Stragi nazifasciste

5400 episodi 23.000 vittime

qui l'elenco completo delle stragi nazifasciste in Italia


1943

18 agosto
CASTIGLIONE DI SICILIA
(Catania)
Soldati tedeschi in ritirata (l'armistizio non è stato ancora firmato e Italia e Germania sono ancora alleate; gli americani sono da poco sbarcati sull'isola), entrano nel paese, bruciano le case e sparano su tutti quelli che che incontrano: I morti sono 16 e 20 i feriti più gravi.

9 settembre
BARLETTA
(Bari)
In seguito a un tentativo di resistenza, peraltro non riuscito, all'occupazione tedesca dopo l'armistizio, sono massacrati in piazza 33 cittadini presi a caso. Tra questi 2 netturbini e 11 vigili urbani ritenuti responsabili dell'ordine pubblico, perché vestivano una divisa.

13 settembre
AVERSA-CONIRADA CASALUCE
(Caserta)
In seguito a un colpo di fucile sparato da un marinaio italiano nel porto di Napoli contro un carro armato tedesco, 14 Carabinieri vengono arrestati, trasportati ad Aversa e qui uccisi per rappresaglia. Prima dell'esecuzione si sono dovuti scavare la fossa e si sono dovuti inginocchiare uno accanto all'altro.

16/24 settembre
RIONERO IN VULTURE
(Potenza)
Dai tedeschi in ritirata vengono in questo periodo massacrati 17 contadini, rei di aver sottratto alla requisizione dei reparti in fuga alcuni generi alimentari, nascostinelle case.


19 settembre
BOVES
(Cuneo)
Molti soldati dei reparti italiani che si sono sciolti l'8 settembre, si radunano nei boschi. Il 16 settembre i tedeschi intimano la resa e la consegna di tutte le armi e ottengono solo uno sdegnoso rifiuto. Il 19 comincia il massacro della popolazione civile che dura per qualche giorno. Alla fine le case bruciate sono oltre 350 e i cittadini trucidati 45. Mesi dopo la zona sarà nuovamente teatro delle violenze naziste e vi saranno altre 59 vittime.


22/23 settembre
MEINA
(Novara)
Nella notte tra il 22 e il 23 settembre un reparto di SS si presenta al Grand Hotel, dove sono rifugiate alcune famiglie ebree in attesa di poter passare in Svizzera. Si tratta complessivamente di 16 persone. 12 di queste vengono uccise nella stessa notte, nel salone dell'albergo, con un colpo di pistola alla nuca. Gli altri 4, un vecchio nonno con 3 nipotini, all'alba sono fatti salire su di una barca, trasportati al centro del lago Maggiore e, quindi affogati.

2/3 ottobre
ACERRA
(Napoli)
In seguito al ferimento di un maresciallo tedesco, preposto alla requisizione di automezzi privati, per rappresaglia viene incendiato l'intero paese, senza nessun preavviso. A chi tenta di uscire dalle case durante l'incendio vengono sparate raffiche di mitra. Muoiono arsi in questo eccidio 87 persone, tra cui molte famiglie al completo con donne e bambini.

2 ottobre / 1 maggio 1945
FOSSE DEL NATISONE (Cividale del Friuli - Udine)
Nella sede della caserma "Principe di Piemonte", requisita dai tedeschi, vengono torturate, massacrate e fucilate centinaia di persone, senza nessuna parvenza di processo. I corpi venivano gettati nel torrente Natisone che scorreva lungo il muro della caserma. A liberazione avvenuta furono esumate 105 salme, di cui pochissime identificate. Non si conosce nemmeno approssimativamente il numero totale dei martiri.

5/6 ottobre
LANCIANO
(Chieti)
Il 5 e il 6 ottobre scoppia la rivolta generale contro gli occupanti nazisti. Cadono in combattimento 50 soldati tedeschi. Seguono spaventosi massacri e moltissime fucilazioni di cittadini presi a caso. Tutte le case vengono metodicamente saccheggiate e rase al suolo. Nonostante l'ordine categorico dei nazisti, la popolazione rifiuta di abbandonare la città. Lanciano è liberata dagli Alleati il 3 dicembre e, da quel giorno fino al giugno 1944, i tedeschi per vendetta la bombardarono quasi quotidianamente. I morti, complessivamente, sono oltre 1.000. Città dichiarata Martire e decorata di Medaglia d'Oro al V. M..

6 ottobre
BELLONA
(Caserta)
In seguito all'uccisione di un soldato tedesco, provocata dal fratello di una donna che stava per essere da lui violentata, si ha una terrificante rappresaglia. Il paese viene circondato, le case tutte saccheggiate e 54 abitanti, tra cui 6 sacerdoti, sono portati in una cava di pietra e qui uccisi a raffiche di mitra. Con delle mine fatte esplodere si cerca di occultare il misfatto. Oggi questo luogo sacro è stato ribattezzato dal popolo "La Cava dei Martiri".
10/10/97: con "motu proprio" il Capo dello Stato O. L. Scalfaro ha conferito alla città la Medaglia d'Oro al V. M..

13 ottobre
CAIAZZO
(Caserta)
Due ore prima dell'arrivo delle truppe alleate, senza nessun plausibile motivo, spinto da cieca rabbia e da bramosia di bottino, un reparto tedesco in ritirata massacra 22 contadini, tra cui donne e bambini. Le case sono saccheggiate e incendiate.

22 ottobre
PIETRALATA
(Borgata di Roma)
La popolazione della borgata, affamata, si impossessa di alcuni viveri lasciati dai soldati italiani nel Forte di Pietralata dopo l'8 settembre. I tedeschi che volevano rapinare quanto era rimasto, per rappresaglia fucilarono 10 giovani, accusati di simpatizzare per i comunisti. All'ultimo momento uno dei 10 viene risparmiato perchè non aveva ancora compiuto i 14 anni, ma immediatamente è sostituito con un ciclista di passaggio che viene fucilato.

19 novembre
PIETRANSIERI
(frazione di Roccaraso L'Aquila)
I tedeschi in ritirata incendiano e distruggono l'intero paese. Si ordina la deportazione in massa dell'intera popolazione che non può portare via nulla di tutto ciò che possedeva. 128, tra vecchi e bambini, che non potevano camminare con la massa o che non riuscivano a tenere il passo, vengono massacrati sul posto e durante il trasferimento. Città Martire e Medaglia d'Oro al V.M..

2 dicembre
LOVERE
(Bergamo)
I fascisti della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) fucilano in piazza 13 giovani che avevano professato apertamente idee antifasciste, dopo aver fatto subire loro atroci torture.

22 dicembre
BORGOSESIA
(Vercelli)
Il 21 dicembre '43, il 63° battaglione della legione "Tagliamento" al comando del famigerato Zuccari, composto da 500 uomini ben armati, raggiunge ed occupa Borgosesia. La milizia fascista è in Valsesia per liquidare" la "Banda Garibaldina". Posti di blocco vengono istituiti all'entrata di Borgosesia e Giuseppe Osella, imprenditore locale che tanto aveva aiutato la Resistenza, viene riconosciuto e arrestato. Trascinato in Municipio dove sono già trattenuti altri ostaggi, viene legato e malmenato insieme agli altri sventurati. In ora antimeridiana del 22 dicembre, i condannati Adelio Bricco, Enrico Borandi, Mario Canova, Giuseppe Fontana, Emilio Galisiotti, Angelo Longhi, Silvio Loss, Renato Topini e Giuseppe Osella vengono portati dinanzi alla Chiesa di Sant'Antonio, addossati al muro e fucilati.

28 dicembre
CARDITO
(frazione di Vallerotonda-Frosinone)
Senza motivo, per puro sadismo, un reparto motorizzato di Alpenjëger tedeschi, incrociando una colonna di profughi, per la maggior parte donne, bambini e vecchi che trascinavano le loro povere masserizie, li mitraglia e ne uccide 37. Molti rimangono feriti.

28 dicembre
CAMPEGINE
(Reggio Emilia)
Eccidio dei sette fratelli Cervi presso il Tirassegno di Reggio Emilia. A ciascuno di essi, prima dell'esecuzione è chiesto di aderire alla Repubblica Sociale: in tal caso avrebbero salva la vita. Tutti rifiutano sdegnosamente.

30 dicembre
FRANCAVILLA AL MARE
(Chieti)
L'abitato della cittadina è distrutto al 90% per mezzo di un tappeto di mine. In seguito al ritrovamento del cadavere di un soldato tedesco, per rappresaglia vengono trucidati 20 paesani, catturati nelle pochissime case ancora in piedi. I loro cadaveri, per disprezzo, vengono gettati in un letamaio.

31 dicembre / 3 gennaio 1944
BOVES
(Cuneo)
Si ha a Boves una seconda violenta rappresaglia tedesca dopo quella terribile del 19 dicembre. Questa volta le forze impiegate sono molto più numerose e dopo un meticoloso saccheggio vengono distrutte dalle fondamenta oltre 500 case. Nelle strade del paese vengono trucidati 59 giovani.

1944


SESTO S. GIOVANNI (Milano)
Durante gli scioperi delle fabbriche nel 1944 vengono arrestati oltre 1.000 lavoratori. 700 di essi vengono deportati nei lager, 250 muoiono durante questa deportazione, 29 vengono fucilati per rappresaglia, 5 sono assassinati in carcere. Complessivamente questo comune ha dato oltre 3.000 giovani alle leve partigiane. Altissimo il numero dei caduti in combattimento.

MARTINETTO DI TORINO (Poligono di Tiro)
L'ala sinistra del Martinetto e il cortile detto del "Tiro alla pistola", furono usati dai fascisti per le esecuzioni. I fucilati nel periodo della occupazione nazista furono 61 identificati, e precisamente: 32 operai, 7 studenti, 7 impiegati, 5 professionisti, 5 militari, 3 sacerdoti e 2 contadini. Oltre a questi, che comunque subirono una parvenza di processo, ne furono uccisi altri, ma di essi non si conosce né l'identità, né il numero esatto.

FORTE BRAVETTA (Roma)
Durante il periodo fascista veniva usato per le condanne di fucilazione emesse dai Tribunali Speciali Fascisti. Non si conosce il numero esatto dei condannati. Nei nove mesi di Roma occupata furono eseguite 77 condanne a morte tra cui il sacerdote Don Giuseppe Morosini. Esecuzioni che durarono sino al 3/6/1944.

PEVERAGNO
(Cuneo)
In piena mattina, mentre il paese era affollato per il mercato settimanale, le SS irrompono nella piazza e aprono il fuoco sulla folla dei contadini: i caduti sono 29. Le case vengono poi incendiate e distrutte. Non si può trovare nessuna ragione plausibile per questo eccidio.

13 febbraio
MEGOLO - PIEVE VERGONTE
(Novara )
Alla fine di gennaio del '44 i comandanti garibaldini, per l'avanzare dell'inverno e la scarsità di munizioni nonché le notizie ricevute sulle consistenti avanguardie nazifasciste all'imbocco della Valstrona, decidono in una riunione svoltosi a Campello Monti con tutti i membri del CLN provinciale di ricongiungere tutte le forze partigiane a Megolo per preparare un piano di difesa. Il concentramento è fissato per domenica 13 febbraio '44. Alle 6,30 del mattino forze nazifasciste attaccano il paese di Megolo, incendiando case, arrestando civili inermi. Le truppe partigiane rifugiate nella parte alta di Megolo esattamente a Cartavolo vengono allertate da un partigiano mattiniero, che per andarsi a lavare ad un rigagnolo lì vicino, aveva visto le case incendiare. Dopo un attimo di stupore i patrioti sono pronti a prendere le loro postazioni. In totale i partigiani saranno una cinquantina, con qualche fucile mitragliatore, una cassa di bombe a mano e pistole. Di fronte hanno una forza di 250 uomini ben armati. Nonostante la differenza degli eserciti in campo, quel gruppo di uomini coraggiosi e tenaci, costringe il cap. Simon - che coordina l'attacco antipartigiano - a chiedere rinforzi. Ad un certo punto il nemico agita stracci bianchi quasi volesse arrendersi. È un ignobile trucco ed i partigiani non abboccano anzi, contrattaccano dal centro e dalle ali. L'azione tempestiva ributta i nazisti oltre le prime case di Megolo. L'azione dei partigiani non solo crea confusione ma anche perdite da parte del nemico. I partigiani si ritirano nella postazione primitiva e propio in questa manovra, a colpi di mitra viene abbattuto il partigiano diciottenne Elio Toninelli. Ai nazifascisti arrivano rinforzi, la battaglia riprende aspra. Le cose si mettono al peggio, la mitragliatrice Breda che il giovane "Bartolo" ha fatto cantare così bene si inceppa e lui viene colpito a morte. Sono le 10,45 quando si indeboliscono le speranze, le munizioni cominciano a scarseggiare: Paolo Bassano, Carlo Antibo, Elio Toninelli, Paolo Marino e Bartolomeo Crea sono i primi cinque morti della battaglia di Megolo. Non appena i nazifascisti lasciano il paese, ha inizio la lunga processione di gente di Megolo: uomini, donne e giovinette salgono verso il luogo del sacrificio e raggiungono il vecchio e grosso castagno. Vengono raccolte le salme di Beltroni, Di Dio, Carletti, Citterio, Toninelli, Creola, Pajetta e Clovena. I 12 caduti del 13 febbraio '44 vengono composti e allineati in un cascinale confinante con l'Asilo, sono le ultime ore che le salme trascorreranno insieme.

Marzo
MONTALTO
(frazione di Cessapalombo - Macerata)
In successivi giorni, "per dare l'esempio", le brigate nere fucilarono 31 giovani del luogo, sulla piazza principale. La frazione conta solo 300 abitanti.

10 marzo
MONCHIO
(frazione di Palagano - Modena)
Paracadutisti della divisione SS "Herman Goering" massacrano nei modi più inauditi, spesso a colpi di baionetta, 130 civili di questa frazione di soli 800 abitanti. Si tratta della più terribile strage compiuta dai nazisti nell'Appennino modenese. Il motivo addotto è quello di terrorizzare la popolazione perché non aiuti in nessun modo i partigiani che sono sullo montagne. Dopo l'eccidio le case vengono tutto saccheggiate e bruciate. In realtà si ottiene l'effetto opposto: i superstiti divengono i maggiori collaboratori dei combattenti nella offensiva d'estate che porta alla libera Repubblica Partigiana di Montefionino.

20 marzo
CERVAROLO
(frazione del Comune di Villa Minozzo - Reggio Emilia)
Paracadutisti della divisione SS "Herman Goering", al comando del capitano Hartwing, distruggono il paese dopo averlo interamente depredato e dopo aver massacrato donne e bambini. Gli uomini superstiti vengono ammassati in un cortile, denudati, lasciati per ore nella neve. Alla fine 27 di essi vengono fucilati.

22 marzo
FIRENZE CAMPO DI MARTE
(Tribunale Fascista di Firenze)
Per dare un esempio 5 giovani renitenti alla leva vengono fucilati davanti a reparti di reclute appositamente schierati. Questo tribunale fascista, presieduto dal generale Raffaele Berti, in solo due mesi, per la stessa ragione ha comminato 23 condanne a morte.

22 marzo
CESSAPALOMBO
(Macerata)
26 giovanissimi partigiani, tra i quali alcuni ragazzi di 15/16 anni, si arrendono alle brigate nere durante un rastrellamento in cambio della promessa di aver salva la vita. Vengono tutti immediatamente fucilati.

24 marzo
FOSSE ARDEATINE
(Roma)
Nel primo pomeriggio del 24 marzo, presso una cava di pozzolana sulla via Ardeatina, venivano segretamente trucidati dai nazifascisti comandati dal comandante Kappler 335 martiri di età compresa tra i 15 ed i 78 anni, di ogni professione, atei, cattolici ed ebrei. Pretesto dell'eccidio è stato l'attentato partigiano, avvenuto il giorno prima in via Rasella ai danni del battaglione Bozen, nel quale rimasero uccisi 33 soldati tedeschi; il comando germanico stabilì nella misura di 10 italiani per ogni tedesco caduto, il prezzo della vendetta su Roma Città Aperta.

28 marzo
MONTEMAGGIO
(in Vai d'Elsa - Siena)
Le Brigate nere catturano 17 giovani che non si erano presentati ai bandi di richiamo alle armi e, senza nessuna parvenza di processo, li fucilano in piazza, davanti alla popolazione radunata. Oltre ai 17 giovani trucidati, altri due, che avevano tentata la fuga, sono stati inseguiti ed uccisi. I martiri, quindi, sono 19.

30 / 31 marzo
RANNE DI GRAGAGNO
(Gorizia)
Reparti della Decima Mas e un gruppo di SS sorprendono 23 ex militari italiani, disarmati, provenienti dal XIII Reggimento fanteria "Isonzo", che si erano fermati per rifocillarsi. Solo 3 riescono a fuggire. L'unico ufficiale, un sottotenente, viene immediatamente impiccato con filo di ferro, I 22 soldati, insieme a 10 anziani del luogo, vengono trucidati a raffiche di mitra mentre, incolonnati, marciano verso la vicina Aiello. Non è stata possibile alcuna identificazione dei caduti.

3 aprile
CUMIANA
(Torino)
Per rappresaglia, dopo un breve combattimento con gruppi di partigiani, i tedeschi, non avendone catturato nessuno, si scagliano contro la popolazione del luogo. 58 cittadini che erano rimasti nelle loro case, vengono catturati, ammassati in un porcile e qui massacrati a colpi di mitra e di bombe a mano.

3 aprile
OPICINA
(Trieste)
Per rappresaglia, avendo la popolazione locale fornito viveri a una brigata partigiana, i tedeschi rastrellano 72 abitanti e li uccidono a raffiche di mitra, dopo averli divisi in gruppi di dieci.

6 / 7 aprile
MASSACRO DELLA "BENEDICTA"

Alla "Benedicta", antico convento trasformato in cascinale, situato sull'Appennino ligure piemontese, era sistemata l'intendenza della terza brigata "Garibaldi". Wui venivano molti giovani che, per sfuggire ai bandi di reclutamento e ai rastrellamenti, ingrossavano le file di due unità partigiane: la terza "Garibaldi" e la brigata autonoma "Alessandria". Il 6 aprile le truppe tedesche effettuano un rastrellamento con l'impiego di oltre 5000 uomini, artiglieri e aerei. La battaglia è cruenta e si conclude con la sconfitta delle truppe partigiane. All'alba del 7 aprile inizia la feroce rappresaglia sui prigionieri: 75 giovanissimi, privati di ogni effetto personale che potesse poi identificarli, sono fucilati nei pressi del Convento a gruppi di 5. Altri 78 vengono massacrati in varie località della zona e 149 sono deportati nei lager, da cui quasi nessuno farà ritorno.


7 aprile
CASTELDELCI
(Pesaro)
Le SS per rappresaglia, non avendo potuto catturare un gruppo di partigiani, avvisati dalla popolazione e riparati in montagna, massacrano a Fragtheto (frazione di Casteldelci) 39 contadini, tra cui alcune donne e molti bambini. Tra questi anche un dodicenne chiuso in un busto di gesso per una frattura alla spina dorsale che, rimasto ferito, implora inutilmente di essere salvato. Nella strage viene sterminata l'intera famiglia Gabrielli, composta di 9 adulti e di un bambino di pochi mesi.

Aprile
LEONESSA

Cummulata, 5 aprile 1944. É sera. Una fanatica delle SS per un accecante odio contro i compaesani, fa sterminare tutti gli uomini della piccola frazione. Trucidati 12 uomini.
Leonessa, 7 aprile 1944, ore 15 di Venerdì Santo: Don Concezio Chiaretti, analogamente al Padre Pappagallo alle Ardeatine, benedice morendo i compagni di sventura, che prima derubati e insultati, cadono a cinque a cinque sotto un solo colpo alla nuca sul Golgota di Leonessa. Poi le SS fuggono, schifati dal sangue innocente, che impregnando le loro divise, li ha penetrati fino all'anima. Trucidati 23 uomini. Poi altri caduti: 2 a Villa Gizzi; 2 a Villa Pulcini; 6 a Villa Carmine; 3 a Riovalle; 3 raggiunti a Rieti. Altri ancora trucidarono nei mesi seguenti e prima del Venerdì Santo, nella Valle Santa, a Rieti e nella Sabina.

13 aprile
PARTINA Dl BIBBIENA (Arezzo)
Reparti di SS di passaggio distruggono totalmente il villaggio dopo averlo saccheggiato. Raccolgono poi tutti gli uomini validi e ne massacrano 29 a raffiche di mitra.

13 aprile
MOSCAIO Dl BIBBIENA
(Arezzo)
Accusati di aver simpatizzato con i partigiani, 8 abitanti vengono portati sulla piazza principale dalle SS, cosparsi di benzina e bruciati davanti a tutta la popolazione.

22 aprile
GUBBIO
(Perugia)
Prima di abbandonare la città, reparti di truppe tedesche, per pura ferocia, senza. alcuna giustificazione plausibile, massacrano 40 ostaggi a raffiche di mitra, dopo averli costretti a scavarsi la fossa.

23 aprile
TRIESTE
Come rappresaglia per un attentato dinamitardo a palazzo Rittmeyer, sede delle truppe tedesche d’occupazione, in via Ghega furono impiccate 51 persone. Per giorni i corpi delle vittime, prelevate dalle carceri cittadine o fermate per strada, furono lasciati penzolare dalle finestre e lungo lo scalone interno del palazzo che ora ospita il Conservatorio, come monito per la popolazione triestina.

24 aprile
SANTA LUCIA DI S. GIOVANNI VALDARNO
(Arezzo)
A San Giovanni Valdarno le donne non permettono ai militi della G.N.R. di uccidere tre partigiani catturati. I repubblichini, risaliti con i prigionieri sulla corriera, ripartono in fretta. Qualche ora dopo un giovane sacerdote don Forzoni riferirà che i militi della G.N.R. hanno fucilato i tre prigionieri nella vicina frazione di Santa Lucia.

27 aprile
RECOARO TERME
(Vicenza)
In seguito all'uccisione di un tedesco sorpreso a rubare, vengono interamente incendiate e distrutte le contrade di Carnale, Storti e Pace. Le case rase al suolo sono 70. Non è calcolabile il numero dei morti.

4 maggio
ARCEVIA
(Ancona)
A 64 chilometri da Ancona, su di un'altura nota come Monte S. Angelo, avviene uno scontro tra truppe tedesche e pochi partigiani. Per rappresaglia i tedeschi si scagliano contro la popolazione inerme della zona circostante. Tutte le case vengono incendiate e in esse trovano la morte donne e bambini. Alla fine i massacrati sono 65.

5 maggio
MOMMIO E SESSALBO
(frazione di Fivizzano - Massa)
La gran parte della popolazione di Mommio, avvertita dai partigiani, abbandonò la frazione prima del rastrellamento nazista. Ma 6 abitanti vollero rimanere nelle loro case e furono fucilati dalla soldataglia germanica. Nella vicina località di Sassalbo 16 abitanti di sesso maschile furono fucilati sulla piazza del paese. I superstiti delle due località, rientrati dai rifugi, spensero gli incendi, sotterrarono i loro congiunti uccisi e raggiunsero le formazioni partigiane sui monti.

9 maggio
CHESIO (Novara)
La sera dell'8 maggio, sei partigiani scendono dalla Loccia per effettuare le provviste a Chesio; devono risalire alle baite nelle prime ore del mattino seguente ma sono intercettati da un reparto fascista della "Tagliamento". Un partigiano, Elio Sanmarchi, rimane ucciso nella sparatoria, altri suoi cinque compagni vengono feriti e catturati; vengono trascinati in un locale dell'osteria della borgata e sottoposti a torture: non parlano, non rivelano i nomi dei loro compagni, nè dove sono accampati. Accorre don Giacoletti, parroco di Chesio, che mette in atto ogni tentativo per salvare la vita a quei ragazzi, tanto giovani, già barbaramente torturati dai briganti neri. A nulla servono le accorate preghiere del Sacerdote che offre la propria vita in cambio della loro. Dinanzi alla Chiesa della Madonna della Cravetta, nella piazzetta, don Giacoletti è costretto ad assistere all'eccidio dei giovani partigiani Nardino Bariselli, Enrico Bionda, Nicola D'Angelo, Rodolfo Morandi e Giovanni Sozzi.


9 maggio
FORNO
(Novara)
A Forno, in Valstrona, vi è un ospedaletto garibaldino. Reparti della "Tagliamento" nelle prime ore del 9 maggio del 1944 arrivano al piccolo ospedale, probabilmente guidati da spie. Il dottor Vito Casalburo, che dirige l'ospedaletto partigiano, nella speranza che i fascisti, messi a conoscenza del fatto che nell'ospedaletto vi sono solo degenti e medici (in possesso di qualche rivoltella), desistano dal mettere in atto il loro piano di morte, esce allo scoperto e dichiara di arrendersi. Interviene pure don Giulio Zolla, prevosto di Forno, che, rivolgendosi all'ufficiale fascista, il tenente Filippi lo prega di risparmiare la vita "a quei figlioli" e gli ricorda che ovunque e in ogni tempo, il vero soldato ha il dovere di richiamarsi al senso di umanità. Il tenente Filippi risponde al Prevosto: "Non vi sarà spargimento di sangue", ma appena si allontana il parroco fa disporre medico, infermieri e partigiani feriti contro il muro con le mani legate e li fa mitragliare. Nel tragico episodio perdono la vita nove persone: Vito Casalburo, Gianni Castaldi, Adriano Carrà, Luigino Comoli, Bruno De Micheli, Piero De Micheli, Aurelio Godi, Gino Meneghini, Piero Meneghini.

19 maggio
COLLE DEL TURCHINO
(Genova)
Si tratta di un colle attraversato dall'omonimo passo dell'Appennino Ligure, che mette in comunicazione tra loro le valli del torrente Leiro (Riviera di Ponente) e quella della Stura, in provincia di Alessandria. È stato un luogo spesso usato dai tedeschi e dai fascisti per fucilare i prigionieri del carcere di Marassi (Genova) o cittadini catturati nelle vicinanze. Il 19 maggio 1944 sono qui portati 59 detenuti politici provenienti dai rastrellamenti della "Benedicta". Su di una grande fossa vengono messe delle tavole e i prigionieri fatti passare su di esse a due a due. In quel momento vengono mitragliati e precipitano tutti nella Fossa Comune.

27 maggio
AGOSTA - Madonna della Pace

La mattina del 26 maggio 1944, le truppe naziste in ritirata dalla Valle dell'Aniene, a seguito dell'uccisione di uno dei loro, certamente avvenuta in conflitto con gruppi di partigiani, operanti nella zona dei Comuni di Canterano, Rocca Canterano Subiaco, Cervara di Roma e Agosta effettuavano un vasto e rapido rastrellamento nei campi e nei casolari. 15 persone, fra le quali un uomo di 78 anni, furono raggruppate a 500 metri dalla frazione "Madonna della Pace" del Comune di Agosta, mitragliati e poi abbandonati, morti o agonizzanti, in un lago di sangue.

4 giugno
LA STORTA
(Borgata di Roma)
14 detenuti del carcere di Via Tasso appena abbandonato dai tedeschi in fuga, tutti torturati e fisicamente distrutti, vengono assassinati a colpi di mitra al quattordicesimo chilometro della Via Cassia. Tra i martiri c'è il vecchio sindacalista Bruno Buozzi. Un secondo camion con altri 29 prigionieri che dovevano subire la stessa sorte, non è mai partito dal carcere, perché guasto.

7 giugno
VICOVARO
(Roma)
La sera del 7 giugno 1944, gli abitanti di Vicovaro che ormai da tempo si erano rifugiati in località Pratarelle per sfuggire alle truppe naziste in ritirata, furono sorpresi dal presidio tedesco di Vicovaro che iniziarono ad incendiare le capanne e ad uccidere donne e bambini: i morti sono 30.

7 giugno
FILETTO
(L'Aquila)
In seguito al ritrovamento del cadavere di un soldato tedesco ucciso dai partigiani, un reparto della 114° divisione Alpenjëger, comandato dal capitano austriaco Matthias Deffregger si precipita sul paese, saccheggia le case e trascina oltre 200 pacifici abitanti a un chilometro, sulla via di Camarda. Dopo molte ore di attesa, a mezzanotte, con una mitragliatrice i nazisti cominciano a sparare sulla massa. La folla, con la forza della disperazione, si scaglia sui soldati e molti riescono a fuggire nei boschi. Sul terreno rimangono 17 cadaveri.

7 giugno
PREMARIACCO
(Udine)
Per rappresaglia contro alcuni partigiani che operavano sulle montagne, vengono prelevati dal paese 22 giovani di cui non si è mai saputo più nulla. L'intero abitato viene incendiato e in questo fuoco molti sono morti.

8 giugno
PIEVECCHIA
(Pontassieve - Firenze)
In una casa 2 soldati germanici stanno giocando a carte. Ad un tratto entrano alcuni partigiani e, non si sa perché, dal mitra di uno di loro parte una raffica che uccide uno dei nazisti, mentre il secondo riesce a fuggire. I partigiani abbandonano la casa. Dopo poco una formazione di SS invade Pievecchia e cattura tutti gli uomini della casa in cui si è svolto il fatto e cattura alcuni passanti. 14 uomini, tra cui un ragazzo di 15 anni, allineati lungo un muro, vengono falciati dalla mitraglia.

11 giugno
ONNA
(L'Aquila)
Le truppe tedesche in ritirata, avide di bottino, mettono a ferro e fuoco il piccolo paese e saccheggiano tutte le case. Chi tenta di resistere, soprattutto le donne che volevano difendere i pochi oggetti d'oro che possedevano, viene inesorabilmente massacrato. Sono uccisi così 16 paesani.

11 giugno
RECOARO TERME
(Vicenza)
In seguito ad azioni di guerra partigiana effettuate sulle montagne vicine, un reparto tedesco, per rappresaglia, uccide a raffiche di mitra tutti gli uomini validi della contrada Borra. I caduti sono 15.

14 e 15 giugno
CHIUSI DELLA VERNA
(Arezzo)
Sulla strada per la "Melosa", alle ore 15 avviene uno scontro a fuoco tra una pattuglia di partigiani e militari nazisti che sono a bordo di una motocarrozzella. Un militare germanico rimane ucciso. Immediata la furibonda reazione nazista che, dopo aver occupata la località, inizia - con sadismo - la rappresaglia. Sono uccise dieci persone innocenti, tra le quali il Parroco di Chiusi della Verna ed una suora di carità.

20 giugno
PIAN D'ALBERO
(Firenze)
La notte tra il 19 e 20 giugno 1944 i nazisti attaccano una casa colonica in cui si trovano giovani partigiani. Ha inizio un furibondo scontro a fuoco. Nel ritirarsi i nazisti incendiano la cascina e si trascinano dietro 18 partigiani. Giunti vicino ad Incisa, scelgono un campo isolato, dove, lungo un viottolo, ci sono18 ulivi subito destinati a forche per i giovani partigiani.

20 giugno
FONDOTOCE
(fraz. di Verbania - Novara)
Nel giugno del 1944 le formazioni partigiane della Valgrande sono sottoposte a rastrellamenti. Dopo lunga lotta 43 combattenti sono catturati, tra cui una donna incinta. Vengono sottoposti tutti a drammatiche torture e fatti camminare fino allo spasimo in fila di 3 attraverso Intra, Pallanza e Fondotoce dietro un grande cartello con scritto: "SONO QUESTI I LIBERATORI D'ITALIA? OPPURE SONO BANDITI?" A sera i Martiri vengono tutti fucilati. Se ne salva uno solo rimasto ferito sotto il mucchio dei cadaveri.


22 giugno
(Località di Vezzano - Reggio Emilia)
In seguito al tentativo fatto dai partigiani di sabotare un ponte a qualche chilometro dal paese, le SS compiono un rastrellamento generale degli abitanti e massacrano 32 di essi, tra cui molte donne e bambini, prima mitragliandoli e quindi bruciandoli. Per ultimo viene gettato nel rogo un bambino di 18 mesi, ancora vivo.

26 e 27 giugno
AIUOLA
(Cortona - Arezzo)
Il 26 giugno tre soldati nazisti, con la minaccia delle armi, obbligano il fattore della tenuta "Crocioni dell'Aiuola", a consegnar loro una cavalla ed alcune botti di vino. Mentre stanno uscendo dalla fattoria i nazisti s'imbattono in una pattuglia partigiana ed ha luogo uno scontro a fuoco, che si conclude con l'uccisione di due germanici, mentre il terzo riesce a fuggire. Nella mattina del 27 giugno i nazisti ritornano nella località, uccidono alcune persone e, infine, fanno saltare con la dinamite la fattoria e le case adiacenti. Undici uomini rastrellati vengono chiusi in una delle case coloniche destinate alla distruzione e periscono sotto le macerie.

28 giugno
RIVA DEL GARDA
(Trento)
11 partigiani cattolici della brigata "Fiamme Verdi", comandati dal ten. della "Julia" Giasone Franchetti, sono catturati dalle SS. Subiscono le torture più atroci e quindi vengono tutti fucilati.

29 giugno
BUCINE
(Arezzo)
Senza alcun motivo plausibile i tedeschi in ritirata entrano nella frazione di S. Pancrazio e, circondato il Castello/Fattoria Pierangeli, in un grande scantinato riuniscono i 74 paesani. Dopo aver depredato le loro case, li uccidono tutti.

29 giugno
CETICA
(fraz. S. Niccolò - Arezzo)
All'alba forze naziste occupano la frazione di Cetica, ordinano alla popolazione di rimanere nelle rispettive abitazioni ed incendiano le case. Gli abitanti, per non morire bruciati vivi, tentano la fuga e 13 persone sono catturate e fucilate sul posto. Nel pomeriggio una formazione partigiana, inattesa dai nazisti, contrattacca il nemico, provocandogli scompiglio e gravi perdite. Nel cruento scontro anche undici partigiani perdono la vita.

29 giugno
CIVITELLA IN VAL Dl CHIANA
(Arezzo)
Reparti di SS, ai quali si sono aggregati gruppi di repubblichini, circondano il paese ed iniziano la caccia all'uomo. Si uccide lungo le strade, nelle piazze, si sfondano gli usci delle abitazioni e gli uomini vengono uccisi anche nel loro letto. Vengono anche massacrati tutti i vecchi che si trovano al ricovero di mendicità e man mano che la strage si compie, i fabbricati vengono dati alle fiamme. C'è anche la chiesa gremita per il giorno di festa; i nazisti vi entrano di prepotenza e catturano tutti gli uomini, compreso il Parroco don Alcide Lazzari. A gruppi di cinque vengono uccisi con raffiche di mitraglia. In tutto 189 morti.


29 giugno
GUARDISTALLO
(Pisa)
La mattina del 29 giugno SS in ritirata si scontrano con formazioni partigiane della "Brigata Garibaldi" in località Brucia. I nazisti inferociti scatenano un vasto rastrellamento di civili. Ne trascinano una sessantina circa in una piccola valle vicina e li massacrano a gruppi di dieci persone per volta, seppellendoli poi in una fossa comune.

4 luglio
CASTELNUOVO DEI SABBIONI
(fraz. di Cavriglia - Arezzo)
Le truppe tedesche, al momento di abbandonare il paese, incalzate dai soldati alleati, raccolgono nella piazza tutta la popolazione. Fanno allontanare le donne dicendo loro: "Qui da noi fare grande luce". 73 uomini vengono mitragliati e sul mucchio dei morti e dei feriti vengono ammassati mobili e suppellettili presi dalle case. Il tutto è cosparso di benzina e incendiato. Nello stesso giorno, qualche ora dopo, la stessa orribile strage è perpetrata a Meleto, altra frazione di Cavriglia. In complesso i morti del 4 luglio furono qui ben 184.

10 luglio
BADICROCE
(Arezzo)
La fattoria di Badicroce viene occupata dai nazisti, malgrado la presenza di un considerevole numero di sfollati. Il proprietario dott. Alberto Lisi, inviso ai nazisti è costretto alla fuga. Purtroppo uno dei germanici occupanti viene ucciso ed il comando nazista ordina la rappresaglia: tredici innocenti vengono trucidati.

12 luglio
OFFAGNA
(Ancona)
Tedeschi in ritirata massacrano una intera famiglia di 5 persone nella cui abitazione avevano passato la notte.

14 luglio
ALAGNA
(Vercelli)
16 giovani partigiani, tra i quali 14 carabinieri, che si erano arresi con la promessa di aver salva la vita, vengono immediatamente fucilati dalle SS, senza nemmeno una parvenza di interrogatorio.

15 luglio
ALPE CRAVARIOLA
(Novara)
L'Alpe Cravariola è uno dei rifugi dei primi nuclei di resistenza armata in Valle Ossola. Nel giugno-luglio 1944 nuclei partigiani sono disseminati in tutte le Valli Ossolane ed occupano gli alpeggi dove ritengono di potere stare tranquilli ed organizzare le azioni al piano. Nei pressi di Crodo, verso la metà di giugno, una pattuglia partigiana viene sorpresa da un reparto nazista. Cadono i partigiani Galimberti, Rondoni e Strati e, a Crodo, viene arrestato il pittore varzese Poggi che, rinchiuso in un primo tempo in carcere viene, in seguito, trasferito in un campo di concentramento nazista.
Il 15 luglio un reparto nazista, composto da una quarantina di uomini, guidati dal noto rastrellatore tenente Klebs, e un reparto nero, agli ordini del capitano Vanna, si dirigono verso l'Alpe Cravariola; lungo il cammino, nei pressi del monte Salera, i nazifascisti individuano il partigiano Pasquale Vitetta; il garibaldino viene costretto a scappare per fare da lepre ai cacciatori di uomini, finché viene abbattuto a raffiche dei mitra.

19 luglio
LOVARIO E ROZZO
(Vercelli)
Per rappresaglia, avendo la popolazione simpatizzato con i partigiani, vengono presi a caso 15 giovani e fucilati sulla piazza davanti agli abitanti costretti a presenziare.

20 luglio
ALPE NOVEIS
(Vercelli)
A metà luglio del '44 tutto il basso biellese è sotto il rastrellamento nemico. Molti partigiani sono costretti a puntare verso l'Alpe Noveis in Valsessera. All'alba del 19 luglio i partigiani vengono intercettati ed attaccati da forti reparti nazifascisti. La battaglia è cruenta, ma i partigiani riescono a rimandare il nemico a fondovalle. Ottenuto lo scompiglio fra le file nemiche, continuano a salire sino ai 2 mila metri. Ma il nemico avanza e chiude i varchi d'uscita. Solo a notte inoltrata il grosso dei reparti garibaldini, attraverso un canalone e sempre combattendo, riescono a spezzare il cerchio nemico. Purtroppo nello scontro finale, sette garibaldini disarmati vengono catturati dai repubblichini. I prigionieri vengono trascinati al Rifugio Vercelli dell'Alpe Noveis, malmenati a sangue e derubati degli effetti personali, vengono nuovamente torturati; poi per atroce beffa viene detto loro di andarsene, dei sette molti sono giovani e sperano di salvarsi la vita, gli altri aspettano la raffica di mitra alla schiena... che arriva puntuale. Solo di tre garibaldini si conosce il nome: Antonio Gabbi, Mario Silvola e AntoninoToscano.

22 luglio
SAN MINIATO
(Pisa)
Nelle prime ore del 22 luglio, dopo lunghe trattative tra il comando germanico ed il Vescovo della città, viene revocato lo sfollamento di S. Miniato; ma tutti gli abitanti devono raggrupparsi nella Cattedrale, per salvarsi dai bombardamenti alleati. Dopo alcune ore l'artiglieria germanica, nell'iniziare il fuoco contro le forze anglo-americane avanzanti, dirige il fuoco contro la Cattedrale e la centra con una granata, causando l'uccisione di 54 innocenti.

23 luglio
BUTI
(Pisa)
In località Piavola le SS, in azione di rastrellamento, catturano un folto gruppo di persone. Da tale gruppo, con la collaborazione di spie repubblichine, vengono scelti 19 uomini, giovani ed anziani che sono ritenuti in relazione con il movimento partigiano. Allineati contro un muro i diciannove prigionieri vengono trucidati.

25 luglio-22 agosto
BAGNASCO
(Cuneo)
In queste due date vengono effettuati meticolosi e spaventosi rastrellamenti. Le case sono in gran parte distrutte, molte decine di abitanti massacrati e centinaia di essi deportati nei lager di sterminio.

25 luglio
PASSO DEL CARNAIO
(Forlì)
Dopo un fitto rastrellamento, i tedeschi radunano sulla piazza tutti gli abitanti del luogo e incendiano le case. Un ragazzo che cercava di nascondersi è impiccato a un albero come esempio. Le donne vengono allontanate. Vengono riuniti ai catturati altri rastrellati e ne vengono fucilati 30. Il Parroco protesta, ma viene ucciso sul posto.

26 luglio
PESCIA
(Pistoia)
Nella frazione di Collodi, il comando nazista fu informato che un gruppo di partigiani era nascosto nell'interno della Cartiera Vamberti, cosicché dispose per il rastrellamento. Una pattuglia di soldati tedeschi si recò sul luogo per l'accertamento, ma fu accolta dal lancio di bombe a mano che uccisero un soldato. L'indomani scatta feroce la rappresaglia: numerose case vengono devastate, otto persone sono fermate e condotte al comando per essere interrogate. La mattina del 26 luglio, gli otto sventurati, tra i quali una donna, condotti all'inizio della mulattiera per S. Gennaro, sono obbligati a scavarsi la fossa e fucilati. Due di essi si salvano.

30 luglio
STRA
(Venezia)
Lungo la strada di fondovalle del torrente Tidone, vengono trucidati 9 membri, di una stessa famiglia di contadini, tra cui un bimbo di 2 anni e 5 donne, accusati di aver rifocillato dei partigiani di passaggio.

31 luglio
NIBBIANO
(Piacenza)
Per aver dato asilo ad alcuni partigiani vengono trucidate nelle loro abitazioni 7 donne.

1 agosto
PISA

Una pattuglia di SS per vile delazione, irrompe nell'abitazione di Giuseppe Pardo Roques, Presidente della locale Comunità Israelitica. Sono con lui 12 persone tra correligionari ed amici cattolici. Dopo aver sottratto oggetti di antiquariato, preziosi e valuta, le SS rinchiudono i 12 uomini in un locale e li assassinano con il lancio di bombe a mano e con il fuoco di mitragliatori.

1 agosto
RECOARO TERME
(Vicenza)
Nella piazza principale di Recoaro, per dare un esempio alla popolazione che aveva dimostrato ostilità verso i nazifascisti e che favoriva i partigiani, vengono fucilati 19 lavoratori.

2 agosto
SAN BIAGIO
(Pisa)
Una squadra di SS naziste irrompe in una casa popolare e, con il lancio di numerose bombe a mano, provoca la morte di 2 persone inermi. A poca distanza, con immutabile spietatezza, assassinano con la mitraglia altre undici persone.

3 / 4 agosto
RIGNANO SULL'ARNO (Firenze)
Un reparto di SS fa irruzione nella villa dell'ing. Roberto Einstein, cugino del grande fisico tedesco, per arrestarlo. Non riuscendo a trovarlo dopo aver tenuto una notte in ostaggio la moglie e le figlie e dopo averle violentate le uccidono.

5 agosto
SAN GIULIANO TERME
(Pisa)
Una formazione di SS, all'imbrunire, cattura 4 giovani ritenuti partigiani; per due giorni vengono sottoposti ad interrogatori e torture. I 4 giovani condotti alla frazione di Asciano vengono allineati ad un muricciolo e passati per le armi.

6 agosto
ANZOLA D'OSSOLA
(Novara)
Dal primo agosto '44 è in corso "la battaglia del Massone". La valle del Monte Massone (2161 m) si apre e scende per diverse località; già dai primi mesi di lotta contro il nazifascismo il luogo è usato da varie formazione partigiane come zona di sosta. Dai primi di agosto tutti i reparti partigiani accampati in Camosca, in Valstrona e nella Valle del Massone sono impegnati in scontri con le forze fasciste provenienti dalla Valsesia per un'operazione di rastrellamento. La battaglia dura parecchi giorni, il nemico è ben equipaggiato e riceve forze fresche da usare in battaglia, mentre i partigiani scarseggiano di armi e viveri. Comunque combattendo e spostandosi velocemente i partigiani riescono ad evitare di cadere nelle mani nemiche. Anche una squadra della "Beltrani" riesce ad aprirsi un varco; sono esausti, stanchezza e fame li costringono a scendere ad Anzola d'Ossola, dove parroco e popolazione li rifocillano. I 13 giovani della formazione "Beltrani" pernottano in paese. All'alba purtroppo in paese entra un forte contingente di brigate nere e di tedeschi. I giovani patrioti fra cui Bagaini (che ha appena 16 anni), Mira d'Ercole, Ferri, Paganotto e Rizzoli (ne hanno compiuti 19), Verrua e Morea (21 anni e gli altri non superano i 23 anni) tentano di evitare lo scontro inerpicandosi per uno scosceso sentiero, ma vengono avvistati dal nemico, non essendo in grado di defilarsi decidono di fermarsi e tentare una disperata difesa. Resistono ma le munizioni vengono meno; è la fine. Bagaini, Ferri, Paganotto, Tosi, Verrua, Villa ed il cecoslovacco Jara, rimangono feriti e vengono immediatamente passati per le armi. Gli altri sei: Mira d'Ercole, Mordenti, Morea, Rizzoli, Rossi ed il greco "Aristotele" vengono catturati e trascinati giù sino alla piazza del paese. Il parroco del paese, don Saviani implora e supplica per la salvezza dei giovani; ma riesce ad ottenere solo il permesso di confessare i "condannati a morte". La gente ammutolita e terrorizzata deve assistere: a colpi di mitra i giovani volti vengono sfigurati.

7 agosto
SAN GIULIANO TERME
(Pisa)
La notte tra il 6 ed il 7 agosto 1944, salgono in località La Romagna, sui monti pisani, in azione di vasto rastrellamento. Le truppe del 3° Reich irrompono negli abitati e catturano centinaia di uomini. Gli sventurati vengono selezionati: gli abili al lavoro inviati ai campi di lavoro in Germania i rimanenti trascinati a Nozzano (Lucca) presso il comando nazista. Sono 68 uomini ed una donna di età differente. L'11 agosto dopo ogni sorta di tortura vengono uccisi.

8 agosto
CAMPOMORONE
(Genova)
Per rappresaglia, in seguito alla uccisione di un milite fascista della R.S.I. da parte di un partigiano, brigatisti neri e tedeschi piombano sul piccolo paese e lo distruggono col fuoco. 6 padri di famiglia, catturati, vengono fucilati tra le macerie.

9 agosto
CASCINA
(Pisa)
La soldataglia nazista, per rappresaglia, in località Pettori fucila un uomo e nella zona Anda d'Arno altre cinque persone.

9 agosto
ROASIO
(Vercelli)
I partigiani uccidono due tedeschi sulle montagne vicine. Per rappresaglia l'intero paese è incendiato. 11 abitanti, presi a caso, sono fucilati in piazza; 5 giovani tratti dal carcere di Biella vengono impiccati al balcone del Palazzo Comunale e altri 6 ai pali della linea elettrica. 20 ostaggi sono trasportati nei lager, da cui non faranno più ritorno.

9 agosto
S. ROSSORE
(Pisa)
Una squadra di SS penetra in un rifugio per le incursioni aeree, presso le Idrovere di S. Rossore ed uccide barbaramente nove persone che in quel rifugio si erano raccolte: tra esse 4 giovanette, rispettivamente di 12, 13, 16 e 17 anni di età.



10 agosto
MILANO
(Piazzale Loreto)
Per dare un esempio alla città di Milano la brigata nera di Ettore Muti fucila davanti a una notevole folla 15 antifascisti prelevati dal carcere di S. Vittore. È lo stesso luogo in cui, a liberazione avvenuta, verranno esposti i cadaveri di Mussolini, di Claretta Petacci e dei più noti gerarchi fascisti.

12 agosto
SANT'ANNA Dl STAZZEMA
(Lucca)
Si tratta di uno degli eccidi più atroci compiuti dai tedeschi nell'Europa occidentale. È la tecnica poi esaltata da Walter Reder, quella cioè che un esercito in ritirata deve lasciare dietro di sé solo "terra bruciata". La mattina del 12 agosto, 3 colonne naziste avanzano da direzioni diverse da Monte Ornato, dalla strada Pontestazzemese e dalla Foce di Farnocchia. Una quarta colonna ferma sopra Valdicastello bloccando le strade di accesso a S. Anna. Comincia un metodico e scrupoloso rastrellamento e il primo grosso nucleo di prigionieri è raccolto in località Vacchereccia. Poi, da tutte le parti, con raffiche di mitra e facendo largo uso di lanciafiamme, si inizia l'orrendo massacro. Vengono trucidati 560 abitanti tra cui moltissimi vecchi, donne e bambini. In questo informe ammasso di cadaveri qualche giorno dopo, fuggiti i tedeschi, si potevano identificare solo 390 martiri. La strage continua nei giorni seguenti, man mano che le truppe si spostano: 14 sono fucilati al Mulino rosso, 6 a Capezzano di Pietra Santa e 53 vengono impiccati a Bardine di S. Terenzio.

13 agosto
BORGOTICINO
(Novara)
In seguito al fermento, per futili motivi di un soldato tedesco, vengono fucilati in piazza 13 abitanti presi a caso. Il paese è poi interamente dato alle fiamme e a tutti viene impedito di spegnere l'incendio.

14 agosto
NODICA
(Pisa)
Le stesse truppe che passano per Nodica avevano sparato dai camion sui lavoratori solo per infame divertimento, continuano a fare il loro orribile gioco anche attraversando la "bonifica" di Miglanno. Vengono uccisi altri 9 contadini.

14 agosto
PONTE DELLA PIETÀ
(Borgosesia - Vercelli)
Le Brigate nere impiccano alla ringhiera del Ponte della Pietà, con filo del telegrafo, 5 partigiani prelevati dal carcere di Borgosesia. Il filo di uno di questi si spezza nel momento in cui egli è gettato nel vuoto. La vittima viene ripescata e nuovamente impiccata. I corpi rimangono esposti per diversi giorni.

15 agosto
BOVEGNO
(Brescia)
Strage fascista perpetrata contro la popolazione civile, accusata di vettovagliare i partigiani. Molte case sono distrutte e rimangono uccisi 14 cittadini. Il giorno dopo arrivano altri brigatisti neri che infieriscono su alcuni cadaveri costringendo gli abitanti a posare in disgustose fotografie onde documentare l'eccidio. Nei giorni seguenti gli stessi reparti continuano a rastrellare, incendiare e uccidere.

17 agosto
MONTE FEUDO
(fraz. di Dolcedo - Imperia)
Per sospetta collusione degli abitanti con i partigiani, i tedeschi ammazzano 27 contadini presi a caso.

17 / 19 agosto
BARDINE DI S. TERENZIO
(fraz. di Fivizzano - Massa)
Questa orribile strage è opera del maggiore Walter Reder, poi responsabile dell'eccidio di Marzabotto. 53 paesani sono rastrellati e portati sul luogo dove due giorni prima vi era stato uno scontro armato tra truppe tedesche e partigiani. Qui vengono prima torturati e poi bruciati vivi. Il pomeriggio dello stesso giorno altri 107 abitanti del luogo, tra cui molti vecchi, donne e bambini, portati a Valla, a circa un chilometro, sono ugualmente brutalmente massacrati.

19 agosto
MUSIGLIANO
(Pisa)
Da truppe in ritirata vengono uccisi 3 contadini, rei di aver attraversato la strada mentre passava un automezzo delle SS.

20 agosto
PIEVE RIVOSCHIO
(Sarsina - Forlì)
Poiché nel paese si avverte una certa simpatia per le forze della Resistenza, le SS, per dare un esempio e per impressionare la popolazione, fucilano 6 contadini e 2 sacerdoti.

23 agosto
FUCECCHIO
(Pistoia)
Le truppe tedesche in ritirata, assediate di rapina e inferocite per la sconfitta, saccheggiano tutte le case, molte ne distruggono e raccolgono tutti gli abitanti che possono trovare donne e bambini anche molto piccoli. Prima di allontanarsi trucidano 120 persone tra cui cittadini di Grosseto, Firenze, Pisa e della provincia di Lucca.

25 agosto
TORLANO
(fraz. di Nimis - Udine)
Per rappresaglia contro la popolazione maschile che era salita in montagna, le SS raccolgono in una grande stalla 33 tra vecchi, donne e bambini. Dopo averli cosparsi di benzina, li bruciano tutti vivi. È questa una delle stragi più inutili e disumane.

25 agosto
PONTE DEGLI ALLOCCHI
oggi PONTE DEI MARTIRI (Ravenna)
12 giovani, sospettati di favorire la Resistenza, sono catturati dalle Brigate nere e, senza alcuna parvenza di processo e nemmeno un interrogatorio, vengono o fucilati o impiccati su questo ponte.

26 agosto
VIGNALE
(Novara)
Già da oltre 3 mesi è trascorso il termine fissato dal Governo di Salò per la chiamata alle armi. Il 25 maggio era l'ultimo giorno per non essere considerati "fuorilegge" e passati per le armi. La maggior parte dei giovani è salita in montagna con i partigiani; altri sono "imboscati" nelle Todt, altri hanno raggiunto la Svizzera ed altri ancora sono nascosti in casali. Nei giorni seguenti al ferragosto del '44 vengono catturati 13 giovani di cui 9 contadini e 4 operai che vengono condotti nel carcere di Novara. Nei giorni precedenti, le bande partigiane avevano compiuto atti di sabotaggio a treni e ponti locali. I 13 giovani furono immediatamente considerati dal Questore e boia Martino e dai suoi sgherri come carne pronta da portare al macello. Nelle prime ore del 26 agosto, Martino fa il suo ingresso nel carcere ed ordina che gli vengano immediatamente consegnati i 13 giovani. A nulla valgono le intercessioni del Monsignore della diocesi di Novara. Con la scusa di ricostruire i 2 ponti fatti saltare dai partigiani i prigionieri vengono divisi in 2 gruppi: sul ponte della Statale rimangono: Giovanni e Natale Diotti, Fausto Gatti, Renato Crestontini, Erminio Sala, Secondo Passera, Iginio Mancini; sono spinti verso il Ponte della Ferrovia: i fratelli Orione e Spartaco Berto, Antonio Denti, Pietro Molinari, Giuseppe Schiarlini e Angelo Saini. La maggior parte dei giovani non supera i 18 anni. Nel frattempo i Militi si danno da fare per convogliare la popolazione di Vignale verso i 2 ponti. Martino dà alcuni ordini, i Militi formano 2 semicerchi attorno ai prigionieri che vengono colpiti da raffiche di mitra. La gente di Vignale costretta ad assistere all'eccidio rimane impietrita; gli sgherri di Martino sghignazzano.

29 agosto
SAN GIULIANO TERME
(Pisa)
In una fossa che si trova nelle vicinanze del Ponte di Ripafratta vengono trucidati 24 uomini ed una donna, precedentemente catturati, da un gruppo di SS. Le salme dei trucidati vengono seppellite sul posto.

29 agosto
LA MORRA
(Cuneo)
28 partigiani giovanissimi che si erano arresi e a cui era stata promessa salva la vita, vengono tutti immediatamente fucilati da un reparto della divisione fascista "Monte Rosa".

29 agosto
PREMOSELLO CHIOVENDA
(Novara)
Siamo nella bassa Val d'Ossola e precisamente nelle frazioni di Colloro e Cuzzago. In seguito all'uccisione di un tedesco sorpreso a rubare, vengono date alle fiamme 13 case di abitazione e 35 stalle con tutto il bestiame dentro. Vengono fucilati 4 contadini (2 uomini e 2 donne), molti rimangono feriti e ustionati. 49 lavoratori validi sono deportati nei lager.

6 settembre
FIGLINE
(fraz. di Prato )
Una formazione di SS in fase di ritirata in zona montana a nord di Prato si scontra con una squadra di partigiani ed il combattimento dura a lungo. Esaurite le munizioni, 21 partigiani sono catturati ed 8 partigiani caduti, caricati su carretti, sono trascinati dal luogo dello scontro (Monte Javello) nella frazione di Figline, dove tutti, vivi e morti, vengono impiccati.

7 settembre
CARIGNANO
(Torino)
Per rappresaglia, in seguito ad alcune agitazioni avvenute in città per protestare contro la fame, 8 ostaggi, prelevati dal carcere di Torino, vengono impiccati sulla pubblica strada.

2 / 10 settembre
COMUNE DI MASSA

Le SS massacrarono in numerose località della periferia di Massa ben 40 ostaggi custoditi nel Castello-Carcere di Malaspina. Si trattava di Padri della Certosa di Farneta, di diversi ospiti catturati in quella Certosa e di alcuni prigionieri politici.


16 settembre
FORTE MALASPINA
(Carcere di Massa Carrara)
Poche ore prima di abbandonare la zona, le SS sgombrano il Forte di tutti i detenuti: precisamente 159 persone. Questi vengono trasportati presso la Chiesa di S. Leonardo sul Frigido, sulla riva destra del fiume, in un punto in cui si aprivano tre grandi crateri prodotti da bombe d'aereo. Qui vengono tutti sterminati a raffiche di mitra e quindi ricoperti con uno strato di terra. Nel 1947 le salme furono esumate e solo 148 furono identificate attraverso i registri del carcere. Tutti gli altri rimasero ignoti.

27 settembre
CA' GIUSTINIAN
(Venezia)
Il 26 settembre esplode una bomba a Ca' Giustinian, che è la sede del comando tedesco, provocando un morto e alcuni feriti. Per rappresaglia vengono prelevati dalle carceri di Venezia 13 giovani che erano stati fermati, Il 27 settembre, presso la Casa del fascio di San Donà di Piave, viene celebrato uno pseudo processo per direttissima ed emanata la sentenza di condanna a morte, I 13 giovani, portati sulle rovine di Ca' Giustinian, vengono immediatamente fucilati.

27 settembre
LIZZANO IN BELVEDERE
(Bologna)
Nei giorni della ritirata, senza altro motivo che a sete di vendetta e lo smacco per la sconfitta subita, o truppe tedesche di passaggio distruggono totalmente il paese incendiando le case e depredando il bestiame. Vengono massacrati 29 abitanti, tra cui molte donne.

29 settembre
GAGGIO MONTANO
(Bologna)
In seguito alla mancata cattura di alcuni partigiani aiutati dalla popolazione locale, i tedeschi, per rappresaglia, distruggono completamente la frazione di Ronchidoso. Gli uomini sono tutti in montagna e di conseguenza vengono rastrellati solo vecchi, donne e bambini, In complesso i Martiri sono oltre 70 e tra questi anche un bimbo lattante.

29 settembre / 5 ottobre
TRA IL SETTA E IL RENO
(Bologna)
Secondo una recentissima documentazione i tedeschi in ritirata compiono in questi luoghi, nel periodo a cui si fa cenno eccidi e massacri almeno in 38 località: e si tratta in prevalenza di vecchi, donne e bambini, dato che gli uomini validi erano nascosti o combattevano con i partigiani. Una fonte tedesca, "Der Fall Reder" del 1978, ricorda che in quei giorni il numero dei massacrati è stato almeno di 718 Martiri.

7 ottobre
MARZABOTTO
- MONTE SOLE (Bologna)
Si tratta di uno degli atti di criminalità nazista più rilevanti di tutta la seconda guerra mondiale, che si può paragonare agli eccidi nei campi di streminio per la ferocia e la meticolosità quasi scientifica con cui è stato attuato. Furono 20 giorni (dal 29 settembre al 18 ottobre 1944) di terrore, di angoscia, di dramma per tutta la popolazione dei luoghi toccati da queste truppe ormai in fuga che, alla naturale ferocia e al solito disprezzo per la vita altrui, univano la rabbia violenta degli sconfitti in ritirata. Sono ben 1830 le vittime di un lento e metodico rastrellamento che non ha risparmiato nessuno, attuato dalla divisione delle SS "Adolf Hitler", con reparti comandati dal maggiore Walter Reder. Furono massacrati, senza distinzione per donne, vecchi e bambini, tutti gli abitanti che popolavano la zona di Monte Sole e delle alture circostanti; furono profanate chiese e cimiteri; furono bruciate tutte le abitazioni civili. Tale rastrellamento fu poi considerato dai nazisti talmente perfetto da essere portato a modello nel manuale di addestramento alla guerra antipartigiana dei reparti specializzati delle SS ("Bandenbekampfung in Oberitalien").



7 ottobre
CAMPAGNOLA
(Reggio Emilia)
In seguito a una azione dei GAP locali, che aveva portato alla sottrazione di alcune armi, vengono catturati Pietro Bettini di 64 anni e il figlio, abitanti del luogo. La loro casa è bruciata e i due fucilati sulle macerie.

8 ottobre
CASALECCHIO
(Bologna)
13 partigiani catturati dalle SS qui vengono torturati e seviziati. Stretti alla gola con filo spinato, vengono legati a dei pali confitti in terra in cerchio e qui lasciati in agonia. Solo dopo altre dodici ore sono finiti con un colpo di pistola alla tempia.

13 ottobre
MANNO
(fraz. di Toano - Reggio Emilia)
Un reparto di SS sorprende 14 giovani partigiani di Sassuolo: bruciano la loro casa, li torturano, quindi li impiccano con filo di ferro.

16 / 17 ottobre
MASSALOMBARDA
(Ravenna)
Le SS dopo aver catturato 10 membri della famiglia Baffe, noti per il loro antifascismo, li sottopongono a terrificanti torture per conoscere informazioni sui partigiani della zona. Tra l'altro a qualcuno vengono trafitte le pupille con grossi aghi. Nessuno parla e allora la rabbia tedesca si sfoga in un orribile massacro. Tutti uccisi e con loro trovano la morte anche altri 13 paesani. Le case vengono rase al suolo.

24 Ottobre
NOVARA
(Piazza Francesco Crispi)
Nel pomeriggio del 24 ottobre una squadraccia fascista capeggiata da Pasqualy e Martino (reduci dal saccheggio e dall'eccidio di Castelletto di Momo) entra negli uffici delle carceri di Novara e si fa consegnare tre detenuti, Ludovico Bertona, Aldo Fizzotti, il giovane ferito Giovanni Bellandi e li giustiziano sul posto. Dalle celle vengono poi strappati fuori i patrioti Piccini e Lavizzati che, militi nella polizia ferroviaria, davano informazioni al CLN e alle loro Formazioni partigiane ("Matteotti" e "Rabellotti") e poi gli studenti Campagnoli ed Ama della "Matteotti". Vengono portati di notte in largo Cavour e trucidati. I corpi vengono ammonticchiati lungo il muro di cinta del Menabrea e vi rimangono, sotto la pioggia, tutta la notte; l'ordine di Pasqualy è di non lasciare avvicinare nessuno. Nonostante l'ordine perentorio del Questore, nella notte mani pietose ricompongono le salme e le ricoprono di garofani rossi. Prima di lasciare largo Cavour, il Pasqualy, arrogante e alzando il tono della voce in modo da farsi sentire da tutti i suoi sgherri, rivolto al suo autista ordina: " Adesso l'aperitivo l'ho preso, portami a cena perchè ho fame".

2 novembre
MUINA
(fraz. di Ovaro - Udine)
150 cosacchi, aggregati alle SS tedesche, per desiderio di preda saccheggiano il paese. Alla fine lo incendiano e senza alcun motivo massacrano 12 persone.

16 / 17 novembre
LE GORECCIO
(Reggio Emilia)
Si tratta di un piccolo villaggio montano del tutto isolato, sede del distaccamento "Fratelli Cervi" della XV Brigata Garibaldi. Nella notte tra il 16 e 17 novembre 24 partigiani vengono sorpresi nel sonno e scannati sul posto.

25 novembre
BERGAMO

Il 25 novembre 1944 una brigata nera agli ordini del cap. Aldo Rosmini attaccava Cornalba - un paese in Val Serina - dove aveva sede il comando della Brigata partigiana Giustizia e Libertà "XXIV Maggio". Dieci furono i partigiani uccisi in quell'operazione, compresi i responsabili della formazione, a cui si aggiunsero altre cinque vittime, durante il rastrellamento del 1° dicembre, ad opera dei militi della Guardia forestale di San Pellegrino Terme.

Dicembre
SABBIUNO
(Bologna)
Più di 100 detenuti politici, tratti da vari carceri, vengono portati di nascosto, facendo carichi notturni, in questa località a 3 chilometri da Castelmaggiore. Qui vengono tutti massacrati a raffiche di mitra e gettati in un profondo calanco. Questa orrenda strage sarà scoperta solo dopo la liberazione di Bologna. Impossibile l'identificazione delle vittime.

3 dicembre
RIO GORDALE
(Imperia)
Paesino posto nei pressi di Castel Vittorio. Un centinaio di soldati tedeschi e di militi fascisti mentre si trasferiscono su automezzi, sono fatti segno a qualche colpo di fucile. Nessun ferito. Per rappresaglia circondano il paese, lo saccheggiano, traggono dai loro letti 26 contadini, uomini e donne, e li fucilano in aperta campagna. Nello stesso luogo, qualche giorno prima, erano stati uccisi altri 7 abitanti.

17 / 21 dicembre
SESSO
(Reggio Emilia)
Per rappresaglia e per incutere terrore nella popolazione, che chiaramente aveva dimostrato avversione per l'occupazione nazifascista, la Guardia Nazionale Repubblicana effettua ampi rastrellamenti nelle campagne e fucila 23 contadini.

1945

Gennaio-febbraio-marzo
COLLINA DEL RIGHI
(Genova)
È una delle alture di Genova sulla quale i fascisti, durante gli ultimi mesi della occupazione fucilavano i detenuti politici. I martiri sono molti, ma non si conosce il numero esatto.

21 gennaio
PORLEZZA
(Como)
La Brigata nera Cesare Rondini cattura 6 giovani partigiani a cui promette salvala vita. Questi vengono invece torturati e massacrati prima di essere tutti fucilati.

29 gennaio
CAPO BERTA
(Imperia)
I partigiani catturano sulle colline retrostanti 2 soldati tedeschi. Per rappresaglia le SS effettuavano un rastrellamento tra le case, le devastavano e quindi fucilano 20 abitanti presi a caso, senza nemmeno una parvenza di interrogatorio.

7 / 8 febbraio
CADÉ
(Reggio Emilia)
In seguito alla distruzione di una macchina tedesca, le SS prelevano 21 prigionieri dal carcere di Reggio Emilia, li portano nella vicina località di Cadè e li fucilano. Il particolare più agghiacciante è che tutti i cadaveri mostravano sul volto gli orribili segni di precedenti terrificanti torture.

11 febbraio
UDINE

Lungo il muro del Cimitero vengono abbattuti a raffiche di mitra 22 prigionieri, partigiani.

14 febbraio
BAGNOLO IN PIANO
(Reggio Emilia)
Alcuni militi delle Brigate nere prelevano dalle loro case 10 tra i cittadini più rappresentativi e all'alba, per dare un esempio, li fucilano nella piazza del paese, lasciando sul selciato i cadaveri e impedendo la loro sepoltura.

14 febbraio
CALERNO
(fraz. di S. Ilario - Reggio Emilia)
In seguito ad un attacco partigiano contro una colonna tedesca, il comando delle SS fa prelevare 20 ostaggi dal carcere di Parma che, trasportati a Calerno, vengono fucilati sul posto.

23 febbraio
CRESSA
(Novara)
Nel basso e nel medio Novarese per mantenere sotto il terrore le popolazioni e compiere rappresaglie sono attive più di una nuova "squadraccia". La più efferata è la compagnia "nera" del capitano Roncarolo. Fra le unità garibaldine che operano nella zona vi è la "Volante Loss". E proprio alla "Loss" viene dato il compito di catturare Roncarolo, che gode, in Borgomanero e nel circondario, di una ben triste fama. La cattura è affidata ai 2 garibaldini Gibin Ezio e Mora Ernesto, che essendo residenti a Borgomanero conoscono bene la zona nonché le abitudini di Roncarolo. Il gerarchetto è solito - nelle ultime ore antimeridiane - recarsi all'ospedale SS Trinità e, proprio nei pressi dell'ospedale, Mora e Gibin si appostano, travestiti da militi della "Folgore". Sono da poco passate le undici quando arriva Roncarolo, scortato da un brigadiere della G.N.R. e da un ragazzetto. In un attimo i 3 fascisti vengano fermati e disarmati: il giovanotto trema come una foglia ed i 2 garibaldini con generosità, dopo avergli dato una strigliata, lo lasciano andare. La stessa generosità non è ricambiata dal giovane che immediatamente avverte una pattuglia della "Folgore". Ha inizio la caccia; i paracadutisti avvistano i garibaldini e i loro prigionieri, sparano ed immediatamente ricevono risposta dai partigiani. Durante la sparatoria i due prigionieri riescono a sfuggire. Gibin rimane ferito alle gambe e Mora se lo carica sulle spalle riuscendo ad inoltrarsi nella boscaglia. Avvistato un cascinale Mora chiede aiuto ad un contadino che gli offre un carro per trasportare Gibin all'ospedale. Mentre Mora tenta di salvare Gibin viene intercettato dal Roncarolo e dai paracadutisti della "Folgore". Mora non molla, risponde al fuoco ma ben presto ferito e senza munizioni è costretto ad arrendersi. Gibin viene ricoverato in ospedale, Mora viene subito sottoposto a torture; vogliono conoscere il luogo dove si trova la sua formazione e da quanti uomini è composta; Mora tace, non tradirà mai i suoi compagni. Poi il coraggioso Mora viene spinto e trascinato per le strade di Borgomanero; il suo volto è tumefatto, la popolazione deve vedere cosa accade ai "ribelli". Nel vicino paese di Cressa, il presidio nazifascista viene rinforzato da un nuovo reparto repubblichino. Il nuovo comandante manda a Borgomanero un automezzo su cui devono essere caricati 2 partigiani. Roncarolo va all'ospedale per farsi consegnare Gibin, che appena operato ha una gamba ingessata, poi si porta al carcere per prendere Mora. Durante il percorso Borgomanero - Cressa, i due partigiani vengono nuovamente e vilmente percossi e al giovane Gibin viene spezzato, con il calcio del mitra, il gesso. Il Garibaldino Ezio Gibin muore tra atroci sofferenze e dal suo corpo inanimato verrà persino strappato il cuore. Ernesto Mora morirà dopo essere stato costretto ad assistere alla fine del suo compagno.

3 marzo
BAGNOLO IN PIANO
(Reggio Emilia)
Come rappresaglia per l'uccisione di un soldato tedesco, vengono prelevati dal carcere di Reggio Emilia 8 detenuti, di cui solo 2 sono partigiani. Portati nella piazza dei paese vengono qui uccisi a raffiche di mitra. I loro cadaveri vengono lasciati esposti alla vista della popolazione per oltre due giorni.

9 marzo
SALUSSOLA
(Vercelli)
La notte del 9 marzo '45, 21 partigiani garibaldini, catturati dalla milizia fascista, furono condotti sulla piccola piazza di Salussola ed introdotti dentro un edificio; nella camera a pianterreno cominciarono le sevizie. Venti di loro morirono sotto le torture.

14 marzo
LATTE
(fraz. di Ventimiglia - Imperia)
A causa dei viveri ceduti ai partigiani dalla popolazione locale, di fronte alla Chiesa parrocchiale, nel vallone di Latte, vengono fucilati 14 ostaggi.

15 marzo
BURONZO
(Vercelli)
Dopo il duro inverno, riprende in pieno l'attività partigiana nella Baraggia. Ricominciano gli attacchi ferroviari ed agli automezzi che transitavano in direzione di Biella e di Vercelli; il tratto di strada tra Buronzo e Masserano era soggetto ad intenso traffico di autocarri tedeschi. Il 12 marzo '45 un camion dei tedeschi nel tratto tra Garrella e Buronzo, viene bloccato dai partigiani del distaccamento "Brenta" e dal "Fausto Acquadro" che lo annientano sotto una pioggia di bombe a mano. A questa azione partecipano alcuni contadini della zona. Cinque tedeschi vengono uccisi e sei rimangono feriti e catturati. La fulminea azione partigiana procura un consistente bottino di armi leggere e pesanti e di numerose munizioni. Tre giorni dopo arriva immancabile la rappresaglia tedesca. È la notte del 15 marzo 1945. Vengono prelevati alle "Nuove" di Torino 11 prigionieri partigiani: Egidio Cavallai, classe 1920; Pietro Cereia Fuso, 1920; Lorenzo Cerutti, 1925; Aldo Crossoletto, 1923; Francesco Fornaio, 1923; Ladis Lessio, 1925; Guido Maggio, 1927; Raimondo Negri, 1924; Renzo Stizzano, 1925; Attilio Varetti, 1925; Guerrino Vedovelli, 1920 ed uno di cui non si è mai stabilito l'identità. Alle 7 circa del 15 marzo lungo il costone della Baraggia i prigionieri vengono fatti scendere. Non sanno ancora di essere stati condotti lì per essere fucilati. Al momento del prelievo era stato detto loro che avrebbero dovuto essere scambiati con tedeschi catturati dai partigiani. Il comandante toglie loro ogni dubbio quando fa leggere la sentenza di condanna a morte. I due sacerdoti che erano stati prelevati durante una sosta a Buronzo tentano vanamente di convincere il comandante tedesco a desistere. Don Mario offre la propria vita in cambio dei 12 ragazzi. Tutto inutile: i prigionieri vengono divisi in due gruppi e falciati dalle armi. Compiuto il barbaro misfatto, l'ufficiale si avvicina ai corpi delle vittime e scarica sul volto di ciascuno la sua arma automatica, sfigurandoli. Ritorna sulla strada ed ordina di lasciare i cadaveri dove sono, senza sepoltura. Don Mario e Don Piero tornano a Buronzo e danno la notizia, tutti accorrono, ad uno ad uno "i ragazzi" sono lavati e ricomposti nelle bare. Vengono portati nella Cappella del Cimitero di Buronzo per il riconoscimento, si scattano fotografie.
Il pomeriggio del 16 i nazisti ritornano. Prelevano il Vicario, Don Piero e don Mario per ricondurli sul luogo dell'esecuzione. Malmenati, vengono trattenuti quali ostaggi per evitare altri attacchi partigiani.I nazisti avevano intenzione di incendiare Buronzo, Castelletto, Cervo e Monastero. I paesi non furono incendiati grazie alla liberazione di un militare nazista catturato dai partigiani della "Monferrato". La consegna del milite avvenne nel pomeriggio del 18 marzo.

23 marzo
CRAVASCO
(fraz. di Campomorone - Genova)
Dopo uno scontro tra partigiani e nazisti avvenuto sulle montagne circostanti, per rappresaglia vengono qui massacrati 20 detenuti tratti dal carcere di Marassi.

24 marzo
SOLCIO DI LESA
(Novara)
All'albergo "Bellavista" di Boveno, vi è alloggiato il comando nazista e nei suoi sotterranei sono rinchiusi i partigiani ed ostaggi civili catturati nei vari rastrellamenti nel Cusio, nel Verbano e nell'Alto Vergante. Il comandante della piazza è il cap. Stamm e per questo l'albergo viene chiamato più frequentemente "pensione Stamm". Il 24 marzo '45 un soldato tedesco viene ricondotto al famigerato albergo morto. Il decesso è avvenuto in uno scontro armato con i partigiani. Per gli "ospiti" della pensione c'è la certezza che la giornata finirà male; non può mancare la criminale reazione nazista. Nel pomeriggio dello stesso 24 marzo 1945, i nazisti costringono i prigionieri ad allinearsi nel corridoio principale dell'albergo. Si dà inizio all'appello e 10 partigiani vengono trascinati in disparte. I tre fratelli Adolfo, Cipriano e Giovanni Beltrami di 22, 31 e 24 anni, Gian Mario Comina di 23 anni, Giorgio Fagnoni di 18 anni, Tersilio Lilla di 20 anni e Pietro Tandina di 18 anni, tutti militanti nella formazione "Valtoce" e Severino Gabbi di 18 anni, Paolo Torlone di 21 anni e Pietro Troviani di 17 anni, della formazione "Redi", vengono caricati su un camion e trasportati a Solcio di Lesa e scaricati nel piazzale del vecchio imbarcadero. Le SS bloccano le strade e creano 2 posti di blocco. L'ordine arriva secco e puntuale: raffiche di mitra faranno tacere per sempre quelle giovani vite. La vendetta è compiuta. Prima di allontanarsi da quel mucchio di cadaveri le truppe di Hitler lanciano bombe a mano su quei poveri corpi.

26 Marzo
GARELLA (Vercelli)
La 5ª Brigata partigiana si era sistemata nel cuore della pianura vercellese, nella Baraggia di Buronzo, dove aveva allestito un vero e proprio accantonamento. I tedeschi, dato anche il pericolo che ciò costituisce per le loro comunicazioni, decidono di attaccarla in forze.
Il Comando della brigata garibaldina (Annibale Giachetti comandante, Elio Piantino commissario, Efisio Borgo capo di stato maggiore) segue attentamente il concentramento delle forze nemiche. È sul posto anche il comandante della XII Divisione, Quinto Antonietti.
L'attacco nemico ha inizio all'alba del 26 e sono i reparti attestati a Buronzo a dare il via alla battaglia; avanzano nella campagna e lungo le strade sparando in ogni direzione. I garibaldini non rispondono e lasciano che gli attaccanti si avvicinino sino a poche decine di metri dalla loro postazione. I fascisti, sospettando l'esistenza di questo punto di difesa, si avvicinano guardinghi, ma poiché dall'altura non viene nessun segno di vita, abbandonano le misure prudenziali e si raggruppano: a questo punto i partigiani aprono il fuoco seminando la morte tra le file tedesche e fasciste. Il combattimento prosegue fino a sera quando il comando di brigata, valutata la situazione, dispone la ritirata in direzione di Rovasenda. Le perdite subite dalla 50ª in questa battaglia si riducono a nove feriti e due prigionieri (i quali saranno poi scambiati con dei tedeschi); gravi invece quelle del nemico, che alla fine della mattinata, ha già trenta morti e cinquanta feriti, e verso sera è costretto a chiamare altre ambulanze da Biella. La battaglia del 26 marzo fu per la 50ª brigata la prova generale della grande offensiva garibaldina per la liberazione di Vercelli.

30 marzo
QUARTI
(fraz. di Casalino - Novara)
100 brigatisti della "Ettore Muti" si macchiano di uno scempio senza limiti. Dopo aver catturato 7 giovani partigiani prima li torturano, poi li squartano vivi e li fanno a pezzi.

14 aprile
ARONA
(Novara)
Nella località di Arona vi è la Sede della X Mas con reparti d'assalto armati sino ai denti, inoltre vi sono le brigate nere ed il comando tedesco che controllano la ferrovia e la galleria del monte alle spalle della città. Vi sono circa 200 nazifascisti; ma nei giorni 13 e 14, raggiungono la cittadina altri reparti armati. L'ordine del comando operativo partigiano è di attaccare Arona alle ore 3,30 del 14 aprile. La battaglia si accende con alti e bassi per le forze partigiane. La battaglia di Arona costa ai combattenti della libertà 14 morti, 47 feriti e numerosi prigionieri.

20 aprile
MONESIGLIO
(Cuneo)
Nella imminenza della liberazione 7 giovani vengono fucilati in piazza. Alla popolazione non fu permesso di dare sepoltura ai caduti "che devono essere lasciati sul posto perché la gente sappia quello che spetta a tutti i ribelli".

20 / 23 aprile
POGGIO RUSCO
(Mantova)
Nella notte tra il 19 e il 20 aprile vengono lanciati paracadutisti italiani della divisione "Nembo", in divisa, per proteggere strade e ponti in vista della imminente azione alleata. Vengono tutti catturati dai tedeschi e, contro ogni legge di guerra, anziché essere fatti prigionieri, vengono tutti immediatamente fucilati.

23 aprile
PONTEMOLINO Dl OSTIGLIA
(Mantova)
Un gruppo di tedeschi in fuga, inseguiti dagli Alleati, irrompe in una fattoria isolata e trucida a raffiche di mitra 4 contadini, tra cui 3 sorelle, sotto gli occhi di una nipotina, rimasta ferita.

24 aprile
VILLADOSE
(Rovigo)
Reparti tedeschi in fuga, per pura ferocia e rabbia per la sconfitta subita, rastrellano nelle caso 20 tra vecchi e bambini e li massacrano. Alla fine fucilano anche il milite fascista che li aveva aiutati nella macabra impresa e che era rimasto di guardia alle vittime.

26 aprile
NARZOLE
(Cuneo)
La guerra è ormai di fatto terminata. La divisione nazista "Brandeburg" è in piena ritirata: per puro desiderio di vendetta e per la feroce rabbia della sconfitta subita, passando per il paese di Narzole compie un ultimo tremendo misfatto. Molte case vengono incendiate e 66 persone, tra cui molte donne, vecchi e bambini, sono massacrate.

29 aprile
CASTELLO DI GODEGO
(Treviso)
Reparti in fuga delle SS, a guerra ormai finita, mentre si ritirano verso la Germania con il beneplacito dei partigiani che, per evitare altro sangue, li lasciano passare, annientano questo piccolo paese dopo averlo saccheggiato. 80 abitanti vengono massacrati in piazza, a gruppi di 15, con sventagliate di mitragliatrice. Si tratta di un'abominevole azione senza alcuna plausibile motivazione.

29 / 30 aprile
SANTHIÀ
(Vercelli)
Durante le trattative di resa del 75° Corpo d'Armata tedesco, forte di oltre 62.000 uomini, un reparto di SS, su informazioni di fascisti locali che cercavano la vendetta, catturano e trucidano 52 paesani di tendenze democratiche, che ormai si sentivano sicuri nelle loro case.

29 / 30 aprile
GRUGLIASCO
(Torino)
In questo paese alle porte di Torino, nella notte tra il 29 e il 30 aprile, a guerra finita, tutti sono in festa per la liberazione: le finestre sono imbandierate, gli abitanti nelle vie e nelle piazze. Per accordi precedenti i partigiani lasciavano passare le colonne tedesche in ritirata. L'avanguardia della colonna motorizzata del generale Schlemmer, probabilmente inferocita per l'atmosfera di festa, si ferma nel paese, depreda le case, le incendia e uccide 66 abitanti. Molti feriti sono schiacciati dai cingoli dei carri armati e dalle ruote dei pesanti automezzi.

2 maggio
PEDESCALA VALDASTICO
(Vicenza)
A guerra ormai finita da alcuni giorni, truppe tedesche e Brigate nere in rotta, come ultimo misfatto distruggono il paese, incendiano le case e trucidano complessivamente 83 contadini. Tra questi il parroco e 9 donne.

2 maggio
AVASINIS
(Udine)
Una colonna di 800 SS in ritirata irrompe nel piccolo paese e lo mette a ferro e fuoco. Tutte le case vengono incendiate e 51 abitanti sono trucidati.

2 maggio
OVARO
(Udine)
In seguito ad uno sconsiderato attacco da parte di alcuni partigiani (anticomunisti) dell'ultima ora, i cosacchi in ritirata scatenano una violenta controffensiva e uccidono 22 persone, tra cui il parroco.