Furio Honsell - Sindaco di Udine La strage dell'11 febbraio 1945 |
Carissimi partigiani, carissimi deportati e tutti i loro familiari, carissimi concittadini di Udine, di una città Medaglia d’Oro per la Lotta di Liberazione contro il nazifascismo, prendo la parola oggi in occasione del 64° anniversario della Strage dell'11 febbraio 1945 con commozione, riconoscenza e ammirazione fortissimi e sinceri verso tutte quelle donne e quegli uomini ricchi di ideali che seppero comprendere la tremenda barbarie del fascismo e del nazismo, ne subirono la spietata ferocia ma decisero lo stesso di agire con coraggio per cambiare la società nella quale vivevano e fare la Storia. Non dobbiamo dimenticarlo mai e soprattutto non dobbiamo farlo dimenticare ai nostri figli e alle future generazioni. “Carissima mamma, …la mia coscienza è pulita, non mi hanno accusato di altro che di aver indossato la divisa dei partigiani. … e pensa con orgoglio a me perché ho fatto il mio dovere e faccio l’ultimo sacrificio per la Patria, per i santi ideali della verità, della libertà, e della civiltà.” Lottare e morire per la Verità per la Libertà e per la Civiltà. Non si può aggiungere altro. Goffredo aveva già compreso tutto e lo sapeva “In realtà mi dispiace lasciare la vita, particolarmente ora che avevo capito il grande scopo ed il grande significato”, dice più avanti nella sua lettera. Se oggi possiamo ritrovarci qui come Cittadini Liberi di una Repubblica Democratica è solo grazie al sacrificio di uomini e donne come i ventitre martiri ed eroi il cui sangue ha benedetto questa città il cui sacrifico è uno dei eventi fondanti della nostra comunità libera e civile, della nostra Repubblica. Ventitre giovani partigiani osovani e garibaldini: Carlo, Michele, Osvaldo e Reno Bernardon, Antonio Chinese, Pietro Dorigo, Attilio Giordano, Luigi Klede, Lino Iuri, Fernando e Francesco Lovisa, Fortunato Maraldo, Giovanni Maroelli, Bruno Parmesan, Osvaldo Petrucco, Vincenzo Pontello, Luciamo Pradolin, Renzo Serena, Renato Stabile, Adelchi Tommaso, Gino e Giovanni Zambon. L’ignobile ufficiale nazista che comandava il plotone vigliaccamente disse alla fine della fucilazione, al cappellano del cimitero: “Portate via quella roba”. Sette tra quei giovani avevano meno di vent’anni. Tutti gli altri eccetto uno meno di trenta. Tutti erano innocenti, colpevoli se non di aver indossato la divisa da partigiano di essersi opposti alla violenza e alla barbarie dell’idea folle del nazifascismo. E la loro esperienza ci tocca il cuore e la mente. In quel libro straordinario, ancora troppo poco letto nelle scuole italiane, “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana” compaiono le parole di addio tragiche e nobili di tre di questi eroi. Gesuino Manca detto Figaro, Bruno Parmesan e appunto Luciano Pradolin. Senza la loro lotta coraggiosa, lo sappiamo con certezza, l’Italia non sarebbe rinata dopo la guerra come quella straordinaria comunità democratica di donne e uomini unita sui valori fondanti espressi in quel capolavoro di civiltà, di democrazia ma anche di lucidità razionale e letteraria che è la Costituzione della Repubblica Italiana: la centralità del parlamento, degli istituti di garanzia, dei diritti umani, sociali, politici e civili, e la prevalenza dell’interesse generale sui diritti individuali e la responsabilità verso le future generazioni. La nostra Costituzione, il patrimonio di valori che in essa sono espressi sono il documento più alto che possediamo come cittadini italiani, è il documento fondante della nostra società civile. La verità, la libertà e la civiltà, per le quali si è sacrificato il partigiano Goffredo si sono concretate nella Costituzione. Pensiamo che sia inattaccabile, ci illudiamo che sia ormai scontata e stabilita una volta per tutte, ma non è così. Ripetutamente in questi 64 anni è stata fatta oggetto di tentativi di alterazione e snaturazione. Dobbiamo stare in guardia, con la stessa dedizione con la quale stavano in guardia i giovani che scelsero la guerra partigiana, ed essere pronti ogni giorno a difenderla, è un patrimonio che dobbiamo conservare intatto per i nostri figli ma soprattutto dobbiamo ancora combattere quotidianamente per tradurla nei fatti, perché troppo spesso questa che è la prima legge non è applicata nella sostanza da tanti che ne avrebbero il potere. La Costituzione ci richiama forte a garantire diritti quali quello al lavoro, alla salute, all’educazione, alle pari opportunità di scelta perché tutti possano al meglio realizzare la propria personalità e le proprie aspirazioni, a non perseguire la guerra nemmeno quando è camuffata da azione di pace o di polizia internazionale, ci richiama a doveri quali quello dell’accoglienza verso i cittadini stranieri che nella loro patria non godono dei diritti che essa sancisce per noi, i doveri della tolleranza e rispetto delle culture e religioni diverse dalla nostra, sancisce l’uguaglianza della legge per tutti, l’equità sociale. La costituzione deve essere alla base di ogni nostra azione come amministratori ma anche come cittadini. E la nostra Costituzione, lo ripeto perché questo è il motivo fondamentale dell’attualità imperitura della Resistenza, ha alla propria base i valori della lotta di Liberazione, di valori che si concretarono con il coraggio di tanti giovani uomini e donne, di tutta una popolazione, in un rifiuto della dittatura. La Costituzione è alla base di tutte le Leggi perché contrariamente alle altre che impongono ai cittadini-sudditi il volere dell’autorità la Costituzione invece nasce proprio per limitare questo potere dell’autorità e garantire i diritti. Abbiamo assistito proprio alcuni giorni fa, qui a Udine e a Roma, ad un ignobile e vergognoso tentativo di violare due principi fondamentali della nostra Costituzione. Il primo principio è quello dei diritti fondamentali dell’Uomo e in particolare l’Art. 32 che garantisce oltre al civilissimo diritto alla salute, che nemmeno gli Stati Uniti hanno, anche il diritto di rifiutare le cure, e gli Art. 2 e 13 sulla libertà personale e di disporre del proprio corpo, come diritti inviolabili. Il secondo principio è la separazione dei poteri. Il governo ha cercato con un Decreto Legge di scavalcare il Parlamento, per azzerare una sentenza passata in giudicato. Il potere esecutivo ha cercato di usurpare sia quello legislativo che quello giudiziario. I diritti umani e la separazione dei poteri sono invece le due cifre, i due principi della Costituzione. Come viene riconosciuto dalla prima costituente europea all’indomani della Rivoluzione Francese nella Déclaration des Droits de l’homme et du Citoyen: un paese che non riconosce i diritti dell’uomo e non attua la divisione dei poteri non ha Costituzione. Se ripetiamo le parole del partigiano osovano Goffredo, comandante del battaglione “Val Meduna” studente universitario di Tramonti di Sopra, poc’anzi ricordate non abbiamo null’altro da aggiungere. Abbiano l’obbligo morale ed etico di mantenere vivo il loro ricordo e di diffondere nelle scuole, nella società queste loro gesta e questi loro ideali. Questi non sono sufficientemente noti, e se lo sono vengono troppo spesso dimenticati. Ci insegnano che c’è una differenza tra giustizia e legalità. Perché anche lo stato più ingiusto può essere perfettamente legale, e noi dobbiamo saperlo riconoscere e non lasciare che ci confondano e confondano le idee dei nostri giovani facendo coincidere questi due concetti. La giustizia va oltre la legalità. Come ci insegna la Lotta di Liberazione, la giustizia deve anche andare contro la legalità alle volte, per trionfare. E la verità, la civiltà e la libertà, per citare ancora una volta le parole del partigiano Goffredo, stanno dalla parte della giustizia. Quali storie di straordinario coraggio e volontà di libertà sono quelle della Resistenza! Come primo cittadino di Udine Città insignita della medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione a nome di tutto il Friuli, e soprattutto come primo cittadino di una giunta democratica di centro sinistra, sento fortissima la responsabilità di esprimere i valori fondanti della Resistenza e soprattutto della Resistenza Friulana, e di attingere ad essi come fonte di ispirazione per ogni nostra azione quotidiana di amministratori e cittadini. La Resistenza non deve essere relegata alla storia. È attualissima. Ragionate con me. La scelta dei partigiani fu una scelta di coraggio, una scelta tra un’idea di società migliore che non avevano mai avuto modo di conoscere ma che credevano possibile, e una società che ebbero l’intelligenza e la forza di sentire come peggiore resistendo a tutte le propagande e indottrinamenti fascisti. Mi colpisce sempre la capacità di scelta individuale che seppero avere Rosina Cantoni e tutti coloro che vissero la Resistenza, dai capi delle formazioni partigiane al più umile e giovane bambino bruciato vivo nelle rappresaglie: avevano capito dove stava il meglio e per questo ebbero il coraggio anche di morire. Cari amici non stanchiamoci mai di progettare da protagonisti un futuro migliore. Viva la Resistenza, viva la Costituzione, vivano i 23 martiri della strage dell’11 febbraio 1945 presso il muro di cinta del cimitero di Udine! Udine, 15 febbraio 2009
|