultima verità, cit., pp. 71-74.
84 Viedo Lupieri, La morte in Camia di Aulo Magrini, "Messaggero Veneto", 19 settembre 2005
Lino Filippi, Non fu un colpo solo a uccidere Magrini, "Messaggero Veneto", 22 settembre 2005
Ruggero Vidale, A proposito di Resistenza, "Messaggero Veneto", 3 ottobre 2005
Gianni Conedera, Non rinnego il mio libro sui partigiani in Carnia, "Messaggero Veneto", 28
ottobre 2005
Elio Martinis, La verità su Magrini, "Il gazzettino", 23 novembre 2005
Elio Martinis, Sulla morte di Magrini solo dicerie, "Il nuovo", 25 novembre 2005
Elio Martinis, Il caso Magrini. Due testimoni inconfutabili, "Messaggero Veneto", 26 novembre 2005
Gianni Conedera, Sulla morte di Magrini testimoni poco credibili, "Messaggero Veneto", 17
dicembre 2005
Diana Fabian, La morte di Magrini ecco la verità, "Messaggero Veneto", 28 dicembre 2005
85 Incontro col sig. Conedera. Le fonti sia orali che d'archivio relative alle informazioni dell'uccisione di Magrini da parte partigiana sono state taciute dal sig. Conedera sia sul testo scritto
sia durante l'incontro personale per la volontà di "fare uscire allo scoperto" coloro che avrebbero
mentito per così lungo tempo, perche inedite e quindi troppo preziose per il suo futuro libro e infine
perche rientranti nella propria linea di difesa al processo.
86 Tiziano Dalla Marta, Il volo del rondone, Pasian di Prato 1994.
87 Testimonianza orale dell'arch. Tiziano Dalla Marta, in data 5 maggio 2006.
88 AORF, cartella P2 Comuni del Friuli nella Resistenza, Fasc. 49 Prato Carnico, doc. 1 Annuncio
funebre (16 luglio '44).
89 Insmli, Fondo Malvezzi. Lettere dei condannati a morte della resistenza italiana e europea, b. 9,
fasc. 23
90 Ufficio stampa e propaganda (a cura), Diario storico della Divisione Garibaldi Carnia, cit.
91 AORF, cartella M 1, Fasc.4 Tranquillo de Caneva, Aulo Magrini, Doc. 4 dalla Cronistoria di Pesariis di don Aldo Soavito, libro III, p. 21.
92 Lodovico Zanini (a cura di), Friuli nostro. Antologia per le scuole e per il popolo, "La panarie", Udine 1946.
93 Italo Guidetti. Ricordando Aulo Magrini, Tolmezzo 1947, p. 15.
94 U. Candoni, Sulla tomba di un partigiano. discorso commemorativo della morte di Aulo Magrini, tenuto dall'autore ad Ovaro il 27-7-47.
95 Testimonianza orale di Antonio Casali. in data 19 maggio 2006.
96 B. Agarinis Magrini, Lettere dall'Argentina, cit., p. 122.
97 Non mi è stato impossibile datare con precisione l'intitolazione delle due scuole, da collocarsi in
ogni modo nell'immediato dopoguerra.
98 T. Dalla Marta, Il volo del Rondone, cit., p.145.
99 Leonardo Zanier è nato nel 1935 a Comeglians, in Carnia. Ha lavorato più a lungo all'estero che
in Italia: in particolare in Marocco e in Svizzera: cantieri edili, calcoli in cemento armato, pianificazione del territorio e dei trasporti, intrecciando sempre lavoro produttivo, poesia, ricerca,
scrittura e impegno politico e sociale. Nel 1977 è nominato segretario nazionale e responsabile
dell'Ufficio studi e ricerche dell'ECAP-CGIL (ente di formazione e ricerca del sindacato in
Svizzera) a Roma e riveste importanti cariche in numerosi enti sindacali e nell'ambito del sociale.
Animatore culturale, esperto di formazione degli adulti e tra i più noti e letti autori friulani, anche
fuori dal Friuli; molte delle sua raccolte di versi sono state musicate e tradotte nelle principali lingue europee.
Cos'è il vivere la guerra / per un bambino / il vivere nella guerra / per un bambino / che gioca a
fare il partigiano / con altri bambini / nei boschi / Cos'è per un bambino la morte se non un
vecchio raggrinzito / e inggiallito / dentro una cassa / che inchiodano / e la gente attomo che
piange / come se non capisse / che era troppo vecchio / Cos'è la guerra per un bambino / se non il
gioco più bello / che i grandi / - come tutto - / fanno senza gusto / né misura / Cos'è la scoperta
della morte / per un bambino / la morte di un uomo / non di un vecchio / visto tante volte passare /
o creduto di vederlo / con lo sten e il fazzoletto rosso / per un bambino che ride / cantando con i
cosacchi / le loro canzonii che chiede loro curioso / cosa significhino / i dobra e mamalika e
somaliot e fikifikil? / e ruba loro le cartucce / Forse non è nulla / ma perché allora quella voglia di
sostare e di correre / di piangere e di urlare / appea udito da due partigiani / saltati a terra dai
parafanghi / di una balilla in corsa: "Aulo è morto"? |