
Albino Albico
Operaio
fonditore, nato a Milano il 24 novembre 1919. Prima dell’8
settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista,
dopo è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi,
di Baggio (Milano), del quale diventa comandante. Arrestato il
28 agosto 1944 da militi della "Muti", nella casa di
un compagno, in seguito alla delazione di un collaborazionista
infiltratosi nel gruppo partigiano, è tradotto nella sede
della "Muti" in via Rovello a Milano; dopo esser stato
torturato e processato sommariamente, viene
fucilato il 28 agosto, contro il muro di via Tibaldi , con Giovanni
Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.
Carissimi, mamma, papà, fratello sorella
e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione.
Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo
tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo
e per la nostra cara e bella Italia.
Il sole risplenderà su noi "domani"
perché tutti riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto
noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi
del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.
Armando
Amprino (Armando)
20 anni,
meccanico, nato a Coazze (TO) il 24 maggio 1925. Partigiano della
Brigata "Lullo Mongada", Divisione Autonoma "Sergio
De Vitis", partecipa agli scontri del maggio 1944 nella Valle
di Susa e a numerosi colpi di mano nella zona di Avigliana (TO).
Catturato nel dicembre 1944 da una pattuglia RAU (Reparto Arditi
Ufficiali), alla Barriera di Milano in Torino, è tradotto
alle Carceri Nuove. Processato dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia)
di Torino, viene fucilato con Candido Dovis il 22 dicembre, al
Poligono Nazionale del Martinetto da un plotone di militi della
GNR.
Dal Carcere,
22 dicembre 1944
Carissimi
genitori, parenti e amici tutti,
devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt'e due,
siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti.
Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono
sempre vicino a voi.
Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí... Ma,
in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna,
e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino,
vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.
Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri
che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui,
vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi
chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.
Dietro
il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po' di
denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. La mia roba,
datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo,
e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi
in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino
con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò
in Cielo. Arrivederci in Paradiso.
Vostro figlio
Armando
Viva l'Italia!
Viva gli Alpini!
Franco
Balbis (Francis)
Di 32 anni,
nato a Torino il 16 ottobre 191. Capitano di Artiglieria in Servizio
di Stato Maggiore, combattente a Ain El Gazala, El Alamein ed
in Croazia, decorato di Medaglia d'Argento, di Medaglia di Bronzo
e di Croce di Guerra di 1a Classe, dopo l'8 settembre entra nel
movimento clandestino di Torino ed è chiamato a far parte
del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese con compiti
organizzativi e di collegamento. Viene arrestato il 31 marzo 1944
da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino,
mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San
Giovanni, a Torino. Processato nei giorni 2-3 aprile, insieme
ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello
Stato, viene fucilato il 5 aprile al Poligono Nazionale del Martinetto
di Torino, da un plotone di militi della GNR, con Quinto Bevilacqua,
Giulio Biglieri, Paolo Bracciní, Errico Giachino, Eusebio
Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti. Medaglia d'Oro e
Medaglia d'Argento al V. M.
Torino, 5
aprile 1944
La Divina
Provvidenza non ha concesso che io offrissi all'Italia sui campi
d'Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in
cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette
oggi di dare l'olocausto supremo di tutto me stesso all'Italia
nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio
sangue servire per ricostruire l'unità italiana e per riportare
la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero.
Lascio nello strazio e nella tragedia dell'ora presente i miei
Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore;
li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi
hanno voluto bene. Desidero che vengano annualmente celebrate,
in una chiesa delle colline torinesi, due messe: una il 4 dicembre
anniversario della battaglia di Ain el Gazala; l'altra il 9 novembre,
anniversario della battaglia di El Alamein; e siano dedicate e
celebrate per tutti i miei Compagni d'armi, che in terra d'Africa
hanno dato la vita per la nostra indimenticabile Italia. Prego
i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando
si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto,
non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza
sicura d'aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà
e con onore, mi presento davanti al plotone d'esecuzione col cuore
assolutamente tranquillo e a testa alta.
Possa
il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e
smorzare il crepítio dei moschetti che mi daranno la morte;
per il bene e per l'avvenire della nostra Patria e della nostra
Bandiera, per le quali muoio felice!
Franco Balbis

Achille
Barilatti (Gilberto della Valle)
22 anni,
studente in scienze economiche e commerciali, nato a Macerata
il 16 settembre 1921. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo
l'8 settembre 1943 raggiunge Vestignano, sulle alture maceratesi,
dove nei mesi successivi si vanno organizzando formazioni partigiane.
Dal Gruppo "Patrioti Nicolò" è designato
comandante del distaccamento di Montalto. Catturato all'alba del
22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi
e fascisti nella zona di Montalto, mentre 26 dei suoi sono fucilati
immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento,
viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale
tedesco ed uno fascista. É fucilato senza processo il 23
marzo, contro la cinta del cimitero di Muccía. Medaglia
d'Oro al V. M..
Mamma adorata,
quando riceverai
la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio
fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii
fiera di lui. Non piangere, Mamma, il mio sangue non si verserà
invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli
di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio
Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio
per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho
amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l'Italia
libera!
Achille
Mario
Bettinzoli (Adriano Grossi)
22 anni,
perito industriale, nato a Brescia il 21 novembre 1921. Sottotenente
di complemento di Artiglieria, viene catturato una prima volta
nel settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato
a morte; evade e rientra a Brescia, dove si unisce a Giacomo Perlasca
nell'organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia; ne diventa
il vice-comandante ed è comandante della 3a Compagnia preposta
all'organizzazione dei campi di lancio. Arrestato una seconda
volta il 18 gennaio 1944 ad opera di fascisti, in via Moretto
a Brescia, mentre con il comandante Perlasca si reca al Comando
Provinciale per riferire sulla situazione della zona. Processato
il 14 febbraio dal Tribunale Militare tedesco di Brescia, quale
organizzatore di bande armate, è fucilato il 24 febbraio,
presso la Caserma del 30° Reggimento Artiglieria di Brescia,
con Giacomo Perlasca.
Ore 21 del
23-2-1944
Miei carissimi
genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini,
il Signore
ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi
da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.
Sia fatta la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate
piuttosto per me affinché Lo raggiunga presto e per voi
affinché possiate sopportare il distacco.
Tutta
la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà
l'esame, purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio
cristianamente e questo deve essere per voi un grande conforto.
Vi
chiedo scusa se mi sono messo sulla pericolosa via che mi ha portato
alla morte, senza chiedervi il consenso: ma spero mi perdonerete
come il Signore mi ha perdonato qualche minuto fa per mezzo del
suo Ministro.
Domattina
prima dell'esecuzione della condanna farò la Santa Comunione
e poi... Ricordatemi ai Rev. Salesiani e ai giovani di A.C. affinché
preghino per me.
Ancora
vi esorto a rassegnarvi alla volontà di Dio: che il pensiero
della mia morte preceduta dai SS. Sacramenti vi sia di conforto
per sempre.
Immagino
già le lagrime di tutti quanti quando leggerete questa
mia, fate che dalle vostre labbra anziché singhiozzi escano
preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io dall'alto
pregherà per voi. Ora, carissimi, vi saluto per l'ultima
volta tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo
abbraccio spirituale è superiore alla morte e ci unisce
tutti nel Signore. Pregate!
Vostro per
sempre Mario
Paolo
Braccini (Verdi)
36 anni,
docente universitario, nato a Canepina (Víterbo) il 16
maggio 1907. Incaricato della cattedra di Zootecnia generale e
speciale all'Università di Torino, specializzato nelle
ricerche sulla fecondazione artificiale degli animali presso l'Istituto
Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte e della Liguria, nel
1931 viene allontanato dal corso allievi ufficiali per professione
di idee antifasciste. Dopo l'8 settembre abbandona ogni attività
privata ed entra nel movimento clandestino di Torino; è
designato a far parte del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese
quale rappresentante del Partito d'Azione; pur essendo braccato
dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l'organizzazione
delle formazioni GL. Viene arrestato il 31 marzo 1944 da elementi
della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa
ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in Torino.
Processato nei giorni 2-3 aprile, insieme ai membri del CMRP,
dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, è fucilato
il 5 aprile al Poligono Nazionale del Martinetto a Torino, da
un plotone di militi della GNR, con Franco Baibís ed altri
sei membri del CMRP. Medaglia d'Oro al V. M..
3 aprile
1944
Gianna, figlia
mia adorata,
è
la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima,
in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in
te.
Sarò
fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia,
un giorno capirai appieno.
Non
piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il
tuo Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà
ugualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene che ti
vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì
vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire, anche perché
la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo
al quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo
per te e del quale sei tanto gelosa.
Riversa
su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui: ella ti vorrà
anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà
dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei
dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo
futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa
che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in
volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore entrerà la
mia anima intera, quando lascierà il mio cuore.
Tua Madre
resti sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre
a fronte alta per la morte di tuo Padre.

Antonio
Brancati
23 anni,
studente, nato a Ispica (RG) il 21 dicembre 1920. Allievo ufficiale
di Fanteria, il 1° marzo 1944 entra a far parte del "Gruppo
di Organizzazione" del Comitato Militare di Grosseto, di
stanza a Monte Bottigli, sopra Grosseto. É catturato sul
monte Bottigli, nel corso di un rastrellamento di forze tedesche
e fasciste che lo sorprendono assieme ad altri dieci compagni
nella capanna in cui dormono. Processato il 22 marzo nella scuola
di Maiano Lavacchio (GR) da un tribunale misto tedesco e fascista.
Fucilato lo stesso giorno, a Maiano Lavacchio, con Mario Becucci,
Rino Cíattini, Silvano Guidoni, Alfiero Grazi, Corrado
Matteini, Emanuele Matteini, Alcide Mignarri, Alvaro Ninucci,
Alfonso Passananti e Attilio Sforzi.
Carissimi
genitori,
non so se
mi sarà possibile potervi rivedere, per la qual cosa vi
scrivo questa lettera. Sono stato condannato a morte per non essermi
associato a coloro che vogliono distruggere completamente l'Italia.
Vi
giuro di non aver commessa nessuna colpa se non quella di aver
voluto più bene di costoro all'Italia, nostra amabile e
martoriata Patria.
Voi
potete dire questo sempre a voce alta dinanzi a tutti.
Se
muoio, muoio innocente.
Vi
prego di perdonarmi se qualche volta vi ho fatto arrabbiare, vi
ho disobbedito, ero allora un ragazzo.
Solo
pregate per me il buon Dio. Non prendetevi parecchi pensieri.
Fate del bene ai poveri per la salvezza della mia povera anima.
Vi ringrazio per quanto avete fatto per me e per la mia educazione.
Speriamo che Iddio vi dia giusta ricompensa.
Baciate
per me tutti i fratelli: Felice, Costantino, Luigi, Vincenzo e
Alberto e la mia cara fidanzata.
Non
affliggetevi e fatevi coraggio, ci sarà chi mi vendicherà.
Ricompensate e ricordatevi finché vivrete di quei signori
Matteini per il bene che mi hanno fatto, per l'amore di madre
che hanno avuto nei miei riguardi. Io vi ho sempre pensato in
tutti i momenti della giornata.
Dispiacente
tanto se non ci rivedremo su questa terra; ma ci rivedremo lassù,
in un luogo più bello, più giusto e più santo.
Ricordatevi
sempre di me.
Un forte
bacione
Antonio
Sappiate
che il vostro Antonio penserà sempre a voi anche dopo morto
e che vi guarderà dal cielo.
Giordano
Cavestro (Mirko)
Di anni
18, studente, nato a Parma il 30 novembre 1925. Nel 1940 dà
vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno
al quale si mobilitano numerosi militanti; dopo l'8 settembre
lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle
prime attività partigiane nella zona di Parma. Catturato
il 7 aprile 1944 a Montagnana (PR), nel corso di un rastrellamento
operato da tedeschi e fascisti, è tradotto nelle carceri
di Parma. Processato il 14 aprile dal Tribunale Militare di Parma,
viene condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto
come ostaggio. Fucilato il 4 maggio nei pressi di Bardi (PR),
in rappresaglia per l'uccisione di quattro militi fascisti, con
Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.
Parma, 4-5-1944
Cari compagni,
ora tocca a noi.
Andiamo
a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza
e la gloria d'Italia.
Voi
sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà
nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo
alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi
giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime
possibile.
Se
vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è
così bella, che ha un sole così caldo, le mamme
così buone e le ragazze così care.
La
mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà
da esempio. Sui nostri
corpi si farà il grande faro della Libertà.
Walter
Fillak (Gennaio - Martin)
24 anni,
studente, nato a Torino il 10 giugno 1920. Espulso dal Liceo scientifico
di Genova per aver manifestato idee antifasciste, alla Facoltà
di Chimica fonda una cellula comunista e tiene contatti con gli
operai di Sampierdarena. Arrestato per la prima volta nel 1942,
insieme a tutto il direttivo genovese del PCI, viene liberato
dopo il 25 luglio '43. A Torino si unisce ai nuclei combattenti,
poi è di nuovo a Genova, come vice commissario politico
della 3a Brigata Garibaldi "Liguria", e partecipa a
numerose azioni. Dopo varie vicissitudini, è commissario
politico e poi comandante della VII Divisione Garibaldi operante
nella Bassa Val d'Aosta e nel Biellese. In seguito a una delazione,
il 29 gennaio '45 viene catturato insieme ai membri del suo comando
(che saranno tutti fucilati); lo portano all'impiccagione il 5
febbraio: la corda si spezza e l'esecuzione verrà ripetuta.
Mio caro
papà,
per disgraziate
circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi. Quasi sicuramente
sarò fucilato.
Sono tranquillo e sereno perché pienamente consapevole
d'aver fatto tutto il mio dovere di italiano e di comunista.
Ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei
dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà
fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.
Non so che altro dire.
Il mio ultimo abbraccio
Walter
Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene
Bruno
Frittaion (Attilio)
19 anni,
studente, nato a San Daniele del Friuli (UD) il 13 ottobre 1925.
Sin dal 1939 si dedica alla costituzione delle prime cellule comuniste
nella zona di San Daniele; studente del III corso di avviamento
professionale, dopo l'8 settembre abbandona la scuola unendosi
alle formazioni partigiane operanti nella zona e prende parte
a tutte le azioni del Battaglione "Písacane",
Brigata "Tagliamento"; poi diviene vice-commissario
di Distaccamento del Battaglione "Silvio Pellíco".
Catturato il 15 dicembre 1944 da SS italiane, in seguito a delazione,
mentre con il compagno Adriano Carlon si trova nella casa di uno
zio a predisporre i mezzi per una imminente azione, è tradotto
nelle carceri di Udine ed è più volte torturato.
Processato il 22 gennaio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale
tedesco di Udine, viene fucilato il 1° febbraio nei pressi
dei cimitero di Tarcento (UD), con Adriano Carlon, Angelo Lipponi,
Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto, Calogero Zaffuto e
Pietro Zanier.
31 gennaio
1945
Edda voglio scriverti
queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime,
il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in
tanta triste sventura.
Edda,
mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono
il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza
alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita
per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio
non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa
che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando
che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me
la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che
purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda
il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore
che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva
felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre
sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda
Franca
Lanzone 25 anni,
casalinga, nata a Savona il 28 settembre 1918. Il 1°ottobre
1943 si unisce alla Brigata "Colombo", Divisione "Gramsci",
svolgendo attività informative e di collegamento, e procurando
viveri alle formazioni di montagna. Arrestata la sera del 21 ottobre
1944, nella propria casa di Savona, da militi delle Brigate Nere,
è tradotta nella sede della Federazione Fascista di Savona.
Fucilata il 1° novembre, senza processo, da un plotone fascista,
nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, con Paola Garelli
ed altri quattro partigiani.
Caro Mario,
sono le ultime
ore della mia vita, ma con questo vado alla morte senza rancore
delle ore vissute.
Ricordati
i tuoi doveri verso di me, ti ricorderò sempre
Franca
Cara mamma,
perdonami e coraggio. Dio solo farà ciò che la vita
umana non sarà in grado di adempiere.
Ti bacio.
La tua
Franca

Ugo
Machieraldo (Mak)
35 anni,
nato a Cavaglià (Vercelli) il 18 luglio 1909. Maggiore
dell'Aeronautica, quattro Medaglie d'Argento al Valor Militare,
due proposte di Medaglia d'Argento; dall'autunno del 1943 si collega
all'attività clandestina a Milano e nel 1944 si unisce
alle formazioni operanti in Valle d'Aosta, prima come partigiano
semplice, poi come ufficiale di Stato Maggiore della 76a Brigata
Garibaldi operante in Valle d'Aosta e nel Canavese. Catturato
da militari tedeschi la notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945 in
località Lace (Ivrea), in seguito a una delazione, è
incarcerato a Cuorgnè (TO). Processato dal Comando Militare
tedesco di Cuorgnè, viene fucilato il 2 febbraio contro
la cinta del cimitero di Ivrea, con Riccio Orla e Piero Ottinetti.
Medaglia d'Oro al V. M..
Mia cara
Mary,
compagna
ideale della mia vita,
questa sarà l'ultima lettera che
tu avrai dal tuo Ugo! Ed io spero che sappia portarti tanto conforto.
Il tribunale militare tedesco di Cuorgnè mi ha condannato
a morte mediante fucilazione ed io attendo con altri due patrioti
(Orla Riccio di Borgofranco e Ottinetti Piero di Ivrea) di passare
da un momento all'altro a miglior vita. Sono perfettamente sereno
nell'adempiere il mio dovere verso la Patria, che ho sempre servito
da soldato senza macchia e senza paura, sino in fondo. So che
è col sangue che si fa grande il paese nel quale si è
nati, si è vissuti e si è combattuto. Come soldato
io sono sempre stato pronto a questo passo ed oggi nel mio animo
è grande più che mai la forza che mi sorregge per
affrontare con vera dignità l'ultimo mio atto di soldato.
Bisogna che tu, come compagna ideale e meravigliosa del tuo Ugo,
sappia come lui sopportare da sola con la nostra cara Nena il
resto della tua vita che porterà il tuo Ugo nel cuore.
Vado ora
a morire ma non posso neanche finire, ti bacio forte forte con
Nena,
tuo
Ugo
Rino
Mandoli (Sergio Boero)
31 anni,
meccanico alla SIAC, nato a Genova il 13 dicembre 1912. Dal 1935
membro del PCI e diffusore di stampa clandestina, il 25 aprile
1939 è arrestato una prima volta e tradotto alle carceri
di Marassi di Genova, poi a Regina Coeli di Roma. Condannato dal
Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato a otto anni di reclusione,
è recluso al penitenziario di Castelfranco Emilia (MO).
Rilasciato dopo il 25 luglio 1943, dopo l'8 settembre torna all'attività
clandestina: è commissario politico operante nei dintorni
di Genoso. Catturato da un reparto fascista, è tradotto
nelle carceri di Alessandria, e nei ripetuti interrogatori mantiene
il falso nome di Sergio Boero; trasferito alla Questura di Genova,
dove è indentificato, e quindi alla 4a Sezione delle carceri
di Marassi. Fucilato in seguito all'attentato al Cinema Odeon
di Genova, il 19 maggio 1944, nei pressi del Colle del Turchino,
con Valerio Bavassano, altri quindici partigiani e quarantadue
prigionieri pollitici. Medaglia d'Argento al V. M.
Ai miei cari
famigliari e agli amici e compagni tutti,
vada in questa
triste ora il mio piú caro saluto e l'augurio migliore
per l'agognato "avvenire". Non piangete e ricordatemi.
Questo è il solo premio a cui ambisco.
Ricordate
che l'Italia sarà tanto più grande quanto più
sangue il suo popolo verserà serenamente.
Mandoli Rino
Irma
Marchiani (Anty)
33 anni,
casalinga nata a Firenze il 6 febbraio 1911. Nei primi mesi del
1944 è informatrice e staffetta dei gruppi partigiani formatisi
sull'Appennino modenese; nella primavera dello stesso anno entra
a far parte del Battaglione "Matteotti", Brigata "Roveda",
Divisione "Modena", e partecipa ai combattimenti di
Montefiorino. Catturata mentre tenta di far ricoverare in ospedale
un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di
concentramento di Corticelli (BO), condannata a morte, poi alla
deportazione in Germania; riesce a fuggire e rientra nella sua
formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante.
Infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti
di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna,
Bertoceli e Benedello. L'11 novembre 1944, mentre con la formazione
ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è
catturata, con la staffetta "Balilla", da una pattuglia
tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo
nel Frignano (MO). Processata il 26 novembre 1944, a Pavullo,
da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna, viene fucilata alle
17 dello stesso giorno nei pressi delle carceri di Pavullo, con
Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri "Balilla").
Medaglia d'Oro al V. M..
Sestola,
da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
Carissimo
Piero,
mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma
da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe.
Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che
volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero,
l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già
parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante
ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di
non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione,
vero?
Sono
certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero.
Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno
ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui,
fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al
pericolo comune?" È vero, ma io non stavo qui per
star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito,
al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti
in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste.
Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi
sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il
suo contributo. Questo richiamo è così forte che
lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte
le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che
mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante,
"la tua mente dà il massimo affidamento; donne non
mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure
mi aveva veduto solo due volte.
Saprò
fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della
vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete
per me.
Ti
chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva.
Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare,
ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello,
certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima
desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non
è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono
il fisico, ma la volontà non si è mai assopita.
Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami,
caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto
è un po' dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto
tanto e ti abbraccio forte.
Tua sorella
Paggetto
Ringrazia
e saluta Gina.
Prigione
di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata
Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti
dico: saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi
non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro
nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto,
ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura
di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà
trionfasse.
Baci e baci
dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere
seppellita a Sestola.
Luigi
Mascherpa
51 anni,
contrammiraglio, nato a Genova il 16 aprile 1893. Osservatore
aeronautico nella prima guerra mondiale, decorato di Medaglia
d'argento al Valor Militare. Comandante nel settembre 1943 della
base navale di Lero (Egeo), dopo l'armistizio italiano ne organizza
la difesa e assume il comando delle isole dell'Egeo. Dopo i massicci
bombardamenti aerei tedeschi, iniziati su Lero il 26 settembre
e l'attacco navale del 12 novembre successivo, dirige la difesa
dell'isola sino all'esaurimento delle munizioni e alla conseguente
resa, avvenuta il 14 novembre 1943. Fatto prigioniero dai tedeschi
e deportato in Polonia, nel gennaio 1944 è tradotto a Verona
nelle carceri Gli Scalzi e, nell'aprile successivo, a Parma nelle
carceri San Francesco; semidistrutte quest'ultime in seguito ad
un bombardamento aereo e quindi assalite dai partigiani che ne
liberano i detenuti politici, rifiuta, con l'ammiraglio Ingo Campioni,
di sottrarsi all'imminente processo. Processato il 22 maggio dal
Tribunale Speciale di Parma, viene fucilato due giorni dopo, al
poligono di tiro di Parma, con l'amm. Campioni. Medaglia d'Oro
al V. M..
Frida mia,
sii forte
e coraggiosa. Iddio ti proteggerà... Ti abbraccio con tutta
l'anima e con te mia Madre, i miei fratelli, la nonna tutti. Prega
per me nelle tue preghiere come io dall'alto. dove Dio vorrà
mettermi, ti seguirò sempre. Ti lascio un nome intemerato
che ha una sola colpa: avere amato la Patria! Addio, Frida mia,
perdonami dei dolori - di tutti i dolori - che ti ho dato nella
vita. Il Padre Abate De Vincentis mi ha assistito fino all'ultimo
- ti dirà di me. Coraggio ancora, Frida mia: Iddio ti farà
sopportare tutto...
un ultimo bacio terreno dal tuo
Luigi
Aldo
Mei
32 anni,
sacerdote, nato a Ruota (LU) il 5 marzo 1912. Vicario Foraneo
del Vicariato di Monsagrati (LU), aiuta renitenti alla leva e
perseguitati politici, dà ai partigiani assistenza religiosa.
Arrestato il 2 agosto 1944 nella Chiesa di Fiano, ad opera di
tedeschi, subito dopo la celebrazione della Messa, è tradotto
a Lucca, sotto l'imputazione di avere nascosto nella propria abitazione
un giornalista ebreo. Fucilato alle 22 del 4 agosto da un plotone
tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca.
4 agosto
1944
Babbo e Mamma,
state tranquilli
- sono sereno in quest'ora solenne. In coscienza non ho commesso
delitti: solamente ho amato come mi è stato possibile.
Condanna a morte - I° per aver protetto e nascosto un giovane
di cui volevo salva l'anima 2° per aver amministrato i sacramenti
ai partigiani, e cioè aver fatto il prete. Il terzo motivo
non è nobile come i precedenti - aver nascosto la radio.
Muoio
travolto dalla tenebrosa bufera dell'odio io che non ho voluto
vivere che per l'amore! "Deus Charitas est" e Dio non
muore. Non muore l'Amore! Muoio pregando per coloro stessi che
mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro..... È
l'ora del grande perdono di Dio! Desidero avere misericordia;
per questo abbraccio l'intero mondo rovinato dal peccato - in
uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti
il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione
di tanti peccati - e per la santificazione dei sacerdoti.
Oh!
la santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovuto celebrare
Messa per questa intenzione - invece di offrire a Gesù
- offro me a Lui, perché faccia tutti santi i suoi ministri,
tutti apostoli di carità - e il mio pensiero va anche ai
confratelli del Vicariato, che non ho edificato e aiutato come
avrei dovuto. Gliene domando umilmente perdono. Mi ricordino tutti
al Signore. Sia dato a ciascuno un'offerta di 75 lire per una
applicazione di S. Messa a suffragio della povera anima mia.
Almeno
100 Messe che siano celebrate per riparare eventuali omissioni
e manchevolezze e a suffragio dell'anima mia.
A Basilio
- Beppe e loro mogli e figli carissimi - alla Nonna e Argia -
alla zia Annina, Carolina, Livia, Giorgina - Dante, Silvio, Annunziato,
ecc., e a tutti i parenti - a tutti i conoscenti, a tutti i Ruotesi,
cosa dirò? Quello che ho ripetutamente detto ai figli di
adozione, i Fianesi. Conservatevi tutti nella grazia de Signore
Gesù Cristo - perché questo solamente conta quando
ci si trova davanti al maestoso passo della morte - e così
tutti vogliamo rivederci e starsene indissolubilmente congiunti
nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo.
Non
più carta - all'infuori di questa busta - e anche la luce
sta per venir meno. Domani festa della Madonna potrò vederne
il volto materno? Sono indegno di tanta fortuna. Anime buone pregate
voi tutte perché mi sia concessa presto - prestissimo tanta
fortuna!
Anche
in questo momento sono passati ad insultarmi. "Dimette illis
- nesciunt quid faciunt". Signore che venga il Vostro regno!
Mi si tratta come un traditore - assassino. Non mi pare di aver
voluto male a nessuno - ripeto a nessuno - mai che se per caso
avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male - io qui dalla mia
prigione - in ginocchio davanti al Signore - ne domando umilmente
perdono.
Al
sacerdote che mi avviò al Seminario D. Ugo Sorbi il mio
saluto di arrivederci al cielo. Ai carissimi Superiori del Seminario,
specialmente a Mons. Malfatti e al Padre Spirituale D. Giannotti
- l'invito che mi assistano nel punto più decisivo della
mia esistenza - la morte - mentre prego il Signore a ricompensarli
centuplicatamente come sa far Lui.
4 agosto
- ore 5
Alla donna
di servizio Perfetti Agnese. Il Signore vi ricompensi per quanto
avete fatto per me e in aiuto al mio ministero. Vi chiedo perdono
di non avervi sempre dato esempio di santità sacerdotale.
Vi raccomando di diventare Santa...
Vi raccomando la povera Adriana e cose sue - per quella famiglia
- perché il Signore salvi tutti io volentieri principalmente
muoio....
Alla
Biblioteca Parrocchiale che tanto raccomando all'Azione Cattolica
lascio La vita di G. C. di Ricciotti e i due volumi del Messaggio
Sociale di Giordani. Le raccomando caldamente l'A.C. specialmente
ai cari giovani e alle care giovani - che siano tutti e sempre
degni dell'altissimo ideale.
Ringrazio
affettuosamente, saluto e Benedico tutti i catechisti per la generosa
cooperazione e consolazione prestatami nel mio ministero.
Un
pensiero particolare di incoraggiamento e di lode alla Mery. L'Oratorio
lo affido al Cuore Sacratissimo di Gesù, fiat voluntas
tua.
Il
Signore ricompensi tutte le anime buone che nel mio ministero
mi sono state di consolazione e di aiuto. Il più largo
e generoso perdono a chi in qualche modo mi avesse potuto addolorare.
Un pensiero ed una esortazione caldissima a quei poveri fratelli
che sono più lontani dalla pratica religiosa. Ho fatto
troppo poco in vita per queste pecorelle più sbandate.
Ora in morte l'assicuro che anzitutto per essi e perla loro salvezza
offro la mia povera vita.
Muoio
anzitutto per un motivo di carità. Regina di tutte le virtù
Amate Dio in Gesù Cristo, amatevi come fratelli. Muoio
vittima dell'odio che tiranneggia e rovina il mondo - muoio perché
trionfi la carità cristiana.
Amate
la Chiesa - vivete e morite per Lei - è la Vita e la Morte
veramente più bella.
Tutto
il popolo ricordi e osservi il voto collettivo di vita cristiana.
Fuggite tutti il peccato unico vero male che attrista nel tempo
e rovina irreparabilmente nella eternità.
Grazie
a quanti hanno gentilmente alleviato, con preghiere e con altro
la mia prigionia e la mia morte.
Il povero
Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano.
Bruno
Parmesan (Venezia)
19 anni,
meccanico tornitore, nato a Venezia il 14 aprile 1925. Partigiano
nel Battaglione "Val Meduna", 4a Brigata, I Divisione
delle Formazioni Osoppo-Friuli, viene catturato nel gennaio 1945
a Meduno (UD), in seguito a una delazione, da militi delle Brigate
Nere. Processato il 2 febbraio dal Tribunale Militare Territoriale
tedesco di Udine, è fucilato alle 6 dell'11 febbraio, contro
il muro di cinta del cimitero di Udine, con Gesuino Manca ed altri
ventidue partigiani.
Udine, 10
febbraio 1945
Caro Papà
e tutti miei cari di famiglia e parenti,
dalla soglia
della morte vi scrivo queste mie ultime parole. Il mondo e l'intera
umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole con sé.
Oggi
10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. Strappa
le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno sete
di sangue.
Muoio
contento perché lassù in cielo rivedrò la
mia adorata mamma. Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una
volta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me,
siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come
io sentii la mia sentenza.
Ore
mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non ho
fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla.
Papà,
fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bruno che
muore innocente per la sua terra.
Vedo
le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste ultime mie
parole: le vedo così belle come le vidi l'ultima volta,
col loro dolce sorriso. Forse qualche lacrima righerà il
loro volto. Dà loro coraggio, tu Guido, che sei il più
vecchio.
Quando
finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato
in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteranno
fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara mamma.
Guido
abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desiderio
che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei cari
fratelli, un buon destino e molta felicità. Perdonatemi
tutti del male che ho fatto. Vi lascio mandandovi i miei più
cari baci.
Il vostro
per sempre
Bruno

Luigi
Pierobon (Dante)
22 anni,
laureando alla facoltà di Lettere di Padova, nato a Cittadella
(PD) il 12 aprile 1922. Tra i primi partigiani sui monti di Recoaro
terme (VC), alla costituzione della Ia Brigata Garibaldi è
designato comandante del 1° Battaglione "Stella"
operante nel Vicentino; nel marzo e aprile 1944 guida numerosi
colpi di mano contro reparti e automezzi fascisti e tedeschi;
su di una strada nei pressi di Recoaro, dove all'inizio del 1944
si è insediato il Quartier Generale tedesco in Italia,
con quattro dei suoi libera sette compagni che su un autocarro
tedesco vengono condotti alla morte; a Montecchio Maggiore con
quaranta dei suoi assale la sede del Ministero della Marina della
RSI, disarma il presidio e fa bottino di armi, munizioni e materiali.
Designato comandante della Brigata, è catturato il 15 agosto
1944, a Padova, in seguito a una delazione; tradotto nella Casa
di Pena di Padova, viene fucilato il 17 agosto, per rappresaglia
in seguito all'uccisione del colonnello Fronteddu, con Primo Barbiero,
Saturno Baudin, Antonio Franzolin, Pasquale Muolo, Cataldo Presicci,
Ferruccio Spigolon, mentre contemporaneamente vengono impiccati
Flavio Busonera, Ettore Calderoni e Clemente Lampioni. Medaglia
d'Oro al V. M..
A mamma e
papà,
Nell'ultimo
momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena fatto la SS. Comunione.
Muoio tranquillo. Il Signore mi accolga fra i suoi in cielo. È
l'unico augurio e più bello che mi faccio. Pregate per
me.
Saluto
tutti i fratelli, Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, Alberto,
Giuliana, Sandro, lo zio Giovanni, tutti gli zii e le zie. Un
bacio a tutti.
Il
Padre qui presente, che mi assiste, vi dirà i miei ultimi
desideri.
Un bacio
caro.
Luigi Pierobon
Giancarlo
Puecher Passavalli
20 anni,
dottore in legge, nato a Milano il 23 agosto 1923. Subito dopo
l'8 settembre diventa l'organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani
che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como); svolge
numerose azioni, fra cui quella al Crotto Rosa di Erba, per il
ricupero di materiale militare e di animali da tiro. Catturato
il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere,
è tradotto nelle carceri San Donnino in Como: più
volte torturato, viene processato il 21 dicembre dal Tribunale
Speciale Militare di Erba e fucilato lo stesso giorno, al cimitero
nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere. Medaglia d'Oro al
V. M.. È figlio di Giorgio Puecher Passavalli, morto nel
campo di Mauthausen.
Muoio per
la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di
soldato: spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni.
Iddio mi ha voluto... Accetto con rassegnazione il suo volere.
Non
piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.
Viva l'Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma
che santamente mi educò e mi protesse per i vent'anni della
mia vita.
L'amavo
troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia
seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua
nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro
che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e
non sanno che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai
la concordia.
A te
Papà l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti
di fare e mi concedesti.
Gino
e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra
famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri
convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò
accetto la Sua volontà.
Baci a tutti.
Giancarlo
Roberto
Ricotti
21 anni,
meccanico, nato a Milano il 7 giugno 1924. Nel settembre 1943
fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si reca a Milano,
dove si dedica all'organizzazione militare dei giovani del proprio
rione; nell'agosto 1944 è commissario politico della 124a
Brigata Garibaldi SAP, responsabile del 5° Settore del Fronte
della Gioventù. Arrestato il 20 dicembre 1944 nella propria
abitazione di Milano, adibita a sede del Comando del Fronte della
Gioventù, è tradotto nella sede dell'OVRA in Via
Fiamma, quindi a San Vittore; torturato ripetutamente, viene processato
il 12 gennaio 1945 dal Tribunale Speciale per appartenenza a bande
armate. Fucilato il 14 gennaio al campo sportivo Giurati di Milano,
con Roberto Giardino ed altri sette partigiani. Proposto per la
Medaglia d'Oro al V. M..
S. Vittore
13-1-45
A te mio
dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore...
Roberto Ricotti
Condannato a morte
Tu che mi
hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita...!
a te io dono gli ultimi miei battiti d'amore... Addio Livia, tuo
in eterno...
Roberto
14.1.'45
Parenti cari
consolatevi, muoio per una grande idea di giustizia... Il Comunismo!!
Coraggio addio!
Roberto Ricotti
14.1.'45
Lascio a
tutti i compagni, la mia fede, il mio entusiasmo, il mio incitamento.
Roberto Ricotti
Vito Salmi (Nino)19 anni,
tornitore, nato a Monteveglio (BO) il 15 ottobre 1924. Dal Febbraio
1944 partigiano della 142a Brigata d'Assalto Garibaldi, prende
parte ai combattimenti di Montagnana (Parma). Catturato a Montagnana
nella seconda metà dell'aprile 1944, per opera di fascisti
e tedeschi che, guidati da un delatore a conoscenza della parola
d'ordine, lo sorprendono nel sonno insieme ad una cinquantina
di partigiani. Ttradotto nelle carceri di Parma, è condannato
a morte dal Tribunale Militare di Parma e quindi graziato condizionalmente
e trattenuto come ostaggio. Fucilato il 4 maggio nei pressi di
Bardi (PR), in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con
Giordano Cavestro ed altri tre partigiani.
Caro babbo,
vado alla
morte con orgoglio, sii forte come lo sono stato io fino all'ultimo
e cerca di vendicarmi. Per lutto porta un garofano rosso. Ricevi
gli ultimi bacioni da chi sempre ti ricorda.
Tuo figlio Vito
Saluti a
tutti quelli che mi ricordano.
Vendicatemi
Lorenzo
Viale
27 anni,
ingegnere alla FIAT, nato a Torino il 25 dicembre 1917. Addetto
militare della squadra "Diavolo Rosso", poi ufficiale
di collegamento dell'organizzazione "Giovane Piemonte",
costretto a lasciare Torino, si unisce alle formazioni operanti
nel Canavese. Viene catturato l'8 dicembre 1944 a Torino, nella
propria abitazione, in seguito a una delazione, per opera di elementi
delle Brigate Nere, essendo sceso dalla montagna nel tentativo
di salvare alcuni suoi compagni. Processato l'8 febbraio 1945,
dal Tribunale Co.Gu. (Contro Guerriglia) di Torino, perché
ritenuto responsabile dell'uccisione del prefetto fascista Manganiello,
viene fucilato l'11 febbraio al Poligono Nazionale del Martinetto,
da un plotone di militi della GNR, con Alfonso Gindro ed altri
tre partigiani.
Torino, 9
febbraio 1945
Carissimi,
una sorte
dura e purtroppo crudele sta per separarmi da voi per sempre.
Il mio dolore nel lasciarvi è il pensiero che la vostra
vita è spezzata, voi che avete fatti tanti sacrifici per
me, li vedete ad un tratto frustrati da un iniquo destino. Coraggio!
Non potrò più essere il bastone dei vostri ultimi
anni ma dal cielo pregherò perché Iddio vi protegga
e vi sorregga nel rimanente cammino terreno. La speranza che ci
potremo trovare in una vita migliore mi aiuta a sopportare con
calma questi attimi terribili. Bisogna avere pazienza, la giustizia
degli uomini, ahimè, troppo severa, ha voluto così.
Una cosa sola ci sia di conforto: che ho agito sempre onestamente
secondo i santi principi che mi avete inculcato sin da bambino,
che ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà
sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d'Italia, la mia
Patria: che non ho mai ucciso, né fatto uccidere alcuno:
che le mie mani sono nette di sangue, di furti e di rapine. Per
un ideale ho lottato e per un ideale muoio. Perdonate se ho anteposto
la Patria a voi, ma sono certo che saprete sopportare con coraggio
e con fierezza questo colpo assai duro.
Dunque,
non addio, ma arrivederci in una vita migliore. Ricordatevi sempre
di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che
può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene.
Un caro bacio
ed abbraccio
Renzo
Goffredo
Villa (Franco - Ezio)
21 anni,
studente, nato a Genova l'8 agosto 1922. Militante del PCI, verso
la fine del 1941 insieme ad altri compagni (tra cui Saverio De
Palo, caduto) organizza le cellule fra i portuali ed è
fra i promotori di un centro di studi marxisti. Nella retata che
colpisce i dirigenti comunisti genovesi, è arrestato nel
novembre del '42. Tornato in libertà, è tra i fondatori
del Fronte della Gioventù e partecipa all'organizzazione
dei primi reparti armati dei GAP; commissario di distaccamento
della 3a Brigata Garibaldi "Liguria", partecipa a numerose
azioni e nel corso di una di esse è catturato dai fascisti;
liberato in seguito all'amnistia del giugno 1944, continua la
sua attività di propaganda e sabotaggio. Nuovamente arrestato,
nelle carceri di Marassi viene torturato e processato il 29 luglio
1944; lo stesso giorno viene fucilato da un plotone delle Brigate
Nere al Forte di San Giuliano (GE). Medaglia d'Argento al V. M..
Cara Milena,
ho ricevuto
la tua lettera. Ammiro la tua fermezza. Cerca di consolare la
mamma e di volerle tutto il bene che non le ho dato io. Non rimproveratemi
per questa fine, sono felicissimo di morire per la mia causa di
giustizia. I compagni mi vendicheranno. Salutateli.
Baci infiniti.
Viva Stalin
Goffredo

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